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di Monsignor Fausto Tardelli

Torna ogni anno coi suoi colori e il sapore della festa, la memoria dell’apostolo San Giacomo il maggiore. Mentre ci accingiamo a celebrare secondo tradizione il santo patrono della città e della diocesi, non possiamo dimenticare il disastro ambientale prodotto dal fuoco sulle nostre colline in questi giorni, come il dramma di chi rischia di perdere il proprio posto di lavoro a motivo della congiuntura economica. A questo proposito in particolare, mi auguro, anzi sono certo che sarà fatto ogni sforzo perché ciò non accada e con buona volontà si trovino soddisfacenti soluzioni al problema. Non possiamo neppure dimenticarci in questo momento dei drammi del mondo, come quello delle migrazioni di massa che tocca da vicino il nostro territorio. Al di là di tutte le considerazioni che si possono e si debbono fare, resta il fatto che si tratta di una crisi umanitaria di proporzioni gigantesche, carica di sofferenza per tutti e di fronte alla quale a poco serve chiudere gli occhi.

La festa di San Jacopo credo porti con sé un messaggio di speranza per credenti e non credenti, cristiani o non cristiani. L’apostolo che veneriamo e di cui conserviamo una preziosissima reliquia fin dal 1144, fu il primo del gruppo dei dodici apostoli a essere ucciso per mano del re Erode Agrippa. La sua morte per la giustizia e la verità, per testimoniare l’amore che vince su tutto; il suo sangue versato per Cristo, non furono in realtà una sconfitta. Tant’è che noi ancora oggi ricordiamo con riconoscenza e gioia questo apostolo. Onorare la sua memoria significa affermare che non si può cedere alla paura e fuggire di fronte alle nostre responsabilità; che non dobbiamo smettere di lottare fino all’estremo per rimanere umani e per lo sviluppo pienamente umano del mondo. Anche se nell’impegno e nella lotta si rischia sempre di rimanere schiacciati dalla prepotenza del male, dell’ingiustizia, della menzogna e del malaffare, il ricordo dell’apostolo Giacomo, come di tutti coloro che sono caduti per la giustizia, la libertà e la verità, ci sostiene e ci da forza, perché ci fa capire che il sacrificio non è vano; da esso anzi può nascere una coscienza nuova e una società migliore. Questo messaggio di speranza è allora anche un appello all’impegno generoso e disinteressato da parte di tutti per il bene comune che, come ci ricorda il Concilio Vaticano II, è “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente”.

Nell’occasione della festa del nostro Santo Patrono, rivolgo un particolare augurio di buon lavoro in vista del bene comune, al nuovo Sindaco, alla sua giunta e all’intero nuovo consiglio comunale della città. Nello stesso tempo voglio ringraziare la precedente amministrazione per il servizio reso negli anni passati. Credo che una matura coscienza democratica debba saper criticare anche aspramente per cambiare le cose ma debba nello stesso tempo saper riconoscere quanto di buono è stato compiuto.

San Jacopo apostolo, testimone luminoso di Cristo, interceda per questa nostra città che lo ha eletto come suo celeste patrono! La aiuti a essere una città di prosperità e di pace, bella non solo per i suoi splendidi monumenti e le sue opere d’arte ma ancor più per la solidarietà fraterna e operosa di tutti i suoi abitanti.

Dal palazzo vescovile, il 22 luglio 2017

Monsignor Fausto Tardelli,

Vescovo di Pistoia

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Dunque, si stava meglio quando si stava peggio. La crisi del renzismo (al di là del destino personale di Renzi) conclude un percorso circolare durato un quarto di secolo.

Sabato, 01 Luglio 2017 06:59

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