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di Gabriele Bosi*

Le ultime dichiarazioni di Vittorio Sgarbi, il quale minaccia di trascinare in tribunale la commissione che doveva giudicarlo e sostiene che il Museo Pecci non sia più degno della sua persona, rappresentano il triste epilogo di un teatrino mediatico, il cui allestimento grava tutto sulle spalle di questa Amministrazione comunale.

 di Roberto Bartoli*

Ho avuto modo di esprimere il mio pensiero sulla situazione di Breda ormai due anni fa quando, di fronte allo slogan che rimbalzava da una parte all’altra della città, soprattutto negli ambienti politici e sindacali, affermai pubblicamente che occorreva “superare visoni localistiche, aprendosi a tutte le possibilità, compresa anche a quella di una vendita a una realtà imprenditoriale, alla condizione che sia uno dei player mondiali nel settore. Pensare in grande e con respiro non solo non fa mai male, ma oggi è anche necessario”.

di Elena Bardelli*

e Roberto Bardelli*

Della pianificazione urbanistica commerciale, approvata a maggioranza nella seduta del Consiglio comunale di Serravalle del 27 gennaio scorso con i relativi regolamenti, non condividiamo diversi punti.

di Fabrizio Geri

Eccola di nuovo, recitava l’adagio della beat generation cantato dai The Rokes, eccola la segnalazione che anticipai sulla sanità locale. Una sanità faticosamente e con successo costruita dagli onesti comunisti coi baffi di una volta ma ormai ridotta a mero sistema di potere fine a se stesso. Sistema di potere a colpi di project financing, finanza di progetto, parallelamente ad un eclatante scadimento delle prestazioni sanitarie e delle risorse umane degli ospedali,  secondo rigorose logiche aziendalistiche e clientelari. Prova provata ne sono i 400 milioni di euro fumati nel nulla, e di cui nessuno ancora risponde, alla Asl di Massa (io francamente direi rubati ma molti amici democratici mi correggono chiosando “spesi e non avuti”). Del resto quando la classe dirigente del PD mette le mani su un qualche settore (Breda, Monte dei Paschi, Comunità Montana …) il fallimento è assicurato.

Anche oggi come tempo addietro l’Intersindacale medici Asl 3 denuncia gravi disfunzioni e diseconomie nel San Jacopo, inaugurato d’estate nel tripudio di arcieri, trombettieri e banda cittadina. Non ho letto però alcun riferimento all’handicap dei due reparti, a Pistoia, di dialisi, quello al San Jacopo e quello sul retro del Ceppo costruito anche con intenti artistici. Sui due poli si alternano tre-quattro medici, in un contesto molto pericoloso per un eventuale paziente. Infatti al vecchio Ceppo non c’è più né la rianimazione né la terapia intensiva e del resto lo specialista di dialisi non è né cardiologo né rianimatore, ma si dovrebbe improvvisare tale per stabilizzare il paziente eventualmente colpito da arresto cardiocircolatorio in attesa del 118. A seguito di un evento di questo tenore in quali condizioni arriverà al San Jacopo, se si decidesse di trasferirlo là? Invito dirigenti Asl,medici specialisti e il sindaco Bertinelli a prendere in seria considerazione questa anomalia ed evitare così ulteriori e gratuite disfunzioni sanitarie.

Torniamo poi sul padiglione di emodialisi, costruito quando già si sapeva che l’ospedale si sarebbe trasferito al campo di volo! Padiglione frutto del mecenatismo della Fondazione Caripit, quella dei 700 mila euro per le belle statuine nel giardino dell’asilo Villa Capecchi in via degli Armeni e dei 10 milioni di euro gettati nel nulla dei titoli Fresh/Monte dei Paschi. Milionate di euro, in definitiva, gettate inutilmente al vento – e poi si chiude l’ospedale Pacini a San Marcello per risparmiare!-  nonostante i burocrati dei due enti potessero accordarsi sull’inutilità del padiglione-opera d’arte. Opera d’arte per modo di dire: l’arch. Pierluigi Cervellati disse a noi Verdi, giunto per la prima volta a Pistoia, che era una cosa mai vista e ingiustificabile l’abbattimento di un polmone verde all’interno di una città storica come Pistoia, per far posto al padiglione, un allucinante analfabetismo urbanistico della classe dirigente locale.

Ma, analfabetismo urbanistico e antiambientalismo a parte, si ritorna sempre lì: il nostro paese si fonda sullo spreco dei soldi pubblici, di cui poi si piange la mancanza,  su inefficienze e assurdità (pensare che l’ospedale di viale Matteotti è stato interessato da un rifacimento esterno quando già era in pista la dismissione) per cui nessuno mai è responsabile, a dispetto delle esorbitanti prebende dei fin troppo numerosi dirigenti addetti al coordinamento e ai controlli.

Ultima riflessione, visto che si è celebrata da poco la giornata della memoria. L’attuale campo rom del Brusigliano, come riconosciuto dagli uffici competenti e dalla stessa maggioranza in Consiglio comunale, è un lager a cielo aperto; peccato che il Comune abbia previsto un campo di concentramento dello stesso tenore poco più in là, dove invece si doveva realizzare il famoso parco urbano a cui tutto l’ospedale doveva essere subordinato. Rimango incredulo nel vedere che nessuno, specie la pseudo sinistra che canta i diritti di tutti ogni tre per due, ma anche i renziani (già, loro non si sbilanciano sulla Fondazione) delle primarie sempre e comunque, voglia dibattere della gravissima ghettizzazione di una comunità da parte delle istituzioni pistoiesi. Ghettizzazione inaccettabile da tutti i punti di vista e che, ovviamente, ricade in toto sui soggetti deboli, donne e bambini, già ingiustamente penalizzati all’interno di quella comunità.

Giovedì, 30 Gennaio 2014 18:13

Qualche idea per proiettare Pistoia in Europa

di Roberto Bartoli

In questi giorni ci sono stati molti interventi sul tema centro storico-parcheggi. Su un punto mi pare che ci si possa dire tutti d’accordo: il futuro delle città moderne è quello di ampie aree pedonalizzate a partire dal centro storico.

di Dario Parrini*

"Non c'è un minuto da perdere. Se cambiamo alcune cose subito ce la possiamo fare: altrimenti no". Parole come queste, o simili a queste, sono sulla bocca di tanti cittadini che incontriamo e che alla politica chiedono esempi positivi e azioni efficaci, programmi chiari e rapidità di esecuzione.

Ogni decisione assunta dalla direzione ha ed avrà a proprio obiettivo il miglioramento dei servizi, il riconoscimento dei migliori apporti professionali e la sostenibilità del sistema , ma sempre ferma la salvaguardia dei livelli assistenziali a vantaggio del cittadino, estremamente migliorati grazie a fatti concreti e tangibili : l’apertura del nuovo ospedale, l’introduzione di tecnologie all’avanguardia per decine di milioni di Euro, l’apertura del nuovo pronto soccorso e della breve osservazione di Pescia, l’avvio della casa della salute di Pescia, l’organizzazione del presidio integrato di San Marcello con l’incremento delle prestazioni domiciliari nel territorio montano. Non è intenzione dell’azienda, invece, inseguire problematiche, vicende o interessi di natura soggettiva che paiono qua e là disseminati nelle critiche avanzate da chi scrive. Per quanto riguarda l’ospedale San Jacopo, la direzione non ha mai affermato che non esistevano problemi o che tutto era perfetto fin dal primo giorno, al contrario li ha evidenziati ed affrontati con i professionisti nella consapevolezza di trovare quanto prima una soluzione alle varie criticità connaturali all’apertura di un nuovo ospedale. E così è stato: ad oggi molte sono state risolte, per altre è stata individuata la soluzione, altre infine sono approfondite dagli stessi professionisti. Affermare con leggerezza che a sei mesi dal trasferimento ” i problemi restano tutti irrisolti” appare una negazione dell’evidenza e irrispettoso dell’impegno di tanti colleghi medici ed infermieri che hanno fatto un grande lavoro. Relativamente al modello organizzativo applicato in moltissimi altri ospedali pubblici e privati sono in corso aggiustamenti e modifiche proposte dai professionisti medici ed infermieri, e queste sono risposte concrete come documentato dalle decine e decine di incontri fatti con la direzione sanitaria, proprio nella logica del miglioramento continuo e della collaborazione costruttiva che non traspare invece da coloro che scrivono ad alta voce senza proporre interventi specifici, che invece trova quotidiano riscontro nell’impegno dei professionisti. Ma ancora, per quanto riguarda la gestione dei pazienti e la loro collocazione nei diversi livelli di intensità, si deve segnalare non solo un palese miglioramento dell’accoglienza e del comfort, ma anche un deciso aumento nella capacità di fornire una risposta di cure tempestiva e appropriata.
Nei percorsi di emergenza ed urgenza c’è stato, come dice il dottor Paolini responsabile dell’area emergenza urgenza, un netto miglioramento della risposta assistenziale e della qualità e della sicurezza. Altrettanto, per l’area medica dove, come afferma il responsabile dottor Alessandro Natali, la problematica relativa al sovraffollamento tipica della stagione invernale e di tutti gli ospedali non ha niente a che fare con la capacità di risposta del modello per intensità di cura che invece inizia a mostrare la sua efficacia pur nella continua azione di miglioramento del modello. Nel corso di questi mesi, nella delicatissima fase di avvio, l’ospedale di Pistoia è stato in grado di gestire egregiamente tutta la casistica di ricovero e del pronto soccorso . Un'ultima annotazione riguardo al potenziamento nell’utilizzo degli altri ospedali di Pescia e S Marcello: ma forse i nostri sindacalisti medici non si sono accorti della grande innovazione della rete ospedaliera che i professionisti della Azienda hanno cosi coraggiosamente messo in atto lo scorso anno? Forse non hanno visto come ad oggi vi siano grandi integrazioni fra i tre presidi ospedalieri e come i medici si muovono da un ospedale all’altro garantendo le migliori professionalità e la migliore qualità dell’assistenza in tutti i luoghi di cura assicurando equità di trattamento a tutti i cittadini? Forse chi scrive dell’intersindacale non vede che ad oggi , con la disponibilità del mondo professionale riusciamo garantire quei livelli di assistenza richiesti dagli standard regionali nazionali ed internazionali , numero di interventi chirurgici e di diagnostica interventistica per equipe, gold standard sui tempi di procedure di emergenza /urgenza, standard di cura che ci portano anche nelle classifiche nazionali ai più alti livelli per garantire risposte eccellenti ai nostri cittadini ovunque abbiano accesso alla rete ospedaliera ( Pistoia Pescia o S Marcello)? E questo grazie proprio al potenziamento e messa in rete dei tre presidi, descritto nel progetto di riorganizzazione approvato, sul quale tanto hanno lavorato e continuano a lavorare i professionisti dell’Azienda proprio per garantire, la più appropriata risposta ai bisogni di salute tenendo conto anche del doveroso concetto, che pare estraneo alla nota della intersindacale, della sostenibilità. In relazione infine all’ennesimo intervento sulle retribuzioni e al fatto che l’Intersindacale medica definisce “da favola” gli stipendi percepiti da colleghi che ricoprono funzioni di elevato livello direzionale, va detto innanzitutto che tali stipendi conseguono alla precisa applicazione dei contratti nazionali di lavoro sottoscritti dalle stesse organizzazioni sindacali. Il numero e la tipologia di queste posizioni, in ogni caso, sono state ridotte e rimodulate nell’ultimo anno grazie all’azione di riorganizzazione avviata da questa Direzione e destinate ulteriormente a ridursi con il nuovo regolamento aziendale in corso di adozione.
Anche nell’ultimo incontro con le organizzazioni sindacali mediche del 23 gennaio è stato ribadito che i limiti alla spesa sul personale non derivano da una volontà della direzione aziendale, ma da leggi nazionali. Al fine di valorizzare la professionalità di medici e sanitari non responsabili di struttura l’ Azienda ha attivato uno specifico percorso di qualificazione degli incarichi professionali del personale medico e sanitario per un valore complessivo di 340.000€.
Ciò rappresenta una prima ma concreta risposta ad una situazione di immobilismo riscontrata al riguardo in azienda e risalente nel tempo. Nel contesto di tale complesso equilibrio, infine, esclusivamente grazie all’azione di razionalizzazione realizzata nel 2013, l’azienda potrà presentare nei prossimi giorni il piano delle assunzioni per il 2014 prevedendo il rinnovo di 44 incarichi a tempo determinato e circa 25 ulteriori assunzioni, cosi come aveva fatto per il 2013 con la presentazione del piano assunzione nel quale erano chiaramente definiti i vari profili. Sempre in quest’ottica, infine, la prossima settimana sarà presentato il progetto generale di riorganizzazione dell’Azienda con la revisione del regolamento e delle strutture interne che, come ampiamente annunciato da tempo, punta ad un ulteriore snellimento della struttura organizzativa accompagnato dall’indizione dei concorsi per la nomina dei nuovi “primari” che si affiancano ai tre nominati quest’anno.

 

*Direzione Asl3 Pistoia



A cinque mesi dall'avvio delle attività nell'ospedale San Jacopo, l'Intersindacale Medica della Asl 3 riscontra che la gran parte dei problemi che erano stati individuati nelle fasi precedenti ed immediatamente successive il trasferimento dal “Ceppo” restano irrisolti. Inoltre, il modello organizzativo cosiddetto “per intensità di cure” messo alla prova nell'attività assistenziale ha mostrato debolezze di tale entità da metterne in dubbio l'applicabilità. La somma di difetti di programmazione o più precisamente di una visione distorta, non necessariamente disinteressata, del ruolo degli ospedali nella rete dei nosocomi dell'Area vasta Centro e di una modellizzazione quanto meno approssimativa hanno fatto sì che l'ospedale pistoiese si trovi attualmente in una condizione di grave disagio manifestato quotidianamente e con insistenza da parte degli operatori sanitari e dei medici in particolare.

A fare fronte ad una domanda di assistenza significativamente aumentata in termini di numero e di complessità deve rispondere un personale numericamente insufficiente organizzato secondo modalità che spesso generano confusione, all'interno di una struttura in termini di posti-letto uguale o minore. Questo determina quotidianamente una collocazione dei pazienti spesso casuale e per forza di cose non corrispondente al livello di intensità corrispondente alle loro condizioni oltre alla necessità di aprire spazi come quelli della chirurgia a ciclo settimanale (“week surgery”) ovviamente destinati ad un altro impiego. In una situazione critica come l'attuale è necessario agire su leve strategiche e strutturali. Fra queste ultime il potenziamento dell'ospedale di Pescia, un ulteriore sviluppo del ruolo della struttura di San Marcello e l'attuazione di piani operativi sul territorio.

Per quanto attiene le leve strategiche gli elementi sui quale agire sono imprescindibilmente riportabili alla gestione delle risorse umane tramite la corretta applicazione delle norme contrattuali e l'implementazione di percorsi di sviluppo delle competenze. Su entrambi i fronti, a partire dall'insediamento che auspicabilmente avrebbe dovuto porre rimedio agli effetti negativi prodotti dalle precedenti gestioni come noto implicate in valutazioni anche di tipo giudiziario, l'attuale direzione aziendale non è stata in grado di fornire fino ad oggi risposte adeguate. Ha continuato ad agire secondo indirizzi finalizzati a logiche ragionieristiche di solo risparmio e non, come più volte proposto dall'Intersindacale Medica, attraverso la costruzione di un legame strettissimo fra i bisogni specifici di salute dei cittadini, descritti puntualmente dai dati di mortalità e di malattia che sono registrati e disponibili, e gli investimenti da effettuare. Ma fino ad ora da parte aziendale non è pervenuta alcuna risposta. Per di più, per quanto riguarda la risorsa professionale medica, la direzione sta procedendo secondo una confusa programmazione delle assunzioni messa a punto su criteri non noti (in un recente passato arrivando anche a prescindere dalla semplice informatizzazione), non sta agendo conformemente a quanto si sta delineando in sanità con il decreto 101 relativamente alla stabilizzazione dei precari, non ha ancora risolto la storica penalizzazione dei medici più giovani ai quali viene di fatto disconosciuto il peso della specificità professionale e di conseguenza la possibilità di sviluppo delle competenze.

Ad aggravare questo drammatico scenario che penalizza le forze professionali più fresche e che oramai riguarda la sola azienda pistoiese fra tutte le aziende sanitarie toscane, si aggiunge l'aggravante di un investimento risibile in formazione e l'applicazione di un ventaglio di regole che ne ostacolano in tutti i modi la fruizione. Al contrario nei livelli più elevati del management aziendale si continuano a mantenere aggregazioni di multi-incarichi “fiduciari” a singoli dirigenti che dovrebbero essere in grado di gestire contemporaneamente strutture e funzioni estremamente impegnative anche afferenti ad aree diverse (dalla prevenzione allo staff della direzione aziendale, alla qualità, alla direzione sanitaria, alla promozione della salute ecc.) a dimostrazione o di uno straordinario eclettismo di qualcuno o dell'assoluta inutilità di alcuni incarichi stessi. Di fatto questo profilo aziendale è risultato utile a generare un altro paradosso:la corresponsione di livelli retributivi estremamente elevati ad un pugno di dirigenti che superano quelli degli stessi direttori della direzione aziendale ai quali essi dovrebbero rispondere. In più, a fronte della incapacità di innovare il ruolo dei primari, si è scelto di lasciare le strutture che fanno assistenza nell'ospedale con una percentuale elevatissima di incarichi precari ed a termine.

A fronte di tutto questo l'Intersindacale si riserva di fare ricorso a manifestazioni pubbliche anche eclatanti soprattutto a difesa dell'occupazione, del precariato e dei colleghi più giovani cogliendo l'occasione per evidenziare che livelli analoghi di malessere sono recentemente emersi anche intorno al nuovo ospedale di Prato. La divisione che è stata inserita e consolidata fra le componenti gestionali ed i clinici è sicuramente uno degli elementi di debolezza dell'aziendalizzazione ed una delle cause che ha fatto scivolare il Sistema Sanitario Toscano al sesto posto nel Rapporto 2013 dell'Università Bocconi (Rapporto OASI 2013) dopo Emilia R., Friuli V.G., Veneto, Umbria e Lombardia.

Intersindacale Medici Asl 3

Sul dibattito riaperto in questi giorni relativo all’ampliamento della Ztl, in particolare nella zona che interessa il primo step di via delle Pappe e via F. Pacini, interveniamo ponendo questioni di assoluta evidenza, all’amministrazione comunale.

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