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Venerdì, 06 Dicembre 2013 22:28

Non spegnere i riflettori sul parco Puccini

di Fabrizio Geri

Non vorrei che calassero i riflettori sul parco Puccini, il gioiello di Scornio e di tutta la città, il cui lago purtroppo sta subendo le conseguenze dell’incuria e dell’insensibilità diffusa, tipica di troppe persone e dei loro rappresentanti politici.

Per cortesia, toglietele. Quelle luminarie davanti al Tribunale non c'entrano niente con la storia, le tradizioni, la cultura della città. Quell'installazione non si può spacciare nemmeno per contaminazione culturale, è semplicemente una cosa piantata lì,senza alcuna logica, contro il buonsenso.

Domenica, 01 Dicembre 2013 20:48

Valerio Tesi, lo "strano" relatore di Naturart

di Fabrizio Geri

Sembra di essere presi in giro vedendo che alla presentazione del nuovo numero di Naturart, la pregevole rivista che valorizza e porta Pistoia nel mondo, hanno invitato a fare da relatore il Soprintendente Valerio Tesi. Uso il termine presa in giro perché questo burocrate, rispettabilissimo come persona, a Pistoia è associato ad una serie ineguagliata di attentati e deturpazioni del paesaggio. Parto da Valdibrana, dove ho visto dall’inizio la rimozione di una collina al cui posto posso ora ammirare quello che è ormai conosciuto come l’ecomostro di Valdibrana. Ma potrei citare le faraoniche e del tutto ingiustificate scale di metallo sul palazzo Rospigliosi, dietro al Duomo e l’agghiacciante costruzione di palazzi appiccicati alla chiesa Michelucciana della Vergine. Per non parlare della lottizzazione dell’area Pallavicini, vicino a dove è previsto il centro raccolta rifiuti di Publiambiente –su cui a breve dirò la mia- che ha impedito quella visione panoramica di Pistoia che si godeva da San Rocco. Visione divenuta affresco, tuttora conservato nel museo Civico e logo della manifestazione “Leggere la città”. In generale le Soprintendenze rappresentano un ente pletorico, dove le risorse economiche, come in tante altre realtà, servono più a mantenere gli stipendi dei vari funzionari che a realizzare interventi di restauro del petrolio italiano : architetture e decorazioni artistiche. A livello locale so di un privato che per potare i rami di un pino al Fagiolo ha dovuto attendere più di un anno per avere il permesso della Soprintendenza, rischiando addirittura una denuncia per danni causati dalla caduta dei rami spezzati dalla neve. Forti con i deboli e deboli con i forti, potrebbe essere un’espressione calzante, come non ricordare che quando si parlò di un parcheggio di superficie di fronte al circolo del Pontenuovo tutto si bloccò perché c’era il vincolo paesaggistico ? Peccato che era lo stesso vincolo che c’era sul campo di volo : l’allora Soprintendente Paola Grifoni disse in un’assemblea al Palazzo del Balì che sarebbero dovuti passare sul suo corpo prima di farci l’ospedale , e infatti venne tempestivamente promossa e spostata in Emilia Romagna.

Insomma, chi lavora seriamente mettendo il bastone tra le ruote viene fatto fuori e basta quindi non disturbare il manovratore, consentendo tutti i più irragionevoli e sconci attentati alle bellezze da conservare, per lavorare tranquilli e magari andare anche a pontificare su arte, paesaggio e conservazione. Personalmente ritengo tutto ciò un’inaccettabile ipocrisia a cui cittadini e istituzioni dovrebbero ribellarsi. Sempre, ovviamente, che non preferiscano continuare a farsi prendere in giro.

 

di Marco Niccolai*

Non serviva purtroppo una grande competenza in materia di bilanci per comprendere quanto grave fosse, già da diverso tempo, la situazione finanziaria del Comune di Pescia. Nel momento peggiore per la vita degli enti locali di questo Paese, anche per quelli finora erano “in salute”, Pescia ha circa 3,5 milioni di euro di disavanzo al 31 dicembre 2012, come risulta dal bilancio. Così come da anni ci sono vertenze aperte con Cosea e con la Società della salute, non a caso sono i Comuni della Valdinievole a finanziare in gran parte i servizi sociosanitari ai pesciatini visto che il Comune è spesso inadempiente. Nel frattempo, nonostante tutto questo, è stato bandito un concorso per dirigente, portandone così il numero da 3 a 4, quando tutti i Comuni “in salute” li hanno diminuiti drasticamente.
Tutti elementi che fanno presagire uno scenario molto preoccupante che, dopo la decisione della Corte dei conti, sembra purtroppo avvicinarsi: quello del dissesto.
Il Sindaco ha annunciato ricorso alle sezioni riunite della Corte dei conti ma, se esse dovessero confermare il giudizio della sezione regionale, il consiglio comunale dovrebbe dichiarare il dissesto, con le gravi conseguenze che esso comporta per vari anni.
La magistratura contabile farà il suo lavoro ma ci sono alcuni dati di fatto che si evidenziano già oggi, indipendentemente dal percorso dinanzi al giudice contabile: l’opposizione da anni ha espresso, inascoltata, la sua preoccupazione per il fatto che la situazione finanziaria era grave e che non veniva adeguatamente contrastata con scelte nette, coraggiose e chiare; chi ci ha accusato di strumentalizzazione politica anche con toni irricevibili è stato smentito dai fatti. L’altro dato è che, indipendentemente dal giudizio della Corte dei conti, la realtà delle cose ormai sotto gli occhi di tutti è che questa Amministrazione è immobile e non è in grado di far fronte ad una situazione così difficile.
Invece di stare arroccati e di vivacchiare bisognerebbe prenderne atto e trarne le conseguenze, per dare modo alla città di intraprendere un percorso di risanamento che sia vero e credibile.
Inoltre non si può pensare che questa situazione sia transitoria o momentanea, perché, indipendentemente dalle decisioni della Corte dei conti, non ne usciremo in breve tempo visti i numeri che richiamavo. Forse bisognerebbe dirlo con chiarezza ai cittadini, invece di edulcorare la situazione; proprio per questo non si possono riproporre vecchie formule o vecchi schemi. Servono decisioni coraggiose, forti e di vera discontinuità con un presente ed un passato che hanno prodotto questa situazione, che permane indipendentemente da quello che sarà deciso a Roma. Se a questo aggiungiamo la grave crisi produttiva del nostro territorio il quadro non è esaltante. Ma ogni inversione di marcia parte dal “vedere in faccia” la realtà, anche se dura, e poi da fare scelte adeguate e forti, che sono irrinunciabili. La Giunta Marchi non ce l’ha fatta, ha preferito vivacchiare. Per questo dunque si dia nuovamente spazio ai cittadini e al loro giudizio per mettere davvero in condizione il nostro Comune di affrontare a viso aperto questa difficile sfida che dobbiamo assolutamente vincere.

*Consigliere comunale Pd Pescia

 

di Alessandro Lomis*

L’ufficio del Sindaco dà grande enfasi al fatto che il Comune ha organizzato per i cittadini pistoiesi una visita ai Centri di raccolta di Montelupo e di Empoli, collocati in zone industriali/artigianali. Il resoconto della visita lascia percepire la volontà di comunicare al lettore che questi centri sono meravigliosi.

di Massimo Baldi*

Ci sono questioni che interessano poco agli elettori e ai cittadini e che pure, con l’intento di fare chiarezza e di produrre un ragionamento politico alto, talvolta vanno affrontate.

di Marco Niccolai*

Leggo ultimamente, sulla stampa locale, articoli con questo incipit: “i renziani contro…”, in particolare riferito alle vicende del Comune di Pistoia.

di Vittorio Lana*

“A leggere le cronache di questi giorni, sembra proprio che non ci si voglia render conto, ai vari livelli istituzionali, che è giunta l’ora di fare chiarezza sullo stato di pericolosità idrica della Piana. Il delicato equilibrio ambientale e di microclima del territorio a valle del Monte Le Coste fu assicurato per circa 2,5 millenni dal Vella, dai suoi tre affluenti collinari e dal reticolo di canalizzazioni di superficie che vi convogliavano acque meteoriche sovrabbondanti, sino alla confluenza nel gemello etrusco Bardena o Iolo.

La scellerata tombazione di quel torrente senza argini, che scorreva a circa 3 metri di profondità con un alveo dai 4 ai 10 metri, ha lasciato il territorio che si estende tra l’argine del Bardena alto 4-5 metri e Chiesanuova e giù sino a Galciana-Iolo, privo di un efficace drenaggio ed in caso di violenti temporali finiscono per allagarsi sottopassi, garage, seminterrati e tutto ciò che si trova sotto il livello del terreno, come molte abitazioni di Narnali.

Il Vella con i suoi affluenti, appartiene al bacino dell’Arno e come tale è inserito nel Pit con una apposita Sezione dedicata al progetto di realizzazione di una cassa d’espansione all’imboccatura di Figline sulla cui efficacia, alla luce degli ultimi eventi, sorge più d’un dubbio.

Se poi il Comune di Prato mise le mani sul demanio fluviale, per definizione inalienabile ed imprescrittibile, trasformandolo in fogna urbana, si assunse responsabilità ancora tutte da decifrare, ivi compresi il mancato trasferimento dell’antico alveo, dal patrimonio indisponibile a quello disponibile oltre la illecita occupazione o accessione immobiliare consentite a centinaia di fortunati confinanti.

Al comune di Prato sono stati chiesti danni per la tragica fine di tre cinesi, perciò la Giunta Cenni non potrà che attivarsi per il recupero dei beni e delle risorse sottratte al patrimonio pubblico ancorché in termini di canoni di occupazioni abusive per edifici, orti e giardini.

L’attuale disputa sulla riapertura del sottopasso di via Ciulli e sulla sicurezza di tutti i sottopassi della Piana risulta perciò priva di senso, giacché è l’effetto e non la causa di problemi che sono, invece, da individuarsi nel mancato deflusso delle acque sovrabbondanti e come molti ritengono, nell’innalzamento della stessa falsa acquifera.

Il silenzio di provincia di Prato, Regione Toscana e Autorità di Bacino dell’Arno, Consorzio Ombrone Pistoiese e Bisenzio, appare emblematico e nel contempo rivelatore di un imbarazzo che di fronte alle vittime, alle mancate vittime ed ai provvedimenti assunti dalla locale autorità giudiziaria dovrebbe indurre le persone responsabili di detti Enti ad assumere, senza ulteriori indugi, i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’incolumità delle persone e dell’ambiente così pesantemente compromesso.

E se non bastasse, si consideri che l’area e le vie d’accesso al NOP, insistono su terreni che, in caso di eccezionali piene, venivano inondati dal Vella ed ora, più che mai, richiedono di essere messi in sicurezza idrica, senza se e senza ma, essendo scaduto il tempo delle gatte morte”.

 

*consigliere Pdl del Comune di Prato

Lunedì, 25 Novembre 2013 12:40

La Sala, salotto di giorno, inferno di notte

E' da poco passata la mezzanotte, in piazzetta Romana c'è il solito caos, giovani e ragazzi che bevono birra e urlano. Un uomo, esasperato, si affaccia alla finestra e li invita ad andarsene. Si scatena l'inferno. Il gruppetto inizia a lanciare bottiglie di birra contro le finestre; si apre un'altra persiana e anche da lì qualcuno protesta. Qualche giovane svuota le bottiglie di vetro e le riempie di urina per poi scagliarle contro persiane e muro, ma finiscono sotto il piccolo loggiato che si affaccia sulla piazza. E minacciano pure. Uno dei due residenti chiama i Vigili urbani, Questura e Carabinieri. La prima pattuglia arriva dopo oltre un'ora, è quella dei Carabinieri. Sul posto non c'è più nessuno.

E' successo il sabato sera di dieci giorni fa, ma il sabato precedente era accaduto qualcosa di simile. Quando i ristoranti chiudono, la festa continua, e a volte non si aspetta nemmeno la chiusura dei locali; e i residenti che protestano vengono fatti bersaglio della reazione di gente perlopiù ubriaca che spacca le bottiglie di birra e cosparge di vetri il selciato. La telecamera installata per la sorveglianza della zona e la sicurezza dei cittadini, pare essere solo un ornamento (stamani pareva disattivata).

Sulla Sala si permette ogni tipo di trasgressione: in estate si aumentano i tavoli all'esterno in barba alla normativa comunale, tanto nessuno controlla e quindi non vengono presi provvedimenti. Di recente, Reportpistoia ha fatto una piccola inchiesta contando, ristorante per ristorante, i tavoli sistemati fuori dai locali, in molti casi erano esattamente il doppio di quelli consentiti: attendiamo ancora la risposta del Comune. Anzi, dopo una serie di rimpalli di competenze(assessore Nuti? Assessore Tuci?), siamo ancora in attesa di avere la data dell'incontro con qualche assessore. La questione è delicata, ci è stato detto riservatamente, quasi un sussurro; l'assessore Tuci in questi giorni ha degli incontri, poi ci dirà. Dirà cosa? Non deve dire, deve solo provvedere a far rispettare i regolamenti. E' questa la domanda a cui Tuci, o chi per lui, deve rispondere: perché sulla Sala le regole vengono ignorate e nessuno interviene, mentre in altre zone della città i controlli sono severissimi? Forti con i deboli, deboli con i forti?

Sulla Sala ci si può permettere anche di forare la pietra serena per sistemare i cartelli senza che nessuno abbia qualcosa da ridire: i buchi sono ancora lì, pronti per l'anno prossimo.

Ma è il caos che rende impossibile la residenza nel comparto, ormai dopo mezzanotte è un Festival del blues dilatato nel tempo che acuisce la tensione tra residenti e commercianti.

Eppure basterebbero piccoli provvedimenti, intanto per limitare i danni. Perché, ad esempio, nei locali si serve la birra in bottiglia a coloro che non si fermano a mangiare? A chi vuole bere, non si potrebbe applicare la regola del blues, cioè obbligare a servire le bevande solo in bicchieri di plastica? E non potrebbero essere gli stessi ristoratori a farsi promotori di questa iniziativa?

Forse non si eliminerebbero gli schiamazzi, ma la sicurezza aumenterebbe sicuramente.

La questione centrale è se il riposo notturno è considerato un diritto minore. La domanda non è retorica perché ormai le notti di chi abita sulla Sala o nelle strade adiacenti sono diventate un inferno.

Quanti controlli fanno i vigili urbani, la Polizia, i Carabinieri? Non è possibile organizzare interventi sistematici di controllo dei documenti di chi si trova sulla Sala dopo mezzanotte? Si potrebbe per un po' sospendere l'assistenza dei vigili urbani allo spazzamento stradale e piazzare le pattuglie sulla Sala? All'inizio può essere faticoso ma è l'unico modo per far desistere dalla permanenza notturna chi ha voglia solo di far casino.

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