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Dopo il referendum: “Nessun uomo è un’isola”, ricostruire libertà e comunità, anche a Pistoia

John Donne John Donne

di Francesco Lauria

Il recente risultato referendario ci ha dimostrato che i cittadini e le persone vogliono tornare a “contare”.

Dopo anni di abbandono della partecipazione democratica ed elettorale abbiamo assistito ad una ripresa di dibattito e di passione, a partire dai più giovani.

In questi giorni abbiamo però ascoltato analisi del voto superficiali che non hanno compreso un punto fondamentale: se il rifiuto della recente riforma costituzionale Renzi-Boschi è partito anche dagli strati impoveriti ed emarginati della società è da lì che bisogna ricominciare per ritessere connessioni sociali e alleanze generative, per trasformare la rabbia in speranza e desiderio di futuro.

Negli ultimi anni abbiamo subito un duplice processo: il taglio inesorabile delle possibilità democratiche di esprimere e agire una rappresentanza (si pensi all’abolizione delle circoscrizioni nelle città medio-piccole, alla riduzione dei componenti dei consigli comunali, all’eliminazione del suffragio diretto nelle elezioni provinciali, al tentativo di eliminazione dell’elezione diretta del Senato della Repubblica, all’enfasi sulle grandi opere che non dovrebbero mai rapportarsi realmente con le popolazioni interessate dagli interventi) e a un processo di disintermediazione conclamata, volta ad indebolire il protagonismo individuale e collettivo dei cittadini nelle comunità.

Il nostro paese e le nostre città sono in però, in buona parte, anche luoghi positivi ed interessanti di sperimentazione ed innovazione sociale.

Un’innovazione partecipativa che può essere chiave di volta per trasformare positivamente anche il concetto di “governo” .

Tutto questo non si improvvisa, ma può realizzarsi solo attraverso un lavoro paziente che metta in connessione cittadini, corpi intermedi, minoranze, periferie e centri, marginalità e risorse, siano esse umane, sociali, finanziarie.

Non abbiamo bisogno di “uomini soli al comando”, né al governo del Paese, né alla guida della città. Non uomini “isola”, ma comunità arcipelago.

Al tempo stesso, per trasformare rabbia, indifferenza, percezione di impotenza, un certo radicato senso di assuefazione che, indubitabilmente ci circonda, anche a Pistoia, occorre rimettere in moto processi di partecipazione e progettazione condivisa.

A partire dai vuoti, dalle aree dismesse del territorio urbano e rurale, dagli elementi di debolezza e di fragilità. La crisi che oltre che economica e sociale è indubbiamente antropologica: per questo non necessita di mistificatorie politiche “vetrina” o di dirigismi semplificanti ed effimari, ma di un radicale mutamento di immaginario.

Dobbiamo provare a sperimentare, nelle nostre città, un nuovo progetto di libertà.

Una libertà basata sul dare piuttosto che sul prendere, sull’aggiungere e sull’includere, non sul sottrarre.

Come ci ha spiegato Papa Francesco, la libertà è costituita sostanzialmente da una triade: in primis dalla possibilità della verità, in secondo luogo vuol dire assumersi delle responsabilità, infine significa avere una speranza.

Se la speranza, come diceva Aristotele, è un “sogno che si fa da svegli” occorre impegnarsi ed agire, riconoscersi e connettersi.

Molto è da ricostruire: in primis una cultura politica e un programma di alternativa che nascano dal basso e dall'idea che serva più profondità, non più velocità.

Accorre rilanciare un nuovo concetto di comunità: una comunità non sia chiusura dentro se stessi, ma che sia coerente con il vero significato etimologico di questa parola: “cum munus”.

La comunità, infatti, non ha nulla a che vedere con le “piccole patrie” non è una proprietà, un pieno, un territorio da separare e difendere rispetto a coloro che non ne fanno parte: ma un vuoto, un debito, un dono (i significati di munus) nei confronti degli altri".

Da qui occorre ripartire, con la consapevolezza che fare politica è anche costruzione di una nuova narrazione condivisa.

Lo aveva ben compreso, già alla fine del 1500, il poeta inglese John Donne:

Nessun uomo è un'Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d'uomo mi diminusce,
perché io partecipo all'Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.

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