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Gli auguri alla città del sindaco Bertinelli

di Samuele Bertinelli*

Pistoia - I tradizionali auguri natalizi sono quest’anno, per me, segnati da sentimenti al contempo intensi e contrastanti: lo slancio positivo per un nuovo anno, che vedrà la nostra città assumere una responsabilità nazionale importante, si accompagna infatti alla forte preoccupazione per il persistere di una non risolta crisi economica nazionale e internazionale, la quale inevitabilmente si ripercuote anche sul nostro territorio in termini di mancanza di lavoro, disagio sociale, crescita della povertà.

L’incapacità delle istituzioni democratiche, statali e sovranazionali, ad alleviare il disagio e la sofferenza di chi più soffre e l’apparente impossibilità di offrire un orizzonte più disteso di serenità alimenta un clima di generale sfiducia nella classe dirigente dei Paesi occidentali ed alimenta forze politiche intente a fomentare con spregiudicatezza la paura delle persone. Con ciò rischiando di minare le stesse fondamenta di società democratiche e aperte, sorte, nel nostro Paese e in Europa, grazie al movimento di Liberazione dal nazifascismo: la tutela dei diritti fondamentali di ciascuno, l’ottemperanza ai doveri inderogabili di solidarietà.

Il compito più difficile, il fondamentale obbligo morale della generazione alla quale appartengo consiste davvero, in definitiva, proprio nel tentativo grande e necessario di restituire dignità, autorevolezza e prestigio alle istituzioni democratiche. Credo che ciò sarà possibile soltanto attraverso una critica anche radicale della società nella quale viviamo, che rifiuti di accettare come dato immutabile della realtà il degrado e il malessere delle periferie delle nostre città; la disperazione di giovani che guardano con sgomento e paura al loro futuro; la fragilità delle persone anziane e disabili che hanno bisogno di un servizio pubblico presente, che non retroceda di un passo dal livello di diritti fin qui conquistato ed anzi si irrobustisca e cresca.

Proviamo a nominarlo davvero il tempo che viviamo, con spirito di verità. È dal 1989 che il mondo cerca – senza trovarlo – un nuovo equilibrio politico, economico e sociale. Ancor prima di quella data, però, negli anni nei quali ha cominciato ad accelerarsi il processo di decomposizione dell’assetto mondiale sorto dalla Seconda Guerra Mondiale, era possibile scorgere – volendoli vedere, nel chiassoso procedere di una insostenibile opulenza - i prodromi di quel fenomeno per tanti versi inquietante che, sbrigativamente e, forse, superficialmente, classifichiamo sotto l’etichetta populismo. Torniamo allora a riconoscere le ragioni e le passioni che animano il popolo, ogni popolazione, ovunque nel mondo.

I timori diffusi per le sempre più rapide e stranianti trasformazioni delle abitudini di vita; l’ingresso prepotente del mondo intero all’interno dei propri piccoli quando non selvaggi borghi natii; la disillusione per la fine dei magniloquenti racconti in grado di interpretare la realtà, ma soprattutto la passiva accettazione del presente, la perdita di una efficace capacità di analisi e di interpretazione storica, l’anestesia etica che ha subito un’intera classe dirigente, politica, economica e culturale; tutto questo ha lasciato inevitabile spazio ad apprendisti stregoni, imbonitori e ciarlatani di mestiere pronti, per interessi minuscoli, ad agitare forze che nessuno può governare: la paura e l’odio.

La crescita di forze politiche dichiaratamente xenofobe ed intolleranti in Europa, la Brexit, l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America hanno radici antiche e la prima causa si trova nella fragilità e nelle contraddizioni della politica democratica, certamente anche in quella della sinistra, che ha abdicato alla propria costitutiva funzione storica: orientare la trasformazione della società governando le difficoltà del tempo che ci è stato dato di vivere, imparando ad obbedire, in un faticoso apprendimento collettivo, a principi di giustizia ed eguaglianza, dando voce a quanti voce non hanno.

Ciò che deve preoccupare ogni sincero democratico, ogni persona di buon senso, non è tanto l’aspra contestazione al così detto establishment, quanto e soprattutto la crescente sfiducia e il disprezzo nei confronti delle pubbliche istituzioni democratiche. Tutto questo sta già ponendo in forse l’esistenza stessa di una comunità organizzata per regole e modelli fondati sulla civile convivenza tra diversi. Che fare? È l’antica domanda che come un rovello deve continuare ad assillarci. Sono convinto che prima di tutto occorra l’ingaggio in una battaglia culturale di lungo respiro, il cimento di ognuno per una vita più decente, rispettosa degli altri e della terra che abitiamo.

Si tratta di essere esigenti anzitutto con noi stessi, rigorosi nell’affermare – con l’esempio della propria vita – un’etica pubblica fondata sull’autentico riconoscimento di ogni prossimo, per la difesa attiva dei diritti individuali e collettivi, in particolare di coloro che sono più deboli, di quanti abitualmente sono considerati reietti e ultimi. Dobbiamo tornare ad avanzare la pretesa che siano rispettati i vincoli di solidarietà che, soli, tengono unita una comunità. Si tratta dunque di non aver paura, e di provare a ridare spazio al futuro, collocando le nostre prospettive non più all’interno degli ottocenteschi confini nazionali, ma dentro più vasti orizzonti, per noi almeno quelli dell’Europa.

Il prossimo anno ricorrerà il Sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, che originarono il lungo e difficile processo di integrazione europea. Dopo sei decenni, non possiamo eludere l’alternativa che abbiamo di fronte: proseguire con il sistema di relazioni intergovernative sino a che le istituzioni e le burocrazie non saranno del tutto screditate perché prive di vive radici popolari; oppure, gettando il cuore oltre l’ostacolo, proporre senza ulteriori indugi l’apertura di una vera e propria fase costituente degli Stati Uniti d’Europa. È urgente, come mai prima d’ora, che si manifesti una cittadinanza politica europea, che trovino voce attori collettivi capaci di fuoriuscire dalle prigionie di un passato glorioso e mitizzato, e di rinnovare, con originalità e immaginazione creatrice, le migliori tradizioni e culture che hanno accomunato il Vecchio continente.

Così l’Italia potrebbe davvero essere levatrice di pace: protagonista di una pagina della nostra storia, che potrà essere scritta sotto la dettatura di quei valori che, nati nel cuore d’Europa, sono divenuti universali: libertà, eguaglianza, fraternità. Valori fondativi di un nuovo patriottismo, ispirato dall’orgoglio di appartenere ad una comunità inclusiva e solidale nella quale ciascuno possa sviluppare la propria personalità, svolgere il proprio progetto di vita. L’Europa o è questo o non è. È il mio ultimo saluto in questo mandato amministrativo e, dunque, è doveroso almeno accennare ad una riflessione sugli anni per me lunghissimi e travagliati nei quali ho avuto il privilegio e l’onore di portare la responsabilità di sindaco della città dove sono nato, nella quale ho scelto di vivere, dove – soprattutto – ho deciso, con Aurora, di far nascere e crescere mia figlia.

Per intima convinzione ho sempre cercato di mantenere rigorosa coerenza con gli impegni assunti nel programma di governo presentato alle elezioni del 2012, il quale disegna un progetto di città a lungo termine, tratteggiato secondo una dimensione responsabile di futuro, che dovrebbe essere assunta – credo – da tutto il Paese come riferimento fondamentale. Ho cercato di non cedere mai alla naturale tentazione di investire soltanto in ciò che può produrre risultati immediati, utili magari per raccogliere qualche consenso, ma effimeri ed inutili, se non addirittura dannosi, ed in questo almeno credo di essere riuscito.

Se da alcune tra le rare e più luminose personalità della storia della Repubblica, gli italiani riuscissero a trarre non qualche vuota e retorica citazione per occasioni di circostanza, ma il vero insegnamento derivante dalla lezione del disinteresse personale e dell’impegno senza autoindulgenza rivolto a chi verrà dopo di noi, l’Italia non sarebbe il Paese triste ed incattivo nel quale abitiamo. Penso in particolare alla figura esile e tenace di uomo come Enrico Berlinguer, ai suoi pensieri lunghi. Scegliendo di investire in progetti di qualità rispondenti ad esigenze di lungo periodo del territorio, il Comune di Pistoia, in questi quattro anni, ha attratto risorse regionali e comunitarie per oltre 34,5 milioni di euro ed ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi ed incoraggianti non tanto per l’Amministrazione comunale quanto per la città e i cittadini, quali i due Oscar di bilancio per le pubbliche amministrazioni e l’attestato di prima Social Business City italiana.

È proprio il dovere della responsabilità nei confronti di chi deve ancora nascere che ci ha motivato a compiere scelte non facili, ma che sono sicuro possano rappresentare le premesse per un nuovo sviluppo della città, fondato su basi più solide. È questo il senso di un lavoro di risanamento in profondità dei conti pubblici, che fin da subito abbiamo avviato assumendo decisioni impegnative, alcune delle quali dal valore non solo simbolico ma sostanziale, come la riduzione dei cosiddetti costi della politica: dal 2012 ad oggi abbiamo solo per questi consentito di risparmiare ai pistoiesi circa 1.350.000 euro.

Ci siamo adoperati per ridurre il debito dell’Ente, come ogni famiglia farebbe in casa propria e come si dovrebbe fare anche a livello nazionale. Questo impegno ha permesso di attestare il debito consolidato del nostro Comune dagli oltre120 milioni di euro del 2011 a meno di 90 del 2016. Abbiamo scelto di non attivare nuovi mutui per finanziare opere pubbliche, perché abbiamo scelto di non indebitare ulteriormente – neppure di un euro – le future generazioni, e si è ridimensionato, con una incessante revisione di ogni singolo capitolo del bilancio, il costo di funzionamento dell’Ente fino a conseguire una diminuzione strutturale della spesa corrente di 6,5 milioni di euro. Sarebbe stato più semplice contrarre nuovi mutui: non averlo fatto ha imposto per tutta la prima parte di questo mandato, fintanto cioè che i tagli decisi e i risparmi ottenuti non hanno iniziato a dare i loro buoni frutti, più di una rinuncia.

Nel tempo, però, questo impegno ha cominciato a dare i suoi risultati: abbiamo così potuto liberare risorse per i servizi alla persona e per gli interventi ritenuti prioritari e strategici, a partire da quello per le politiche sociali, che impegnano ogni anno oltre 5,3 milioni di euro del Comune. Si è trattato di un investimento non assistenzialistico, ma del tentativo di offrire concreti strumenti per l’emancipazione di chi si trova in difficoltà, perché ad ognuno dovrebbe essere sempre riconosciuta la possibilità di coltivare il proprio diritto alla felicità. Per questo abbiamo costantemente cercato di intrecciare il filo del welfare con quelle delle politiche per lo sviluppo economico.

Consapevoli di dover dare risposta alla sofferenza e al disagio delle periferie più difficili del nostra comunità, abbiamo cercato di attivare ogni possibile canale di finanziamento. Mentre siamo prossimi alla conclusione dei lavori del contratto di quartiere delle Fornaci con la imminente inaugurazione di nuovi spazi pedonali, per il verde e per la sosta, e della nuova scuola elementare dell’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci, abbiamo elaborato un progetto ambizioso per migliorare radicalmente, sotto molteplici aspetti, il paese di Bottegone. Questo progetto, dal valore complessivo di 36 milioni di euro, per la metà già assicurati dal territorio pistoiese, è stato presentato al bando nazionale per le periferie ed abbiamo ottenuto il finanziamento dei restanti 18 milioni.

Riusciremo così, nei prossimi anni, ad attivare interventi di tipo strutturale e sociale che consentiranno di riqualificare l’edilizia residenziale pubblica, di incentivare la mobilità sostenibile, di accrescere la sicurezza del quartiere, di recuperare e riutilizzare aree pubbliche e strutture esistenti, di favorire l’inclusione sociale. Sempre più strategicamente rilevante è diventata l’attività svolta dalla Società della Salute, che in poco più di due anni si è organizzata in un consorzio di comuni e Ausl, estendendo significativamente in qualità e quantità i servizi territoriali, soprattutto per le persone disabili, non autosufficienti e i malati cronici. Il prossimo anno la Società della Salute vedrà un ulteriore significativo sviluppo, con il passaggio al Consorzio di tutti gli assistenti sociali del Comune, riunendo così finalmente, sotto un unico coordinamento, l’attività dei comuni e dell’azienda sanitaria nel sostegno a chi ha più bisogno.

La sanità per tutti, il diritto di ognuno ad un servizio sanitario efficiente dovrebbe essere un misuratore essenziale non soltanto della qualità di vita dei cittadini, ma anche il segnalatore efficace della nostra capacità collettiva di inverare ogni giorno l’esigente obiettivo sancito dall’art. 32 della nostra Carta costituzionale. Continuo a pensare che tale obiettivo possa essere garantito, oggi e in futuro, solo da un sistema sanitario pubblico, universalistico e tendenzialmente gratuito. Quando si scrive salute, dobbiamo imparare a leggere la parola democrazia.

Abbiamo tradotto la nostra idea di città sostenibile e inclusiva nelle scelte compiute di pianificazione urbanistica. Consideriamo, infatti, il governo del territorio uno strumento indispensabile per lo sviluppo, anche economico, della città. Abbiamo, pressoché compiutamente, tra l’altro, definito un disegno organico per la riqualificazione dell’intera area a sud della città. L’anno prossimo sarà così caratterizzato anche dall’avanzamento e, in taluni casi, dalla conclusione di molti lavori già in atto: tra questi, il sottoattraversamento dei binari della stazione, la realizzazione di un nuovo terminal-bus e di un nuovo grande parcheggio scambiatore. Stanno procedendo speditamente anche i lavori per la realizzazione di una nuova struttura della distribuzione commerciale, per il completamento, da Porta Nuova alla tangenziale, del viale di ingresso alla città dall’autostrada, e per un vasto parco pubblico di circa 15.000 metri quadri.

La pianificazione urbanistica può e deve assicurare anche la tutela del territorio e del paesaggio. Per questo ci siamo impegnati non soltanto nel contenimento del consumo di suolo, ma abbiamo fatto scelte volte al recupero di territorio libero da edificazione: in tre anni sono stati sottratti cinque ettari alle previsioni edificatorie. Abbiamo coerentemente interpretato questo orientamento nella più significativa delle sfide che la città sta già affrontando: la trasformazione dell’area del Ceppo – già in parte avviata. Il nuovo quartiere che sorgerà nel luogo che per settecento anni ha ospitato l’ospedale cittadino rappresenterà un esempio positivo, non solo in Toscana, di urbanizzazione pubblica e sostenibile di qualità, capace di preservare il tessuto storico e artistico dal quale si origina e, al contempo, di accogliere le più avanzante e innovative strategie di rigenerazione urbana.

Dai prossimi mesi vedremo infatti l’avvio di un processo trasformazione materiale, fisica, del Ceppo in un nuovo quartiere di stampo europeo, segnato dal verde diffuso di un grande parco attrezzato, libero dalle auto, di elevata qualità ambientale, urbanistica e architettonica, caratterizzato da numerose e qualificate funzioni pubbliche e da una modesta presenza residenziale di pregio. In tre anni dal trasferimento dell’ospedale, sono stati definiti tutti gli atti e tutte le risorse necessari all’avvio di lavori che cambieranno davvero e in meglio il volto della città.

La prossima primavera l’Ausl aprirà il cantiere delle demolizioni: stiamo parlando di circa 8.000 mq di superficie coperta, che saranno ricostruiti solo per la metà. Circa 4.000 mq di suolo attualmente occupati da edifici saranno dunque recuperati e destinati a verde pubblico. Nel nuovo quartiere che sorgerà il 75% delle funzioni previste saranno pubbliche, e tra queste oltre 16.000 mq saranno dedicati a funzioni culturali, museali, espositive e di servizio e alla Casa della città; oltre 21.000 mq verranno destinati a funzioni socio sanitarie. A differenza di quanto accaduto per l’area Ex Breda, per riattivare i lavori nella quale l’Amministrazione sta compiendo tutti gli atti necessari, la realizzazione di strade, piazze, del parcheggio e del parco avverrà con risorse pubbliche, anche derivanti in larga misura da fondi europei già assegnati al Comune, e non legate agli esiti incerti di investimenti privati.

La cronaca ci ricorda, purtroppo, ogni anno quanto fragile sia il territorio della nostra penisola. Siamo impegnati a risolvere in modo strutturale, in collaborazione con tutti gli enti competenti, a partire dal Genio civile e dal Consorzio di Bonifica, le questioni irrisolte relative all’assetto idraulico e idrogeologico del comune. Siamo già intervenuti sulla Bure, sull’Acqualunga, sul Bollacchione e sul Brusigliano fino al Bosco in città, che sta diventando un nuovo importante polmone verde per tutta la città; e operiamo sistematicamente per la ordinaria manutenzione dei fossi e delle caditoie. Moltissimo è ancora da fare e, per questo, continueremo ad investire energie e risorse per assicurare la sicurezza dei cittadini pistoiesi e delle nostre imprese.

Nella notte di San Bartolomeo, il centro Italia è stato svegliato da una terribile scossa di terremoto, alla quale altre sono seguite, portando lutti e disperazione. Una prova atroce nella quale i cittadini italiani hanno saputo dimostrare, di nuovo, la fibra del loro carattere e la capacità di non arrendersi. Anche tanti nostri concittadini hanno dato prova, ancora una volta, dello spirito di umana solidarietà che li anima: molti, tra i volontari del soccorso e dipendenti pubblici, hanno prestato servizio in quelle zone e altri, qui, hanno organizzato mostre, cene, appuntamenti musicali e di spettacolo, per raccogliere i fondi per quelle terre.

A tutti loro va il riconoscimento sincero e grato dell’Amministrazione comunale. Ai fratelli e alle sorelle di quelle terre, che ancora continuano a tremare, il sentimento profondo di vicinanza e affetto da parte di tutta la città. La storia del nostro Paese, costellata di troppi episodi come questi, ci consegna un insegnamento chiaro: la necessità e l’urgenza degli investimenti in un’edilizia di qualità, soprattutto per la sicurezza dei nostri edifici pubblici, a partire dalla scuole. È per questa fondamentale ragione che abbiamo investito negli ultimi anni oltre 5 milioni di euro per l’adeguamento delle scuole cittadine e la realizzazione di nuovi plessi. Uno sforzo che dovrà proseguire ulteriormente senza alcun rallentamento.

La sicurezza della nostra città è garantita ogni giorno dalle donne e dagli uomini delle forze dell’ordine, che tutti ringrazio per il lavoro che svolgono quotidianamente e che il prossimo anno saranno chiamati ad ulteriormente intensificare, per il rilievo che Pistoia assumerà anche sul piano nazionale ed internazionale, quale Capitale Italiana della Cultura. Così come lo scorso anno abbiamo festeggiato l’inaugurazione della nuova, bella sede della Guardia di Finanza, quest’anno sono particolarmente lieto che il personale della Questura, della Polizia Stradale e della Prefettura, oltre che quello degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, possano da qualche giorno disporre finalmente di una nuova sede, troppo a lungo attesa e finalmente adeguata alle esigenze non solo di quanti vi lavorano, ma anche dei cittadini che vi si recano. Anche questo risultato non era affatto scontato e voglio, in questa occasione, tornare a ringraziare, su tutti, pubblicamente per il suo impegno il prefetto Angelo Ciuni, uomo delle istituzioni di non comune sensibilità personale e civile.

Il 13 maggio di quest’anno abbiamo festeggiato un altro importante risultato: l’avvio dei lavori di raddoppio della ferrovia da Pistoia a Lucca. Per decenni abbiamo soltanto parlato di questa opera; adesso la stiamo vedendo realizzare, soprattutto grazie all’ottimo rapporto di collaborazione con le istituzioni nazionali e regionali e con le città a noi più vicine: in questo caso Lucca, ma quotidianamente e su moltissimi fronti, di sempre maggiore interesse comune, con Firenze, Empoli, Prato. Con l’Amministrazione pratese svolgeremo, a breve, una riflessione condivisa, le due giunte municipali, insieme, per affrontare argomenti che ormai eccedono la dimensione comunale, dalle politiche ambientali e della mobilità, a quelle sociali e culturali e per accompagnare e sostenere istituzionalmente i processi di fusione già positivamente in atto tra importanti enti e associazioni economiche dei nostri territori, a partire dalle camere di commercio.

Allo stesso modo si sta sensibilmente rafforzando – ed in questo Pistoia Capitale Italiana della Cultura determinerà certamente un’ulteriore, positiva accelerazione – la cooperazione con i comuni della provincia, che oggi trovano in un Ente provinciale, certamente affaticato da molte difficoltà, il luogo naturale della loro diretta rappresentanza.

Non da oggi penso, come ho anticipato nei mesi scorsi ai colleghi sindaci della montagna e della pianura pistoiese sino a Serravalle, che sia maturo il tempo per aprire una discussione pubblica, seria ed approfondita, sul necessario superamento dei nostri confini municipali. Abitiamo territori profondamente e intimamente connessi tra loro, sia dal punto di vista storico sia sotto il profilo sociale ed economico. Per dare risposte strutturali, all’altezza dei bisogni di coloro che abitano la nostra pianura, la nostra collina e la nostra montagna, per evitare il rischio di una potenziale marginalità abbiamo bisogno di definire in forma unitaria le linee strategiche di sviluppo infrastrutturale materiale e immateriale di questo nostro territorio. Lo stiamo già facendo, con risultati sin qui parziali, ma assolutamente promettenti per le politiche socio-sanitarie. Dovremo farlo, dal mio punto di vista, per tutte le altre politiche. Penso alla scelta coraggiosa e lungimirante di una innovazione istituzionale vera, che sappia mobilitare una partecipazione civile diffusa dei quasi duecentomila cittadini che in questa area vivono, e che cominci a prefigurare oggi una prospettiva di non breve momento, con l’obiettivo alto e appassionante di un unico comune.

Il primo immediato banco di prova per questo più vasto, ma già omogeneo territorio dovrebbe essere rappresentato da politiche ambientali rigorose e orientate ad una mobilità efficiente e sostenibile, come quelle delineate dal piano di azione comunale e dal piano urbano della mobilità sostenibile che il Comune di Pistoia sta discutendo da mesi e che è prossimo all’adozione in Consiglio comunale.

Con la bellezza e l’arte così diffuse nei nostri centri urbani, il nostro paesaggio, il verde delle nostre colline e delle nostre montagne rappresentano già un tratto riconoscibile della identità collettiva di questi nostri luoghi. Il Distretto vivaistico pistoiese, che non è certo patrimonio di un solo comune, dà già forma a suo modo quello che potremmo definire il più grande ed importante giardino d’Europa. Il nostro Appennino, con le sue stazioni sciistiche, la riserva naturale dell’Acquerino, l’osservatorio astronomico di San Marcello e i numerosi percorsi naturalisti del nostro Ecomuseo, potrebbero essere un veicolo straordinario di promozione turistica integrata.

Sarebbe bello riuscire a pensare, tutti insieme, a quella straordinaria suggestione propostaci da Andreas Kipar, nella sua prolusione introduttiva a Leggere la città di quest’anno, quella di candidare Pistoia in futuro, sul modello dell’esperienza già vissuta dalla città di Essen, a divenire Capitale Europea del Verde, dopo essere stata Capitale della Cultura. Rispetto ad un obiettivo come questo, inutile nasconderlo, siamo ancora, in particolare per il verde urbano, davvero lontani dall’essere adeguati, ma proprio per questo varrebbe la pena di moltiplicare gli sforzi. È comunque giusto farlo, e noi intendiamo doverosamente investire sempre di più in attenzione, professionalità e risorse per un netto miglioramento dei nostri parchi pubblici, degli spazi dedicati al gioco dei bambini, al tempo libero e allo sport.

La vera chiave di accesso al futuro è sempre stata e sempre più sarà, insieme al lavoro, il sapere inteso come il primo dei diritti di cittadinanza. Le politiche culturali, per le quali l’Amministrazione investe più del doppio della media nazionale, sono in questo senso il punto di orientamento fondamentale per tutte le altre politiche cittadine. Ciò che vale, ha sempre anche un costo. È per questo che abbiamo scelto di non tagliare, in un momento di crisi economica e sociale come quello che viviamo, l’investimento nelle politiche culturali, ma anzi di aumentarlo fino a destinarvi oltre il 5% del bilancio comunale. Tale decisione è stata premiata con lo straordinario riconoscimento di Pistoia come Capitale Italiana della Cultura per il 2017, e con altri significativi risultati, figli della medesima ispirazione, a partire dall’attribuzione, nel 2015, della qualifica di Centro di produzione nazionale all’Associazione Teatrale Pistoiese, unica nuova realtà in Italia ad entrare nel novero della stabilità teatrale. Pistoia sta così progressivamente acquisendo la notorietà che merita nel panorama nazionale e internazionale e vede accresciuta la propria capacità di attrarre risorse, sia pubbliche che private, viatico fondamentale per una nuova stagione di progresso non solo spirituale, ma anche economico ed occupazionale.

Continueremo convintamente, per la stessa ragione, ad investire, in quantità e qualità, nei nostri servizi educativi. Non intendiamo accontentarci della già solida realtà che essi rappresentano e che colloca, da alcuni decenni, Pistoia tra le migliori esperienze dal punto di vista delle pratiche pedagogiche in Italia e in Europa. Vogliamo facilitare l’accesso ai nostri servizi proseguendo nell’ampliamento e in una maggiore flessibilità di orari e tariffe, sempre nel segno dell’equità, e intendiamo sollecitare l’intera città a sperimentare sentieri nuovi, innovando e progettando nuove forme di relazione tra i nostri educatori, le famiglie e la comunità scientifica, ripensando così insieme, a partire dai più piccoli, quella comunità educante che dobbiamo dimostrare ogni giorno di saper essere.

Pistoia è una città laboriosa, di antiche tradizioni artigiane e operaie, che ha visto nella sua principale fabbrica di treni non soltanto il suo più importante centro produttivo, ma anche un motore di emancipazione politica e sociale. Pistoia, medaglia d’argento al valor militare per la Liberazione dal nazifascismo del Paese, è stata una città partigiana. Questa è la nostra identità. Questa è la Pistoia che nel 2017 presenteremo all’Italia e al mondo. Queste sono le radici che nutrono la città di oggi e che ci consentiranno di far crescere la speranza ai nuovi giorni. A tutti voi e alle vostre famiglie, anche a nome del presidente del Consiglio comunale, dell’intera assemblea consiliare e della giunta municipale, rivolgo i migliori auguri di buone feste e per un sereno 2017.

*sindaco di Pistoia

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