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Il conto di Boschi e Fedeli lo paga Renzi. Il conto della Raggi lo paghino i romani

di Nicola Cariglia*

Mi ero permesso in un precedente articolo di consigliare a Renzi una cosa non semplice né banale: ritirarsi per qualche anno, sparire, sfuggire all’abbraccio di quelli che facendo finta di sostenerlo si aggrappano a lui per sopravvivere e che lo trascineranno a fondo.

Avevo appena pubblicato l’articolo e una gentile signora me lo ha commentato beffardamente: “vi piacerebbe, eh?”.

Saranno passati, si e no, un paio di giorni e due altre signore si sono incaricate di dimostrare quanto giusto e saggio fosse il mio consiglio. Mi riferisco alla ex ministra Boschi, quella che spalancando gli occhioni ci aveva spiegato che se ne sarebbe andata in caso di sconfitta, perché lei e Matteo mica sono come gli altri. E mi riferisco alla neoministra Fedeli, quella che lamenta la troppa aggressività che in tanti ci mettono a rilevare l’errore “meramente lessicale” che aveva fatto passare per laurea un “nemmeno diploma” triennale che aveva coronato il suo percorso scolastico (dignitosissimo, se non si pretende spacciarsi per laureati).

Ecco, la Maria Elena che fa le bizze e punta i piedi per restare al governo e viene accontentata con il prestigioso incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e la Valeria che impavida sopravvive alle sue bugie, addirittura come ministra della pubblica istruzione e della ricerca, a chi saranno messe in carico dai loro disistimatori che certo non mancano mai quando si tratta di giudicare le donne e gli uomini della politica? Al presidente del consiglio Gentiloni? Nemmeno per sogno. Saranno rinfacciate a Matteo Renzi (e così tutte le prossime figuracce di questo governo), proprio per non essersi allontanato immediatamente dai posti di comando e per l’impazienza di cercare subito la sua rivincita.

Le due signore (ma subito parleremo anche di una terza) si sono dimostrate, a pieno titolo, tipiche esponenti della mai nata seconda repubblica. Cioè di una politica che si esaurisce tutta in un percorso autoreferenziale, ben al riparo dal popolo sovrano.

C’era un tempo in cui le cose non stavano così. Per farti largo nella jungla della politica dovevi prima frequentare e sgomitare nelle scuole dell’obbligo, cioè i partiti. E, poi, affrontare quella sorta di consacrazione universitaria che erano, all’epoca, le competizioni elettorali. E qui veniva il bello: il battesimo del fuoco e la consacrazione o la dannazione. Per ogni voto che riuscivi a conquistare, ti prendevi dagli elettori almeno dieci sonori “vaffa…”. E se non erano vaffa…erano estenuanti discussioni in contraddittorio con ogni sorta di argomentazioni che potevano mettere impietosamente a nudo la tua approssimazione e impreparazione. Ti veniva lo stato d’animo di chi deve imparare piuttosto che insegnare. E la cresta calava, oh si, se calava…

A riprotezione delle signore Boschi e Fedeli non ci sarebbe stato alcun circolo o giglio “magico” perché dagli elettori ci dovevi passare. E non una volta per tutte. In cinque anni, o anche meno, ci dovevi passare per le elezioni politiche, le regionali, le amministrative. Dopo di che il giro ricominciava. Ecco, le due signore che hanno impresso le loro stimmate al nuovo governo, non lo avrebbero potuto fare in regolamenti di conti nel chiuso delle stanze. E forse non si sarebbero nemmeno trovate in quelle stanze, essendo entrambe state elette a loro insaputa dagli elettori toscani del PD. Addirittura come capolista la Fedeli, della quale in Toscana si ignorava l’esistenza, figurarsi i meriti!

Esattamente gli stessi ragionamenti valgono per la politicamente sempre più stupida Virginia Raggi. Con una aggravante dettata, anche questa, dalla ignoranza. Per la seconda volta la sindaca ha chiesto scusa per la sua cialtronaggine a Beppe Grillo, non ai romani che l’hanno votata. E per la seconda volta ha fatto mostra della sua “cultura” totalitaria, anteponendo al suo ruolo istituzionale quello della appartenenza ad un partito. E’ un caso disperato ormai. C’è solo da sperare che a pagare i danni della disastrata situazione romana non sia chiamato l’intero Paese ma la città che, nell’ordine, ha saputo scegliere come primi cittadini Alemanno, Marino e Virginia Raggi.

*direttore www.pensalibero.it

 

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