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Raddoppio ferroviario, la Fit Cisl si preoccupi delle modalità dell'appalto

Montecatini - Per la seconda volta il segretario della Fit-Cisl entra a gamba tesa sul raddoppio ferroviario senza, come molti, conoscere la realtà.

Un sindacato come quello rappresentato da Stefano Boni, dovrebbe invece preoccuparsi della sommarietà con cui è stata gestita questa vicenda: mancanza di un progetto guida di tutto il tratto da realizzare, la mancata conoscenza da parte di Rfi, della realtà territoriale e soprattutto la realizzazione dei lavori per 2 milioni di euro alla stazione centrale di Montecatini e l’appalto dei lavori Pistoia-Montecatini senza un progetto di fattibilità dell’attraversamento di Montecatini.

Perché il sindacato non si è preoccupato delle modalità di appalto del tratto Pistoia –Montecatini e del fatto che una sola ditta ha partecipato alla gara di appalto di circa 200 milioni di euro? Perché chiede al solo comune di Montecatini di farsi carico di tutte le responsabilità, sia in termini di sostenibilità ambientale, sia del bene collettivo dei cittadini, in tema di mobilità, sviluppo e posti di lavoro? Perché assolve invece la Regione e RFI che hanno deciso, sopra le nostre teste, pensando l’una a infierire sui territori senza richieste di valorizzazione dei luoghi e senza una preventiva verifica della compatibilità e la seconda con l’obiettivo primario del profitto tout court?

Il raddoppio della ferrovia lo ripetiamo è un’opera che, così come pensata e in parte progettata, inciderà negativamente su tutto il territorio e nessuno si è opposto tranne il Comune di Montecatini Terme con la mozione in Consiglio comunale denominata “A raso non si passa”, anche se in considerevole ritardo! Noi non possiamo accettare che si possa lasciare in mano a Rfi la gestione della pianificazione senza che vi siano stati né informazione né confronti con le popolazioni mentre le stesse amministrazioni comunali hanno subito rimanendo passive di fronte ai “poteri” forti che la Regione e il Governo hanno conferito a Rfi.

Noi come comitato abbiamo chiesto, in data 5 maggio 2016, l’apertura del dibattito pubblico come obbligatoriamente previsto dalla Legge regionale 46/2013 per le opere superiori a 50 milioni di euro. L’autorità per la partecipazione con nota in data 9 agosto 2016 ha chiesto, al fine di attivare il dibattito, un appuntamento all'ing. Efisio Murgia – direttore Rete ferroviaria italiana- che non ci risulta che abbia risposto!

Vogliamo inoltre di nuovo evidenziare che i costi per la realizzazione della sopraelevata nel tratto di attraversamento dell’abitato di Montecatini sono compatibili con quelli della realizzazione a raso e che l’impatto di questa soluzione, se realizzata con strutture leggere, non sarà peggiore della soluzione di “semplice affiancamento di un binario a quello esistente” e il rumore già oggi, specie presso la stazione Montecatini centro, è piuttosto elevato. Il rumore sarà equivalente sia per la soluzione a raso che per quella sopraelevata in quanto non potrà superare i valori limite assoluti come previsti dal Dpr 459/98.

Risulta comunque ingiustificato che un sindacato sia appiattito sulle posizioni di Rfi che ad oggi ha dimostrato, in particolare nell’ultimo incontro avuto con i sindaci, di non conoscere il territorio e quindi rea di aver presentato ipotesi assolutamente incongrue rispetto alla realtà urbanistico territoriale. Per quanto riguarda il fermo linea di due anni in caso di realizzazione della sopraelevata è assolutamente falso, anzi i tecnici da noi interpellati sostengono che l’ipotesi consentirebbe tranquillamente di mantenere in esercizio la linea e l’interruzione, che con qualsiasi ipotesi dovrà comunque essere messa in conto, al massimo potrebbe essere di 3/4 mesi. Al centro non ci può essere la velocità e il profitto ma la qualità del progetto e la valorizzazione dei luoghi.

Crediamo che un sindacato non possa pensare di giustificare acriticamente la distruzione di una piccola città turistica e in generale di un territorio, sbandierando il progresso e la mobilità dei lavoratori senza pensare all’economia turistica, peraltro molto fragile, su cui si basa l’economia di Montecatini e della Valdinievole.

E’ proprio in virtù di questo che il nostro comitato si è mosso per favorire un progetto condiviso con le comunità, per la realizzazione delle opere nel rispetto del territorio e non certo per osteggiare il “progresso”. Ricordiamo ancora che la ferrovia a Montecatini attraversa il centro della città e rischia, con un progetto sbagliato, non solo di far perdere l’unica occasione di riqualificazione urbana per gli anni a venire ma di infliggere una compromissione urbanistica e sociale all’abitato tale da danneggiare in modo irrimediabile l’immagine turistica della città e conseguentemente della sua economia.

A tal proposito vogliamo, di nuovo, segnalare che sulla costa ligure e adriatica, in occasione del raddoppio delle linee ferroviarie, queste sono state spostate verso l’interno liberando la costa e creando un’occasione unica e insperata di valorizzazione del territorio con la creazione, sui vecchi tracciati, di piste ciclabili incentivando la mobilità dolce e dando così un nuovo impulso al turismo.

La nostra Regione invece cosa ha fatto? Niente, anzi ha avallato l’irragionevole distruzione di territori ad alto valore ambientale, come nel caso di Serravalle, e la divisione dell’abitato di Montecatini Terme, città che ambisce ad entrare nel patrimonio dell’umanità, con un corridoio ferroviario che la trancia in due.

Il ritardo nella presentazione del progetto ci fa riflettere sul fatto che le problematicità, che i comitati hanno rappresentato e che sindaco Bellandi ha evidenziato contro la realizzazione a raso, hanno sicuramente messo in evidenza la fragilità di una previsione astratta che si scontra con la realtà urbanistica e geologica del territorio montecatinese.

Auspichiamo per l’anno nuovo l’avvio del dibattito pubblico e il sereno confronto su un progetto che riqualifichi e valorizzi il nostro territorio.

Comitato Montecatini una sola

 

 

 

 

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