Giovedì, 05 Gennaio 2017 09:02

Lo volete davvero il partito nuovo? Allora cacciate i soldi…

di Nicola Cariglia*

Chiedo scusa se il mio approccio con il nuovo anno avrà toni che poco si addicono al roseo buonismo tipico della circostanza.

Ma si stanno profilando speranze e iniziative che, se non attentamente meditate e preparate, inevitabilmente porteranno amarezze e delusioni già sperimentate, a più riprese, in passato.

Dunque: le aspettative di leggi elettorali con il metodo proporzionale, unite alla crisi degli attuali partiti che appare irreversibile, stanno dando carburante al sogno, mai abbandonato di dare vita ad un partito nuovo che raccolga una buona parte degli insoddisfatti dell’attuale panorama politico italiano.

Senza girare troppo attorno al nocciolo del problema, ancora una volta la grande assente, in questo panorama, è la cultura politica laica, liberale e socialista. In Italia non è mai stata maggioritaria, ma nel corso della prima repubblica ha avuto parte fondamentale nelle scelte più importanti e positive: quelle che hanno fatto crescere il Paese collocandolo dalla parte giusta quando il Mondo era diviso tra Occidente liberale e blocco sovietico e comunista. Senza disconoscere i meriti della Democrazia Cristiana, gradissimo elemento di stabilità nonostante le sue numerose correnti, i partiti che rappresentavano questa cultura si accollarono il compito di dettare i tempi dello straorinario processo di crescita che portò l’Italia a diventare, da Paese prevalentemente agricolo, la quinta potenza industrializzata del mondo. Le riforme, fatte e non solo proclamate, la fecero crescere economicamente, culturalmente, civilmente. E a queste riforme i partiti di cultura laica, liberale e socialista, ancorchè minoritari, fornirono la spinta propulsiva.

Ma togliamo subito ogni dubbio: nessuno pensi di riproporre quei partiti. Viviamo in un altro mondo, quei partiti non esistono, e, se esistessero, sarebbero solo chiamati a rispondere degli errori che, nella fase finale si aggiunsero agli indubbi meriti. Perché in politica, si sa, nessuno ti premia per i meriti e, come se non bastasse, nessuno ti perdona gli errori.

Da quella cultura e da quelle radici politiche potrebbe, invece germogliare un soggetto nuovo, a condizione di non ripetere gli sbagli che hanno accompagnato i precedenti, sfortunati e improvvisati tentativi.

Due sono, a mio avviso, gli errori da evitare come la peste. Il primo: non esiste un patrimonio politico da preservare e nessuno ne è il detentore. Chi si illudesse di mettere a frutto antiche sigle e siglette si metta l’animo in pace: non funziona.

Il secondo è ancora più importante. Chi volesse con serietà perseguire la strada verso un soggetto che rappresenti una valida alternativa, politicamente e culturalmente più credibile degli attuali squinternati partiti, non faccia affidamento sulle incrollabili e generose militanze, sulle fedeltà agli ideali ed altri requisiti individuali che pure rappresentano elementi identitari importanti. Al principio di tutto, per una impresa del genere, non c’è il “verbo”, il credo, la discussione. All’inizio, mi si scusi la volgarità, ci sono i soldi, il propellente finanziario. Insomma: lo volete questo benedetto partito nuovo, questa opportunità per uscire dalle frustrazioni di un brontolio inconcludente? Se sì, cacciate i soldi. Si parta da diecimila italiani disposti a mettere ognuno due o trecento euro, tanto per partire. Il resto, i sofismi, il capello spaccato in quattro, le cariche, etc., venga dopo. Per una volta, si eviti il rito delle “grandi” e strombazzate riunioni con le centinaia di adepti che nessuno è in grado di controllare. No, solo un gruppo di lavoro per raggiungere l’obbiettivo dei diecimila italiani che versano i soldi. Due o tre galantuomini che siano i garanti e poi, tagliato questo primo traguardo, una Convention per deliberare statuto e organizzazione. Per cortesia, non mi dite che occorre prima stabilire identità, collocazione, programmi. Non di questo c’è bisogno (dopo tanti anni sarebbe assurdo non darlo per scontato), ma di sapere se abbiamo intenzioni serie. E niente vincola e garantisce quanto la sottoscrizione di una quota associativa.

Dimenticavo: buon anno e buona fortuna a questa pazza idea.

*direttore www.pensalibero.it

 

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