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Ho molto lavorato, e molto sbagliato

di Samuele Bertinelli*

Nella mia vita avevo provato tanti sentimenti. Orgoglio, rabbia, amore, delusione. Da sindaco ho dovuto imparare anche il senso acre della vergogna, che non avevo mai conosciuto prima.

Mi sono vergognato per l’erba alta e i giochi inutilizzabili nei giardini, per le perdite d’acqua lungo le strade non riparate per settimane, per quei vetri a scuola che sono rimasti rotti per un tempo indecentemente lungo. Per alcune ferite aperte, come quella del pallone di pattinaggio, e per interventi molto attesi, come quello per la complessiva qualificazione di piazza della Resistenza, rimandati di stagione in stagione. Mi sono vergognato tutte le volte che un cittadino si è sentito umiliato, offeso, non considerato dall'amministrazione comunale.

Di tutto questo, e di molto altro, che non funziona adeguatamente e dovrebbe invece funzionare, mi sento responsabile. Di certo, mi sono adoperato sempre, senza risparmio di energie, per risolvere i problemi, piccoli e grandi, che mi sono stati segnalati. In particolare quelli dei più deboli e di coloro che sono senza voce. Non mi sono mai voltato da un’altra parte.

Ho esercitato la funzione di sindaco, avvalendomi di tutti i poteri conferiti al sindaco dalla legge, per il bene della città e di tutte le pistoiesi e i pistoiesi, nessuno escluso. Ho molto lavorato, e molto sbagliato. Ho cercato tenacemente di aprire un nuovo orizzonte per la città, di governare il presente con gli occhi del futuro. La città vive infatti ogni giorno, e si tratta di raccordare, più e meglio di quanto io non sia riuscito a fare, queste due dimensioni. Tra i molti messaggi di queste ore, ho ricevuto una lettera bella e appassionata, di un “babbo pendolare” che viene da Bari e vive dal 2006 a Pistoia con la sua famiglia, il quale ha deciso di non votarmi lo scorso 11 giugno.

Antonio dice di “qualcosa che si è rotto”, ad un certo punto, nel mio rapporto con la città. Ha ragione. La mia quotidiana preoccupazione per evitare tra i marosi scogli alla città ed orientarne la rotta verso un orizzonte finalmente sereno e disteso ha assorbito il mio tempo e le mie energie. Non ha però consumato la mia passione, la mia curiosità per ogni essere vivente, il mio innamoramento per questa terra, nella quale sono nato, dove ho deciso di vivere, e dove – soprattutto – ho scelto con la compagna della mia vita di far crescere mia figlia.

Ho scoperto che per fare bene il sindaco non bisogna fare solo il sindaco, perché il sindaco non è solo il cittadino con le maggiori responsabilità amministrative, ma anche la guida di una comunità, che deve essere confidente, fisicamente presente, affettuosamente in rapporto con tutti i suoi “figli”. Anche io ho bisogno di questa immersione nella quotidianità pistoiese, di questo rapporto con la città, per vivere meglio, per poter dare qualche volta la buona notte ad Adele e cantare con lei, per condividere delle radure di tempo liberato con la mia famiglia, i miei amici ed in particolare con Aurora, alla quale devo tutto. Per essere un sindaco migliore.

Antonio mi ha anche scritto di sapere per esperienza che in una città guidata dalla destra - che troppo spesso, anche a Pistoia, sembra confondere l’arte del governo democratico, con la bramosia di comandare - il vivere diventa non infrequentemente “mortificante, adombra di grigiore, ratifica il desiderio di conformarsi alle voci prepotenti del mondo”, perché più in profondità delle singole scelte cambia il “significato del vivere meglio”, mutano “le ragioni delle scelte prima delle scelte”, e si tende in realtà ad “offuscare le differenze tra le scelte”.

Lo credo anche io. Senza ideologismi, senza agitare fantasmi, senza scomodare l’antifascismo, pur nella consapevolezza che chi si candidi a guidare una città medaglia d’argento al valor militare per la liberazione ed a rappresentare le istituzioni democratiche dovrebbe sentire per primo il dovere di dichiarare con assoluta chiarezza il proprio antifascismo, che è – semplicemente – ciò su cui si fonda la Repubblica italiana.

Antonio mi chiede di vincere queste elezioni, perché Pistoia è anche un po’ sua. Io il mio impegno a realizzare una sintonia nuova con la città lo sto già praticando.

Per questo sto già battendo strade nuove, fedele a quel che sono, cambiando quel che c’è da cambiare. Anche per questo, con l’impegno di tutte le donne e gli uomini del centro sinistra, e di tutte le persone di buon senso e di buona volontà, vinceremo le elezioni amministrative il prossimo 25 giugno.

Per la Pistoia che amiamo e vogliamo continuare a costruire: una città autenticamente democratica, solidale, aperta, civile.

* sindaco di Pistoia, candidato in corsa per il secondo mandato

 

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