Contenuto Principale

Sul caso don Biancalani andiamo più in profondità

I profughi al lavoro per cucire i vestiti della prima comunione I profughi al lavoro per cucire i vestiti della prima comunione

di Francesco Lauria

Pistoia - Anche se sono convinto che la bolla mediatica si smorzerà presto, confesso che sono un po' disorientato da quello che sta avvenendo a Pistoia.

Amici, colleghi da ogni parte d'Italia (e non solo) mi chiedono se conosco don Biancalani.
Ricevo appelli da altre persone, sicuramente non praticanti, forse persino non credenti, a partecipare domenica alla Messa a Vicofaro dopo le - oggettivamente allucinanti e farneticanti - dichiarazioni intimidatorie di Forza Nuova.
Molte volte sono stato a Messa alla Chiesa di Vicofaro, ho apprezzato anche diverse iniziative collaterali, dal mercato della terra a numerose attività culturali e sociali messe in campo.
Il foglio della parrocchia che evoca le "Esperienze pastorali" di don Milani è sempre una lettura stimolante. Ritengo, inoltre, che la scelta di don Massimo Biancalani, così come quella di don Alessandro Carmignani, già da molto tempo, di aprire ai progetti di accoglienza ai rifugiati i locali parrocchiali, in raccordo con i sistemi pubblici, sia stata lungimirante e assolutamente positiva.
Detto questo sono convinto che, non per la prima volta, don Massimo Biancalani abbia sbagliato, usando i social network in modo "esibitivo", parlando troppo spesso al posto dei migranti, togliendo loro, in questo specifico caso, non generalizzo, indirettamente la parola e la voce.
Era già successo mesi fa, quando, senza alcun confronto con la comunità islamica pistoiese era entrato, a mio modesto parere, in maniera maldestra, nel dibattito sulla costruzione della moschea a Pistoia sempre via Facebook.
Il mio semplice dissociarmi non tanto nel merito, ma nel metodo, mi aveva portato, da parte sua, ad insulti e persino minacce di querele. Qualcosa, sinceramente, di allucinante.
Nonostante questo non ho desistito dall'andare a Messa, pur saltuariamente, a Vicofaro, e ad andare oltre, perché non ha senso serbare rancori, anzi ricevetti insulti e attacchi pesantissimi quando, utilizzando le parole di Padre Ernesto Balducci, stigmatizzai la scelta, orrenda, dal candidato sindaco di CasaPound a Pistoia, di disertare il dibattito a Vicofaro sulle elezioni amministrative, solo perché non voleva condividere il pane preparato da migranti e rifugiati accolti in parrocchia.
Perché scrivo tutto questo?
Per due motivi: don Massimo Biancalani non va idolatrato, non è un novello don Milani, ha pregi e difetti, spesso è molto, troppo impulsivo e paradossalmente davvero scarsamente capace di dialogo con chi non la pensa esattamente come lui.
Il secondo, più importante, è il clima che sta montando, irrespirabile e superficiale sui temi dell'immigrazione, dell'accoglienza, dello ius soli temperato, etc.
La politica sembra svanire, capace solo di manganelli, di respingimenti, schieramenti a priori, priva di progetto ad ogni livello: comunale, provinciale, regionale, nazionale ed europeo.
Gli stessi che organizzano i sit in e la partecipazione militante alla Messa di Vicofaro domani mattina, sono estremamente timidi nel promuovere politiche vere di accoglienza e integrazione diffusa.
Certamente è importante non lasciare solo don Biancalani, e soprattutto i ragazzi accolti a Vicofaro, di fronte alle becere e mai da sottovalutare, minacce fasciste.
Certamente non è possibile voltarsi dall'altra parte.
Ma c'è modo e modo.
Ci vuole più profondità e prospettiva, meno calcoli, sensazionalismo, direi conformismo opportunista.
Bisogna cambiare e convertire lo sguardo.
E' bene che intorno al parroco e a questi ragazzi, almeno domenica alla Messa, discorso diverso vale per le altre situazioni, si stringa in primis la comunità parrocchiale, non sigle politiche autoreferenziali alla ricerca più di una rivincita post elettorale che di una mobilitazione consapevole delle coscienze.
Anche le istituzioni devono fare un passo avanti, considerando anche il contesto "pubblico" dell'accoglienza dei richiedenti asilo presenti a Vicofaro, prendendosi le proprie responsabilità.
Forse però, lo stesso don Biancalani dovrebbe riflettere molto di più su come includere, dialogare, ricucire. Un esempio sono le belle e significative tonache realizzate, sempre a Vicofaro, dai ragazzi accolti, spesso musulmani, per i bambini e le bambine della prima comunione.
Di fronte a chi incendia, bisogna mettere in campo una foresta che cresce, risposte inclusive, relazioni durature e profonde, non un protagonismo apparentemente eroico, ma spesso, mi spiace dirlo, anche un po' superficiale e, talvolta, controproducente.

Ci stiamo dimenticando, come ci ricorda molto bene Luciano Manicardi, che la vita implica l'accettazione dell'alterità e della differenza. Un'etica della cura che si assuma la responsabilità dell'altro come fratello non si può certamente rifugiare solo nell'affermazione astratta dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani. Ma accettare l'altro significa proprio accettarlo nella sua diversità e differenza. Se non si accolgono le differenze di cui l'altro è portatore, invece di instaurare pratiche di prossimità e di fraternità si instaurano pratiche di umiliazione. In questo errore, è bene ricordarlo, possiamo incappare tutti.

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Ricerca / Colonna destra

Cerca nel sito

Reportpistoia su Facebook