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Renzi e la bufala dell'ambientalismo del Pd

Fabrizio Geri Fabrizio Geri

di Fabrizio Geri*

Senza alcun dubbio Renzi rimane il politico occidentale più sopravvalutato dai tempi dell’uomo di Altamura.

Ulteriore dimostrazione è arrivata il 12 settembre scorso quando, con una lettera al giornale amico Repubblica, questa caricatura di statista si è autoproclamato paladino dell’ambiente definendo il Pd come “il partito più ambientalista d’Italia”.

Pochissimi hanno replicato.Come coportavoce dei Verdi di Pistoia ho il dovere di fare chiarezza, evidenziando che in Italia proprio il Pd e il suo segretario sono e si sono mostrati l’ostacolo a un moderno ambientalismo di governo. Peggio di Berlusconi, che almeno non aveva l’ipocrisia di lodarsi per qualità del tutto assenti.

Tra le bombe del Bomba, notevole è quella del rivendicato piano urbanistico fiorentino a volumi zero: non si trattò infatti di una scelta ma di una necessità, in quanto il comune di Firenze è saturo e quindi non si può costruire.

Prendiamo poi la democratica Toscana: se in tutta Europa si pianificano gli insediamenti commerciali insieme alla mobilità, da noi le varie cittadelle del commercio di area vasta (tipo Gigli, Omnia etc) non sono servite da ferrovia. Roba da processare per alto tradimento e fucilare i responsabili. Del resto anche vantarsi di aver messo a norma gli scarichi in Arno è sintomatico dello spessore del personaggio: la Toscana era sotto infrazione comunitaria e collegare gli scarichi ai depuratori non era ambientalismo ma il minimo per una città del mondo civile.

Passo ora ai gloriosi mille giorni di Governo, compreso un semestre di presidenza europeo su cui “Chi l’ha visto” manderà in onda un servizio speciale.

Mentre l’Italia sistematicamente viene scossa da terremoti, frana, si allaga e brucia, con danni di miliardi di euro, le risorse dei cittadini non vengono investite in prevenzione e nella lotta alle calamità naturali, bensì in quelle grandi opere inutili favorite dallo “Sblocca Italia”. Inutili perché, diversamente, si sosterrebbero senza spesa pubblica ma reperendo i capitali sui mercati e attirando investitori privati e non il solito capitalismo di relazione. Parlo dei De Benedetti, Marcegaglia etc. Inoltre, mentre la prossima capitale europea della cultura, Matera, non è raggiunta da ferrovia, e il resto del meridione non sta certo benissimo quanto a trasporto di merci e persone su ferro, il segretario del Pd ha riesumato pure il ponte sullo stretto di Messina.

Su abusivismo edilizio e mancati abbattimenti rammento che le regioni più critiche, Campania e Sicilia, sono guidate dal PD. Sorvolo sui Sin (Siti d’interesse nazionale) da bonificare, cioè le varie terre dei fuochi, su cui mancano risorse e ricordo che con Renzi c’è stato il primo calo delle energie rinnovabili in Italia.

Ripensando infine ai 15 miliardi di sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, all’Italia sul podio comunitario per morti prematura per emissioni di micro polveri e ossidi di azoto (fonte Agenzia europea dell’ambiente) e al referendum contro le trivelle e gli ulteriori regali ai petrolieri, continuo a chiedermi: quando finalmente gli iscritti del Pd inviteranno il loro segretario a ritirarsi dalla politica, come peraltro promesso in caso di sconfitta del referendum costituzionale?

* coportavoce Verdi-Arcobaleno su Pistoia

 

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