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Eduscopio, uno strumento utile per capire gli esiti del lavoro degli studenti

di Daniela Fedi*

Pistoia - Grazie alla Fondazione Agnelli possiamo sapere se le scuole superiori del nostro territorio sono in grado di preparare i nostri ragazzi all'università o al mondo del lavoro e confrontarle con quelle che si trovano in un raggio di 10, 20 o 30 chilometri.

In questi giorni il rapporto eduscopio.it è stato pubblicato on line nell’edizione 2017/18. L’idea di fondo del progetto è quella di valutare gli esiti del lavoro svolto dai nostri ragazzi nelle scuole superiori. Ovvero, una volta diplomati, quanti di loro hanno trovato lavoro entro due anni dal diploma? Quanti di loro sono preparati ad affrontare l’università superando il primo anno di corso? La risposta a queste domande è fornita da una piattaforma dal facilissimo accesso che permette di vedere gli indici di successo dei diplomati di ogni scuola d’Italia. E di confrontare le scuole dello stesso indirizzo, presenti sul nostro territorio, in base a quanto sono capaci di sfornare ragazzi preparati ad affrontare il mondo del lavoro o l’università.

Per ciascuna scuola selezionata, inoltre,eduscopio.it fornisce una serie di informazioni interessanti, come l’articolazione dei percorsi universitari successivi a ciascun indirizzo, le percentuali di successo post diploma, ecc. Alle informazioni si può accedere secondo due filoni, in base all’obiettivo della ricerca svolta da ciascun utente. C’è il percorso post diploma tecnico e professionale che misura e confronta la probabilità che i ragazzi trovino un lavoro nei due anni successivi ed in quale percentuale lo troveranno in un ambito affine al loro percorso di studi. L’altro filone indaga invece la capacità di tutte le scuole superiori di preparare i propri diplomati ad affrontare l’università. In questo secondo filone di ricerca sono misurate, fra l’altro, le immatricolazioni, gli esami sostenuti, i voti, i crediti acquisiti dagli studenti al primo anno di università, quello maggiormente influenzato dal lavoro fatto durante gli anni della scuola secondaria. Tutto ciò avvalendosi dei dati amministrativi relativi alle carriere universitarie e lavorative dei singoli diplomati raccolti dai Ministeri competenti. Questi indicatori vogliono riflettere la qualità degli “impianti formativi”, la bontà dei metodi didattici e di studio, l’efficacia dei servizi di orientamento in uscita offerti dalle scuole di provenienza.

Per coloro che non proseguono gli studi e preferiscono entrare rapidamente nel mondo del lavoro, eduscopio.it verifica se hanno trovato un’occupazione, quanto rapidamente hanno ottenuto un contratto di durata significativa, se il lavoro ottenuto è coerente con gli studi compiuti o se invece è un lavoro qualsiasi. Infatti, la missione principale degli istituti tecnici e professionali è proprio quella di fornire competenze adeguate e immediatamente spendibili in termini lavorativi, curando in particolare la delicata fase di avvicinamento e ingresso al mondo del lavoro. La transizione scuola-lavoro che con la Buona Scuola dovrebbe essere facilitata lavorandoci già durante il triennio delle superiore mediante le attività di Alternanza Scuola-Lavoro.

Per una famiglia, dunque, è possibile arricchire di preziose informazioni il processo decisionale che avvierà il proprio pargolo alla scelta della scuola superiore e poi ad un lavoro.

Ma queste informazioni sono importanti solo per le famiglie?

Le scuole non dovrebbero interessarsi a queste informazioni? E chi governa i territori - interessandosi (necessariamente) di sviluppo economico e culturale - non dovrebbe promuoverne l’utilizzo da parte delle scuole per verificare oggettivamente il conseguimento della loro missione formativa? E non dovrebbe anche stare al fianco delle scuole organizzando per loro, ad es., un Comitato Tecnico-Scientifico (previsto già dalla Riforma Gelmini del 2010) unitario, che faciliti le scuole nel permettere ai propri studenti di vivere esperienze di lavoro significative durante l’Alternanza S-L obbligatoria per legge?

Lo sviluppo ed il benessere di un territorio dipendono fortemente da due indicatori fondamentali: il livello di istruzione ed il tasso di disoccupazione giovanile. E questo rapporto potrebbe aiutare molto le scuole – in un dialogo collaborativo con imprese e istituzioni - ad individuare su quali ambiti sono più carenti e lì intervenire, per migliorare la propria offerta formativa ed essere più efficaci nello svolgimento del proprio ruolo istituzionale. Soprattutto se sono scuole pubbliche.

Allora perché non lo fanno? Perché Eduscopio è usato in alcuni territori più che in altri?

La risposta a questa domanda ce la fornisce uno studio del Dipartimento di Economia e Finanza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Partendo dai dati di accesso ad eduscopio.it comune per comune, fino alla scorsa edizione, lo studio mostra che la domanda di informazione è più elevata nei territori dove è più alta la dotazione di capitale umano ed economico, quelli cioè con livelli di scolarità e di reddito più elevati. Mentre l’altro fattore determinante è la copertura mediatica.

Allora (forse) potremmo concludere un paio di cose.

1.La bassa attenzione generale per la qualità della formazione induce le testate a dare poco peso ai rapporti che la misurano innescando il paradosso di non promuoverne l’attenzione.

2. Nella nostra città non c’è diffusa consapevolezza della correlazione diretta fra qualità della formazione e capacità di crescita economica del territorio.

Senza indagare le origini antropologiche di questa condizione, l’auspicio è quello di occuparsi di più di quanto le nostre scuole siano o meno in grado di incrementare il capitale umano e promuovere la crescita economica. La sviluppo dei territori passa anche da qui.

*coordinatrice GdL Economia Associazione Progetto Pistoia

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