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Patti di territorio contro l'abbandono delle periferie. Il caso di Santomoro

di Francesca Matteoni

Pistoia - Pochi giorni fa quale presidente del Centro sociale di Santomoro ho firmato il patto di collaborazione con il comune.

Un patto reso possibile grazie al nuovo regolamento per la partecipazione attiva dei cittadini alla cura dei beni comuni, promosso dalla giunta Bertinelli e approvato dal Consiglio comunale nel novembre 2016.

Tra vecchi e nuovi ho avuto modo di vedere che sono stati stretti oltre quaranta patti e questo mi fa molto piacere, perché significa riconoscere a chi abita i territori una maggior conoscenza delle necessità e dei desideri di ogni realtà specifica.

Il Centro sociale esiste da quasi trent’anni ed è allocato in una ex-scuola comunale, che una volta smantellata è stata rivendicata dai paesani (anzi dalle paesane), per trasformarla in centro di incontri, condivisioni, feste e attività. Il nostro progetto per il triennio 2017-2019 è consultabile sulla pagina del blog, a questo indirizzo: http://santomorocentrosociale.blogspot.it/2017/11/patto-di-collaborazione-progetto-per-il.html. Grazie al regolamento tutto è più documentabile e anche il nostro ruolo all’interno del paese è più chiaro – secondo la voce del bando, riceviamo infatti un contributo per varie iniziative sociali, fra cui la forte collaborazione con la Scuola Primaria dell’Infanzia Lo Scoiattolo, a pochi metri di distanza, i cui bambini ospitiamo spesso per laboratori creativi, per mostre, per le feste del libro e nell’estate, in un centro estivo gratuito, due o tre mattine alla settimana.

Insisto su questa relazione perché sensibilizzare i bambini con entusiasmo ai luoghi speciali dove vivono, vanno a scuola, fanno amicizia, è la prima via per arginare lo spopolamento delle periferie ed è il modo per mantenere e rinnovare la memoria, i legami solidali, un senso di appartenenza curioso e aperto, consapevole della bellezza dell’impegno gratuito. Qui infatti siamo tutti volontari, discendiamo, come molti altri amici della Valle, da una stirpe strana di individui, uniti nello spirito più che nel sangue, che si sente ripagata dalla gioia degli altri e per questo dedica molto del tempo alla gestione e alla reinvenzione dei territori. Tutto questo è fortemente politico nel senso primo del termine: attiene alla città, a come e secondo quali principi si decide di amministrare la cosa pubblica. Fiducia invece di sospetto, pubblico invece di privato, comunità aperte invece che deresponsabilizzate.

Al nuovo regolamento l’attuale amministrazione, allora all’opposizione, forse per troppa immedesimazione nel ruolo, si oppose. Forse non comprendendo il valore di questa scelta, senza però un vero interessamento alle realtà territoriali, dato che, almeno da queste parti, non si sono visti mai molto nel passato, sebbene nel tempo ci siano venute a trovare persone perfino da fuori città.

Ecco, vorrei chiarire per chi ora ha il dovere di amministrarci e quindi di conoscerci, che il nuovo regolamento non è una procedura scaricabarile, ma un modo per tenere vivo il tessuto urbano perfino in quei margini faticosi da raggiungere, poco adatti all’aperitivo, ma con ancora moltissima storia da raccontare, combattività e desiderio di non sparire. Andando a dare una lettura al verbale dell’allora consiglio comunale, anzi, si può proprio dire che per esempio i timori dell’assessore Semplici, siano stati smentiti, visto l’alto numero di contraenti e il buon esito dei patti. E per quanto riguarda le premure sul controllo dell’attuale assessore Sabella – incredibile, ma vero resistono persone che pur senza vigilanza poliziesca sono capaci di perseguire interessi collettivi e non solo privati e di solito sono proprio quelle persone autenticamente di sinistra, sebbene l’ultima moda strizzi l’occhiolino alla dissoluzione di destre e sinistre e tutti amiconi, in alto i cuori… Un vecchio ritornello che sembra uscire dalle bocche del gatto e della volpe, mentre invitano uno smarrito Pinocchio a sbarazzarsi dell’abbecedario per lasciarsi vendere al circo delle marionette. Ritengo invece che i risultati del lavoro comunitario saranno resi più evidenti proprio grazie all’impegno scritto, alla risposta che viene quando si opera nella fiducia.

Che misteriosa parola: fiducia. La ripeteva, sempre in quel consiglio, l’allora Vicesindaco Belliti, auspicandosene la crescita fra istituzioni e cittadinanza tutta. Io credo che quel sogno non sia ancora finito. E noi siamo qui per ripetere che la città è di tutti, anche se chi amministra magari a tutti non pensa, che il pubblico ha per noi un valore insostituibile, che i cigli, i cippi, le strade, le piccole biblioteche, le feste paesane sono la nostra casa e la amiamo, per questo siamo in grado di prendercene cura.

Questa è la nostra dignità. Ringrazio la giunta che ce l’ha riconosciuta, decidendo di investire nelle periferie, ma soprattutto in chi le abita, conferendo ruoli di responsabilità che sono un modo molto forte e bello per chiamarci a esistere, resistere. Grazie Daniela, grazie Samuele.

La lista dei patti di collaborazione, consultabile e in aggiornamento sul sito del comune: https://www.comune.pistoia.it/1693/Patti-di-collaborazione/

 

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