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Bye Blues, un viaggio nel tempo attraverso la storia del Pistoia Blues

Led Zeppelin Led Zeppelin

di Alessandro Giovannelli

Pistoia - Il film, di genere fantastico, si intitola “I concerti pistoiesi che avrei voluto vedere ma che, per ovvie ragioni, non ho potuto vedere”.

Non suona molto bene, come titolo. Anzi, è proprio brutto. Ma tant'è. Cinque viaggi (più ritorno) a disposizione. Non una tappa di più. Speciale mezzo di trasporto, per l'occasione: una bella macchina del tempo (mi piace immaginarla come una fiammante “DeLorean”). Primo viaggio: dal 2017 al 14 luglio 1980. Sarei nato di lì ad un paio di mesi. E, devo ammetterlo, fa un certo effetto tornare a prima della propria nascita. Ma, come di tutte le storie belle, anche di questa non possiamo perderci l'inizio.

L'atto di nascita.

Rimango nel 1980 per un paio di giorni e, alla modica cifra di 10.000 lire, mi vedo passare davanti la storia. Arrivando dal 2017, ho il privilegio – una roba per pochi eletti - di essere consapevole che quella che mi sta passando davanti è, per davvero, la storia della musica. E dal pomeriggio, col sole ancora alto, fino a notte fonda, mi godo le esibizioni di gente del calibro di Muddy Waters, B.B. King, Fats Domino, Dizzy Gillespie, Alexis Korner, fino ai nostri Roberto Ciotti e Pino Daniele.

E' arrivato il momento di ripartire. Destinazione 1982. Per l'esattezza, 8 luglio 1982. Il luogo non è quello al quale siamo abituati, siamo allo Stadio comunale. Ad attaccare con “The Mammy Anthem” è nientemeno che Frank Zappa. Chiuderà, dopo un paio di ore di fuoco, con “The Illinois Enema Bandit”.

Sono anni complicati: non si tiene alcuna due-giorni, bensì un paio di concerti, seppure di altissimo livello, in giornate non consecutive.

Il terzo viaggio mi porta avanti di un paio d'anni. 1984. No, Orwell non c'entra niente. Nessun riferimento nemmeno a “Stranger Things”. Sempre Blues. Sempre Pistoia. E qui, per i motivi ben noti a chi mi conosce almeno un po' (“zeppeliniano” dalla nascita, ecc. ecc.), ho un vero sussulto al cuore. Siamo di nuovo nella meravigliosa piazza del Duomo, in data 16 luglio. A Ginger Baker, Jon Hiseman, Dick Heckstall-Smith, Barbara Thompson e Georgie Fame, si unisce lo stregone del rock: mr. Jimmy Page. Quello stesso Page che ho sperato, nel tempo presente, si decidesse, prima o poi, a partire per un tour. Per poterlo vedere dal vivo almeno una volta nella vita. Ed invece, per godermelo su un palco, sono dovuto tornare indietro di ben 33 anni. Un set abbastanza breve, ma quanto basta per alcune chicche, tra le quali versioni imperdibili di “Train Kept a-Rollin'” e... “Bring It on Home”. Il blues e gli Zeppelin in un solo pezzo. L'occasione era un tributo ad Alexis Korner. Sì, lo stesso Alexis Korner di quattro anni prima. Un pioniere del blues inglese che, in questo 1984, se n'era da poco andato. Fu un'edizione un po' travagliata, e finì per essere interrotta dopo sole due giornate. Tuttavia, in quel 1984, mi sono potuto concedere anche Rory Gallagher. Addirittura la stessa sera di Jimmy Page. Ci pensate: Rory Gallager, Jimmy Page e Ginger Baker. Tutti nella stessa sera, Pistoia.

Quarto viaggio: si va nel 1988. Una tappa obbligata, forse una delle migliori edizioni di sempre. “Bluesin 88”. Decido di rimanere per tutta la durata, tre giorni, perché ce n'è davvero per tutti i gusti. Dalla reunion della Blues Brothers Band, alla leggenda del soul Rufus Thomas. Dall'albino Johnny Winter al duo Ron Wood/Bo Diddley. Ma non mi perderei per nulla al mondo la prima di John Lee Hooker a Pistoia, saltato nel 1980. Le emozioni più profonde, però, arriveranno dal concerto di Stevie Ray Vaughan. La Rai a riprendere, una pioggia sempre più insistente. La sensazione netta, la certezza per chi viene dal futuro, di assistere ad un momento fondamentale per la storia di questo festival e non solo. Non dimenticherò mai questa versione leggendaria di “Texas Flood”.

Si riparte. Stavolta verso il 1993, l'ultima tappa. Da lì me ne tornerò direttamente al 2017. Non vorrei correre il rischio, proseguendo verso il presente, di incontrare un me stesso più giovane di oltre una ventina d'anni. Il sabato, data 3 luglio, assisto per la nona volta ad un concerto del mio idolo di sempre: Robert Plant (nella foto a sinistra). La sua prima volta a Pistoia. Tornerà in altre quattro occasioni. Sì, lo so, questa mia nona è, in realtà, la prima delle nove. Insomma, con questo viaggio nel tempo è tutto un po' un casino. Ma la sostanza è che Robert mi regala un set mozzafiato. Devo ammettere di esserci arrivato abbastanza preparato: a fine anni '90, a Firenze, mi comprai (o forse dovrei dire mi comprerò? Boh!) un bel cd bootleg con una registrazione, una soundboard davvero ben fatta, di questa serata. Peccato che, nel libretto del cd, si parli di “Perugia Blues Festival”. Tipici errori da bootleg! Non ci sono dubbi , però, che il concerto sia questo. E, con grande ansia, ho atteso il bel set acustico con “Bluebird”, “If I Were a Carpenter” e “Going to California”, verso la metà del concerto. Fiume di lacrime. Per non farsi mancare nulla, prima di Plant, il palco di piazza del Duomo versione 1993, mi ha regalato una delle armoniche più leggendarie della storia del blues: James Cotton. Me ne rimango nel '93 per un'altra sera. Sì, perché il 4 luglio ci sarà la jam tra Jeff Healey e Jack Bruce: un'altra serata da non perdere.

Si ritorna al 2017. Il tempo di accendere il pc, aprire il sito ufficiale di Pistoia Blues per rileggermi qualcosa sul fantastico viaggio nella storia della musica appena compiuto, e mi si apre una pagina nera, con la scritta “Bye!”. Fine. Fine?

Questa piccola “storiella” serve a ringraziare tutti coloro che, per quasi 40 anni, Pistoia Blues lo hanno, a vario titolo, reso possibile. Qualcuno non è nemmeno più tra noi. Ma questo film dal titolo brutto serve anche a ricordare, a chi ha in mano il pallino della situazione, a chi, insomma, ha il potere di assumere le decisioni del caso, cosa ha significato Pistoia Blues per questa città. Su quel palco è passata la storia della musica degli ultimi 40 anni. Io ne ho potuto vivere solo qualche capitolo, ma sogno ad occhi aperti, anche grazie al racconto di persone che quei concerti li hanno vissuti per davvero, di poter rivivere, nel perpetuarsi di una storia che non deve finire, anche i capitoli che non ho potuto leggere coi miei occhi. Evviva Pistoia Blues!!!  

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