Sabato, 20 Gennaio 2018 17:44

Blues, la vittoria di Giovanni Tafuro

di Alessandro Giovannelli

Pistoia - Diciamo la verità: nella vicenda di Pistoia Blues c'è un solo vincitore ed è Giovanni Tafuro con la sua BluesIn.

Per il resto, quel che abbiamo osservato in questi lunghi mesi, tra un bando nato male e finito peggio, ed un altro gestito in modo pessimo dalla struttura tecnica dell'Amministrazione comunale, al punto da impiegare praticamente un mese (a proposito: perché?) dalla già tardiva chiusura dei termini per la presentazione di manifestazioni d'interesse, è stato un susseguirsi di tentativi maldestri di dare un'apparenza nuova ad una manifestazione che invece – per fortuna, aggiungo – continuerà a viaggiare nel solco della sua storia.

Poco importa, infatti, che si torni ai tre giorni concentrati in un solo fine settimana. La storia di Pistoia Blues – una storia pluridecennale forse proprio perché quando c'è stato da cambiare qualcosa, lo si è cambiato - ha visto edizioni, in particolare agli albori, della durata di un giorno o due, altre, la maggioranza, su tre o quattro giorni. Infine, a partire dal 2014, è stata adottata la cosiddetta formula diffusa: concerti “sparsi” nell'arco di un paio di settimane che, però, ad onor del vero, hanno sempre avuto un fine settimana che rappresentava il cuore della manifestazione. I numeri relativi al pubblico non danno ragione ad una formula piuttosto che ad un'altra. Anzi, le edizioni 2014, 2015 e 2016 – quelle “diffuse”, appunto - hanno fatto registrare quasi 4 mila spettatori a serata di media. E diverse serate vicine al tutto esaurito. Livelli quasi da record, in anni difficilissimi e con una concorrenza spietata alle porte.

In realtà c'è anche un altro vincitore: Pistoia. La vittoria di Giovanni Tafuro, e con Live Nation a dare sostegno a BluesIn, dà buone garanzie sul fatto che, nonostante tutto, nonostante colpevolissimi ritardi che hanno rischiato di mettere una pietra tombale su questa storica manifestazione, l'edizione 2018 ci sarà e sarà all'altezza della storia del festival.

Certo, non sarà facile. Ma – e per questo dico che insieme a BluesIn ha vinto Pistoia – qualunque altro organizzatore avrebbe rischiato, avviando la macchina il 20 gennaio, cioè quando i festival “concorrenti” hanno i cartelloni già integralmente definiti e serate già vicine al sold-out in prevendita, di non riuscire a mettere in piedi un Pistoia Blues degno del suo nome. Anzi, probabilmente non avrebbe potuto esserci alcuna edizione 2018. Questo è il rischio cui l'inefficienza ed i tempi “biblici” della macchina comunale hanno sottoposto la manifestazione, le svariate migliaia di appassionati e la città tutta, unitamente alla scelta – politica, direi – di fare un bando per il 2018 quando i tempi sarebbero stati quelli giusti, se proprio sulla strada del bando ci si voleva ostinare, per il Blues 2019.

A dircelo non è soltanto la constatazione, logica, che Piazza del Duomo rappresenta un contesto del tutto particolare, e in questo caso non mi riferisco alla suggestività di uno spettacolo musicale in uno splendido scenario medievale, bensì ai profili di tipo tecnico e di rispetto delle normative (sicurezza ed altro), nel quale organizzare una serie di concerti, ma è il verbale stesso della commissione giudicatrice a raccontarci come l'offerta di BluesIn presentasse «documentazione tecnica relativa agli allestimenti della piazza corredata da ampia e dettagliata relazione tecnica generale la quale descrive oltre alle tipologie degli allestimenti anche materiali, adempimenti in materia di sicurezza ed elaborati grafici relativi sviluppati con ottimo livello di dettaglio». Insomma, l'esperienza è importante – sempre - per riuscire ad allestire un concerto o un festival in una location così particolare. Certo, qualunque professionista del settore avrebbe potuto farlo avendo a disposizione tutto il tempo necessario. Ma, in questo caso, come si dice dalle nostre parti, siamo alle porte coi sassi, ed avere al timone chi sa quale prassi adottare è una indispensabile certezza.

Diciamocelo: nemmeno Live Nation da sola, nonostante stiamo parlando di uno dei colossi di questo settore a livello nazionale ed internazionale, avrebbe probabilmente saputo offrire le stesse garanzie che la presenza di BluesIn è in grado di mettere sul piatto della bilancia.

Live Nation. E' certamente motivo di ulteriore ottimismo, in particolare per le prospettive future del festival, avere un gigante di tale portata ad affiancare BluesIn. Un soggetto caratterizzato da un'esperienza misurabile nell'ordine di qualche milione di biglietti venduti nei tanti concerti organizzati a giro per il paese e da una grande solidità economica. Ma a chi, tra coloro che più assiduamente frequentano le stanze di Palazzo di Giano, rivendica la presenza di Live Nation come la prova della bontà della scelta di procedere a bando, suggerisco prudenza. In primo luogo perché gli squilli di tromba andrebbero evitati, dopo aver rischiato di lasciare l'estate pistoiese 2018 orfana della sua principale manifestazione. In secondo luogo perché anche Live Nation rappresenta una parte della vittoria di Giovanni Tafuro. O si vuol credere per davvero che De Luca e compagnia abbiano subito la fascinazione del bando?

E' lo stesso Tafuro a raccontarci di una collaborazione di vecchia data con Live Nation. Tradotto: Live Nation aveva già lavorato con BluesIn alla buona riuscita di edizioni passate di Pistoia Blues. Insomma, anche su questo punto, dovremmo tutti quanti riconoscere che in un quadro di spietata concorrenza, con festival, anche di grande dimensione ed organizzati da soggetti dalle spalle molto larghe, Giovanni Tafuro, anziché mettersi a fare la guerra – e le guerre hanno sempre esiti infausti -, ha costruito alleanze. E' Giovanni Tafuro, BluesIn, e la storia di questo prestigioso festival, ad aver attirato l'attenzione di questo colosso del mondo concertistico. Cioè tutto quel patrimonio, frutto di anni di lavoro, che qualcuno, qualche mese fa, dai banchi della maggioranza aveva bollato come «schifezza».

Adopererei con altrettanta prudenza l'argomentazione della trasparenza, che sarebbe stata ripristinata dall'adozione, da parte dell'allora neoinsediata Amministrazione, dello strumento del bando. Da consigliere comunale nei cinque anni passati posso testimoniare come la trasparenza BluesIn, nel rapporto col Comune, l'abbia praticata ben prima che in qualche ufficio venisse partorita l'idea di mettere Pistoia Blues a bando. I consiglieri comunali della commissione Cultura potranno verificare la piena disponibilità di Giovanni Tafuro a confrontarsi con loro e la tempestività ed accuratezza nel presentare i bilanci e corrispondere a richieste e semplici curiosità.

Per parte mia, da semplice cittadino appassionato di musica, ringrazio Giovanni Tafuro e BluesIn, per aver reso possibile la continuazione di una storia che rappresenta un patrimonio, preziosissimo, da preservare.

Altrettanto mi aspetterei dai rappresentanti istituzionali del nostro Comune.

 

questo articolo è stato offerto da:


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.