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Michele e don Lorenzo: il volto e il respiro di Barbiana non muoiono

di Francesco Lauria*

In una riflessione, pubblicata questa estate da ReportCult, avevo provato a raccontare l'emozione provata nel salire a piedi a Barbiana.

Barbiana è il piccolissimo borgo della montagna fiorentina in cui fu esiliato don Lorenzo Milani. All’interno dello zaino avevo il libro di Michele Gesualdi sull'intera vita e sull'"esiliogenerativo" del sacerdote “degli ultimi”.

Un testo intitolato proprio: “L’esilio di Barbiana”.

Non è stato semplice spiegare le emozioni provate quel giorno, quando Michele Gesualdi era costretto, a fianco della celebre canonica dove Don Milani studiava e lavorava con i suoi “ragazzi”, a svolgere la c.d. "cura del respiro" contro la SLA, malattia degenerativa sempre più aggressiva e inesorabile, che lo consumava ogni giorno.

Da allora, da quando ho terminato il suo libro, non l'ho mai davvero chiuso.

Se devo essere sincero, in un certo senso, non ho mai avuto pace.

Era come percepire, allo stesso tempo, un debito e una riconoscenza nei suoi confronti, per aver tenuto accesa una luce, a volte flebile, difficile e, a tratti, scomoda, ma importantissima, soprattutto quando: “a Barbiana non saliva quasi nessuno”.

Tutto ciò significava e significa sentire la responsabilità di contribuire a custodire questa luce e non disperderla, anche per i riflessi inestimabili sull'autenticità dell'esperienza sindacale che Michele Gesualdi, come altri allievi, a partire dal fratello Francuccio (entrambi erano orfani e avevano trovato in don Milani in secondo padre) aveva iniziato proprio su impulso degli insegnamenti di don Lorenzo, frequentando il corso lungo per sindacalisti al Centro studi nazionale della Cisl di Fiesole.

Scendendo dale colline di Barbiana, all’altezza di Borgo San Lorenzo, nel Mugello, si incontra anche un’altro lascito, attualissimo di Michele Gesualdi nel solco di don Lorenzo Milani.

Si tratta di Villaggio La Brocchi: una sorta di "Barbiana dell'immigrazione", dove da oltre vent’anni vengono accolte famiglie di rifugiati in una logica di integrazione, emancipazione, scambio reciproco con il territorio, figlia proprio dell’esperienza e del metodo donmilaniano.

Una "Barbiana dell'immigrazione" ancora vivissima, segno di accoglienza, contraddizione e speranza e che tanto deve all'impegno di Michele Gesualdi che, più di venti anni fa, da Presidente della Provincia di Firenze, ne fu uno dei principali "costruttori".

Il 2017, anniversario della pubblicazione, postuma, di “Lettera a una professoressa”, e occasione della visita in preghiera di Papa Francesco a Barbiana, è stato, certamente, l'anno della riscoperta forte, quasi di massa, del messaggio di don Lorenzo Milani, considerando anche che alcuni scritti, in particolare: “Esperienze pastorali”, sono stati classificati come non ortodossi dal Vaticano fino al 2013.

Un messaggio che, come non si stanca mai di ripetere, presentando il libro del padre, Sandra Gesualdi (lo ha fatto anche questa estate negli incontri di Santomato e San Marcello), non va solo citato, magari acriticamente, ma rilanciato e, insieme, conosciuto nella sua non conformista autenticità.

Non dobbiamo stancarci mai di trasmettere frammenti di verità, anche quando siano scomode o controcorrente.

Lo ha dimostrato a novembre, giunto allo stremo, Michele Gesualdi quando ha deciso di rendere pubblico il suo appello al Papa e alla politica per una legge dignitosa e giusta sul “fine vita” e sul “testamento biologico”.

Un appello che ha smosso le coscienze e che ha certamente avuto un ruolo nell’approvazione della legge in extremis in un Parlamento spesso distratto, prossimo allo scioglimento.

Un'ultima riflessione.

La sera della morte di Michele Gesualdi un amico comune mi ha inviato le parole che non riuscivo a trovare: "Ho sempre sperato che l'esperienza di Michele e dei ragazzi di Barbiana fosse immortale e lo è in effetti, al di là della vita terrena di Ognuno di loro".

E' un'immagine bellissima, per nulla nostalgica, quella di pensare a dei bambini/ragazzi che vivono la loro vita, generano altra vita, ma, allo stesso tempo, fermano il tempo e ci donano la loro scommessa di emancipazione e fraternità, senza essere prigionieri dello scorere dei giorni, dello spazio, dei confini, delle distanze, dei linguaggi.

Lo scandalo dell’esplosione delle disuguaglianze a livello globale e dell’allargarsi, anche nei paesi cosiddetti sviluppati della povertà, si pensi al recentissimo rapporto Oxfam, presentato a Davos, ci mostrano come il messaggio di coscientizzazione ed emancipazione di don Lorenzo Milani sia ancora assolutamente attuale.

Nessuna parola, anche la più ispirata, può, però, lenire il dolore.

Nemmeno la consapevolezza del fatto che, mettendo a nudo la propria condizione, Michele Gesualdi abbia contribuito in maniera significativa a smuovere le coscienze, nel dibattito culturale e politico sul fine vita, anche nella Chiesa.

Ascoltando la figlia Sandra, che in questi mesi ha trovato energie incredibili, per dare voce al padre, sono convinto che: “la morte non avrà l’ultima parola” e che il messaggio di Barbiana verrà rinnovato, rinsaldato, mai tradito.

Barbiana non diventerà un santuario né per don Lorenzo, né per il suo allievo prediletto.

Continueremo, invece, a camminare a piedi, in salita, a seguire il cartello Barbiana e ad amare il volto e il respiro di Don Lorenzo Milani e di Michele Gesualdi, nel loro riflesso verso altri respire ed altri volti, verso il futuro.

Grazie Michele, testimone di una luce che non si spegne.

Riposi vicino a don Lorenzo, nella nuda terra, ma soprattutto corri già, insieme a lui, nell'azzurro delle nuvole, incastonate tra i vostri monti.

*Centro Studi N.le Cisl Firenze 

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