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Più che alle polemiche pensiamo alla 'salute' del Padule

di Associazione Amici del Padule di Fucecchio

Nei giorni scorsi abbiamo letto interventi sulla stampa di associazioni di proprietari cacciatori del Padule contrariati (diciamo così) per l’affidamento anche per il 2018 della gestione della Riserva Naturale al Centro di Ricerca e Documentazione, che da 20 anni svolge questa attività.

Vogliamo sottolineare che la salvaguardia dell’attività del Centro non è in contrasto, anzi, con la questione di carattere generale sollevata dai proprietari, la salvaguardia dell’area del Padule di Fucecchio, un bene di primaria importanza, la cui tutela non può che essere un obiettivo comune.

Ricordiamo a tutti che l’area protetta ricade solo sul 10% del Padule di Fucecchio e che la parte gestita dal Centro RDP è solo quella di proprietà pubblica (circa 150 ettari). Nell’area protetta sono stati compiuti importanti interventi di ripristino degli habitat, che hanno consentito ad esempio di ampliare i tempi di inondazione in base alle esigenze di conservazione della biodiversità. La pianificazione delle attività e la loro attuazione sono effettuate da personale qualificato e sottoposte al vaglio di istituti di ricerca.

Le strutture di visita della riserva sono gestite in modo professionale, trasparente e aperto alla partecipazione dei cittadini (il coinvolgimento a titolo volontario di alcuni nostri soci ne è la dimostrazione), ed è stata garantita, sia pure con grandi difficoltà, continuità e qualità del servizio anche nei tre anni in cui è venuta a mancare la convenzione con la Provincia ed il relativo finanziamento, essenziale per lo svolgimento delle attività sopracitate.

Non crediamo utile tuttavia fare polemiche e, dopo avere argomentato il nostro sostegno al Centro, ci associamo ad altre istanze sollevate anche dai proprietari: quelle che riguardano gli interventi, più volte annunciati e sempre rinviati, che dovrebbero attuarsi sull’intero bacino palustre e per i quali era stata stanziata la somma di 5 milioni di euro (denaro che sembra essere già in parte stato speso senza che nessun intervento sia stato compiuto). “I lavori partiranno entro il mese di agosto” aveva annunciato l’assessore regionale Fratoni nel luglio del 2017. Ma come al solito non è accaduto niente!

Ancora più grave ci sembra la situazione di stallo che riguarda la depurazione delle acque che convergono in Padule. Ci sono voluti 5 anni per capire che l’area del Piaggione non era idonea a realizzare un depuratore (qualunque persona di buon senso lo avrebbe compreso in pochi minuti), ma finalmente nel gennaio dello scorso anno l’assessore Fratoni annunciava che la soluzione sarebbe stata il potenziamento del depuratore consortile di Pieve a Nievole. Da allora tutto tace, fra un annuncio e l’altro il niente! Nel frattempo le acque degli scarichi fognari continuano ad affluire in Padule, ben al di fuori dei parametri di qualità che, per legge, addirittura dal 2004, si sarebbe dovuto rispettare.

Su questi aspetti di elevata criticità, dai quali discende lo stato di salute di tutto il Padule, e su altre questioni sollevate dai proprietari, come la realizzazione di una briglia sul Fosso del Canaletto, crediamo si possano definire posizioni condivise e comuni iniziative, in grado anche di attenuare un clima di scontro che a nostro avviso non ha ragion d’essere. Insomma c’è bisogno di un progetto di intervento complessivo che veda tutti i soggetti pubblici e privati partecipi e individui le azioni necessarie, le risorse, i tempi e i soggetti deputati a realizzarle.

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