Giovedì, 22 Febbraio 2018 21:11

Il Comune fuori dalla Rete Ready: c'è ancora spazio per contrastare le discriminazioni?

di Alessandro Giovannelli

Pistoia - A distanza di otto mesi dalle elezioni amministrative, che hanno sancito l'affermazione della destra, ora al governo della città, si apre una stagione del tutto nuova, anche in tema di diritti e di sostegno alle lotte contro le discriminazioni, in particolare quelle per orientamento sessuale.

D'altra parte c'era da aspettarselo.

L'uscita del Comune dalla Rete Ready, certamente grave di per sé, ci riporta alla memoria alcuni fatti del passato recente che vale la pena mettere in fila.

Il primo fatto risale ad un anno fa, proprio di questi giorni, e riguarda la crociata di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale in Regione contro i finanziamenti al progetto “A scuola di parità”. Nel comunicato stampa di FdI-AN si leggeva, tra le altre cose, che «è inaccettabile che le istituzioni pubbliche promuovano e finanzino un progetto che ha la chiara intenzione di rovinare l’esistenza di bambini in così tenera età»; ed ancora che «con la scusa della formazione a insegnanti e genitori [il progetto “A scuola di parità”] diffonde la cultura gender a bambini da zero a sei anni inseriti nei servizi educativi del Comune di Pistoia».

Non è un caso che, stando alle informazioni che si possono ricavare dal sito del Comune, che del progetto era capofila, non è in previsione di ripetere tale iniziativa.

Partiamo da un assunto: non esiste alcuna “cultura (o teoria) gender”. Si tratta di un'invenzione cara a certa destra (tra gli altri anche al nostro sindaco, ci tornerò più avanti) e ad ambienti ultraconservatori, utilizzata come strumento di lotta politica. Una sorta di idolo polemico, frutto di una consapevole distorsione della definizione di gender studies. Per rendere ben comprensibile il concetto, mi affido alle parole, ben più autorevoli delle mie, dell'Associazione Italiana di Psicologia, la quale ha ritenuto opportuno intervenire con uno specifico documento, datato marzo 2015, «per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender”». Il documento dell'AIP prosegue affermando che «esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale».

Preso atto di queste parole, ripeto: non esiste alcuna “teoria gender”.

Vorrei chiedere all'assessore Celesti, la cui presa di posizione sulla Rete Ready mi ha stupito, conoscendone la sensibilità verso certi temi (ma, si sa, alla fine contano gli atti), e al sindaco Tomasi se sono d'accordo con questa mia ultima affermazione.

Sindaco Tomasi, assessore Celesti: siete d'accordo con la gran parte della letteratura scientifica, secondo la quale non esiste alcuna teoria gender?

Non vorrei sostituirmi ai due destinatari della mia domanda, anticipandone la risposta. Ma sul sindaco ci sono degli indizi inequivocabili.

Infatti - e qui vengo al secondo fatto che la discussione di questi giorni intorno ai temi delle politiche di genere mi ha riportato alla mente – Tomasi ebbe a dire, in occasione del passaggio pistoiese (al Piccolo Teatro Bolognini) dello spettacolo pluripremiato “Fa'Afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, nel gennaio 2017, che è «pericoloso che un ente come l'ATP, finanziato con soldi (tanti) pubblici, si proponga di divulgare ai nostri figli la teoria gender. Da padre trovo agghiacciante che si vogliano imporre certe visioni ai bambini senza nemmeno averne debitamente discusso con i genitori e aver ottenuto il loro benestare [in realtà, per far partecipare il figlio alla visione di uno dei tanti spettacoli in programma nella rassegna “Piccolo sipario”, il genitore doveva firmare una liberatoria]. Lo spettacolo è un ulteriore mezzo di propaganda di un'ideologia cara a certi ambienti radical chic, alla ricerca di una smarrita identità politica».

Ricordo che forze politiche che fanno parte dell'attuale maggioranza municipale (la Lega), insieme ad altre di estrema destra, hanno manifestato, in un episodio veramente triste, degno di un clima da Santa Inquisizione, davanti al Bolognini, sempre nel gennaio 2017, per la proposizione dell'opera diretta da Giuliano Scarpinato ai bambini delle scuole. Costringendo addirittura gli alunni ad uscire, a fine spettacolo, da una porta secondaria.

Alla luce di tutto questo, altre domande vengono spontanee. Sindaco Tomasi, nonché assessore alla cultura: oggi che si trova in una posizione oggettivamente differente, qualora l'Associazione Teatrale Pistoiese dovesse riproporre uno spettacolo del genere, assumerebbe di nuovo la stessa posizione che assunse lo scorso anno? Si opporrebbe alla proposizione, da parte dell'ATP, di opere come quella di Scarpinato alle scuole del territorio comunale? In caso affermativo, il nuovo presidente dell'ATP e il direttore artistico sono al corrente di certe limitazioni alla loro libertà di iniziativa? Da semplice consigliere comunale, le sue erano legittime opinioni; da sindaco potrebbero facilmente essere scambiate per prescrizioni.

Assessore Celesti, condivide le posizioni del suo sindaco e delle forze politiche assieme alle quali si trova al governo della città, sulla pericolosità della divulgazione di certe supposte teorie attraverso rappresentazioni teatrali o altre iniziative che avrebbero potuto trovare spazio, perché no, anche in eventi della Rete Ready? E queste posizioni dell'attuale maggioranza hanno qualcosa a che vedere con la vostra decisione, da lei comunicata alla città, di recedere dalla Rete Ready?

E, in qualità di assessore alle Pari opportunità, quante e quali iniziative di inclusione sociale e di sensibilizzazione contro le discriminazioni delle persone LGBTIQ intende portare avanti attingendo ai 9 milioni di euro dedicati al sociale del bilancio comunale? Quanto di quei 9 milioni verranno destinati ad iniziative di sensibilizzazione e contrasto alle discriminazioni e agli stereotipi di genere ed orientamento sessuale? Si attendono investimenti ingenti se è stato possibile rifiutare il finanziamento, pur piccolo, destinato dalla Regione Toscana alle iniziative della Rete Ready per il nostro territorio. Non è stata, in ogni caso, una caduta di stile definire risorse dedicate a questioni di questa delicatezza come «uno spreco di denaro pubblico»? I 2.900 euro della Regione avrebbero potuto tranquillamente sommarsi alle risorse del bilancio comunale. Non sarà che la vostra – la sua - decisione di uscire dalla Rete derivi da sollecitazioni in tal senso dai vertici di Fratelli d'Italia o della Lega, cioè delle forze politiche che, evidentemente, detengono la “golden share” sulle scelte politiche comunali?

Ed ancora: è in grado di fornire rassicurazioni sulla prosecuzione di esperienze importanti avviate dalla precedente Amministrazione quali il servizio, gratuito per gli utenti, del centro comunale LGBTIQ?

Insomma, esisteranno ancora a Pistoia politiche destinate alla lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale? Si potrà ancora parlare di identità di genere nelle scuole, educando i più piccoli al rispetto del prossimo, al di là di ogni stereotipo? Nel comunicato di ieri dell'assessore si parla molto genericamente di equità ed inclusione sociale; non si parla di discriminazioni per orientamento sessuale, quasi certe parole fossero un tabù. La lingua ha una sua funzione rivelatrice e oggi non servono parole generiche, serve chiamare le cose col proprio nome, facendo derivare alle parole scelte ed impegni precisi. Perché, cara assessore e caro sindaco, omofobia e transfobia, a differenza delle teorie gender, esistono eccome, e sono piaghe che per essere combattute debbono essere prima di tutto riconosciute e poi affrontate partendo proprio dall'educazione nelle scuole.

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