Venerdì, 23 Marzo 2018 20:38

Area ex Ceppo: cittadella della giustizia si o no?

di Iacopo Vespignani*

Pistoia - Rispetto alle ipotesi di creazione di una cittadella della giustizia nell’area ex Ceppo, lo diciamo con la massima franchezza, siamo molto perplessi.

Restiamo legati per motivi storici e di tradizione alla configurazione attuale della piazza dove potere politico, religioso e giudiziario si guardano in faccia l’uno con gli altri. E’ evidente che questa motivazione che suona in un certo senso romantica non sia determinante per la decisione.

In verità molti altri aspetti fanno si che i dubbi si facciano strada tra le molte certezze che leggiamo qua e là.

E’ fuori di dubbio che spostare gli uffici giudiziari sia di per sé un’operazione non impossibile. Vi è uno studio di fattibilità presentato dall’Ordine degli avvocati, che offre soluzioni interessanti. Peraltro già la precedente amministrazione aveva dato un assenso di massima all’operazione passando la palla al Ministero di Grazie e Giustizia, che ad oggi ancora non si è espresso.

Manca però una parte determinante. Quella relativa a cosa fare del Tribunale un secondo dopo che sarà svuotato. Quale destinazione dargli, quali funzioni o uffici trasferirci.

Con quali risorse dovranno essere eseguiti tutti questi “traslochi” e chi dovrà accollarsi la spesa? Crediamo siano riflessioni da affrontare con la massima attenzione.

Merita ricordare che nel 1982 fu restaurato il complesso di San Mercuriale a destinazione Pretura e il palazzo del Tribunale come sede della Procura e del Tribunale, fu finanziato tutto con i fondi speciali per la giustizia e le carceri grazie alle leggi speciali per il terrorismo. Operazione di recupero che non ebbe costi per l’amministrazione comunale e che consolidava la permanenza nel quadrilatero dell’arengo, del potere giudiziario.

Resta evidente che alcune funzioni istituzionali come la presidenza del tribunale e la procura possono senz’altro meglio organizzarsi negli spazi del tribunale recuperando funzioni di rappresentanza ad oggi non possibili in questa sede.

Ma i limiti di una progettazione da far coincidere con strutture già esistenti e quindi rigide e di difficile adattamento sono evidenti, per cui se cittadella deve essere realizzata, con i soldi del ministero di Grazia e Giustizia e non dell’amministrazione comunale, è necessario che esca da una progettazione moderna e funzionale che non può essere coerente con l’area del Ceppo.

Abbiamo aperta ancora la partita dell’area ex Breda con funzioni di Prefettura e Polizia già ivi localizzate e attive. Abbiamo la partita della caserma Marini ancora aperta in cerca di una idonea proposta di utilizzazione, dopo aver perso l’opportunità del nuovo ospedale mal localizzato all’ex campo di volo.

L’area ex Ceppo rappresenta l’ennesima opportunità per la Città e se il dibattito mantiene questa aleatorietà difficilmente sarà possibile sfruttarla seriamente. Occorre riflettere rispetto alle intenzioni iniziali, su quali siano le lacune che potrebbero essere colmate utilizzando gli edifici presenti e non dimenticando, ripetiamo, l’area ex Breda, lontana dall’arrivare ad una soluzione definitiva.

Pensiamo, anche in riferimento agli ultimi accadimenti legati alla chiusura delle Frosini piuttosto che alla situazione del Liceo Artistico, ad un polo scolastico, che risolverebbe, anche se non del tutto, l’annoso problema dell’edilizia scolastica. Pensiamo a strutture socio-sanitarie, a luoghi dove si possa fare cultura con centri espositivi e dove giovani e meno giovani possano avere spazi dedicati per fare impresa, attività sociali e di aggregazione.

Da sempre le opportunità nascono da investimenti intorno ai giovani, ossia intorno alle condizioni di opportunità e di attrazione che sono appetibili per i giovani. Quindi sistemi sanitari di eccellenza per i giovani, sistemi di eccellenza con asili e/o scuole da far crescere, formazione di altissimo livello, azioni dinamiche nella cultura. Dinamiche perché le mostre non sono adeguate, sono utili ma non esauriscono o attraggono giovani, servono borse di ricerca su argomenti culturali e scientifici. Serve una revisione del piano del traffico e della mobilità che sia giovane che aiuti i genitori, serve sicurezza sociale.

Ci preme ricordare come il progetto ad oggi sia ancora in una fase embrionale. Ed i ritardi che rischiano di far saltare i circa 6,5 milioni provenienti dalla comunità europea (ai quali dovranno essere aggiunti 1,5 milioni provenienti dalle casse comunali) non possono certo essere imputabili a questa amministrazione. Che anzi con grande responsabilità è da tempo al lavoro su questo fronte, come su altri (Pallavicini, Esselunga, ex Breda, ecc ecc) per dare risposte e certezze a questioni iniziate molto tempo fa, ma che oggi devono avere una risposta definitiva.

Ricordiamo anche che tutta l’operazione è legata alla valorizzazione delle opere esistenti, grazie ai cambi di destinazione, dalle quali dovranno essere “recuperati” i famosi 18 milioni anticipati dall’ASL per la costruzione del San Jacopo. Una cifra che ad oggi secondo noi sarà impossibile realizzare e che metterà il Comune, nel caso non si trovassero soluzioni alternative, in grandissima difficoltà, dovendo integrare con proprie risorse la differenza eventualmente mancante per arrivare alla cifra stabilita.

Insomma siamo chiamati ove possibile a fare scelte che avranno ripercussioni sulla vivibilità della città. E queste scelte devono essere frutto, nel limite delle maglie di quanto già evidentemente definito, di una riflessione seria e di buon senso (civico).

* Capogruppo Pistoia concreta

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