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Immigrazione, il vuoto legislativo, gli attacchi a don Biancalani e le cattive strumentalizzazioni

Pistoia - La cronaca locale di questi giorni sta mettendo in evidenza le contraddizioni interne all’attuale modello di gestione dell’immigrazione nel nostro paese e il rischio della confusione nell’opinione pubblica su una questione complessa.

In primo luogo bisogna sempre distinguere il sistema di “seconda accoglienza” (SPRAR) destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale (sistema a cui il Comune di Pistoia aderì nel 2013, con le positive esperienze di accoglienza presenti sul territorio, troppo spesso nascoste o dimenticate) dall’arrivo in emergenza di tanti profughi dalle rotte irregolari verso il Mediterraneo. E’ su questo secondo aspetto del fenomeno migratorio che il paese deve porre un’attenzione diversa da quella avuta fin qui. Infatti, dai dati emersi sulla stampa, la Prefettura di Pistoia ha emesso nel 2017 ben 430 provvedimenti di revoca delle misure di accoglienza: persone respinte che, con tutto il loro portato di fragilità, finiscono in un cono d’ombra, diventano quei “clandestini” così definiti dall’ancora vigente Legge Bossi-Fini. I vari tutori dell’ordine, che inneggiano ai fogli di via, dimenticano che non ci sono né strumenti né finanziamenti sufficienti per dare loro seguito, e tanto meno adeguati sono ad ora gli accordi internazionali. Il rispetto delle regole è fondamentale per il funzionamento di una comunità. Ma la domanda da porre a tutte le autorità civili, politiche, giudiziarie è: che cosa è legale e che cosa è giusto fare? Legalità e giustizia corrispondono nella nostra legislazione? Cosa ne è – legalmente – di chi si vede revocare le misure di accoglienza?

Il vuoto nel quale cadono queste persone respinte da tutto (comunità, affetto, rete di protezione) è riempito a Pistoia dall’accoglienza di don Massimo Biancalani e dei tanti cittadini a lui vicini, impegnati non solo in un’azione di solidarietà e carità cristiana, ma anche di umanità ed etica civile. E’ per questo che, anziché invitare o addirittura minacciare don Massimo a chiudere il suo centro, le istituzioni dovrebbero piuttosto proporre modalità di rapporto e collaborazione tra la sua attività e quella formalizzata nei canali istituzionali.

Si sono verificati tre episodi di illegalità che hanno coinvolto due degli ospiti delle parrocchie di Vicofaro e Ramini; questi reati devono essere perseguiti e puniti, nel rispetto del nostro codice penale.

Ma cosa c’entra la doverosa azione delle forze dell’ordine con gli attacchi a don Massimo Biancalani, da parte di gruppi di estrema destra pronti a strumentalizzare qualsiasi fatto avvenga attorno ai migranti? E come mai l’amministrazione comunale, anziché condannare la violenza di questi attacchi, attacca a suo modo il parroco di Vicofaro?

La politica del governo cittadino, che dovrebbe essere grata a chi affronta, seppur con limiti e lacune, il problema dei tanti poveri, nativi e nuovi, attacca senza misericordia alcuna. E pensare che quegli esponenti della casta politica pistoiese che accusano, si dicono cattolici o pretendono di esserlo.

Condividiamo per questo le prese di posizione già assunte da ANPI e Rete 13 febbraio.

Palomar affronterà la questione delle migrazioni, dando l’occasione di un confronto tra tutti gli operatori e i soggetti che a vario titolo si occupano del tema, evidenziando i limiti, ma anche valorizzando e divulgando le buone pratiche, contribuendo alla corretta informazione pubblica.

Associazione Palomar

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