Martedì, 10 Aprile 2018 11:05

Vogliono abolire la sinistra

di Nicola Cariglia*

E pensare che prendevano per i fondelli Bersani per la sua “non vittoria”.

Oggi si sono inventati addirittura Di Maio e Salvini che hanno vinto un po’. E in nome di questa un po’ vittoria, non solo pretenderebbero di governare il Paese, ma anche di non avere opposizione, rendendo così ancora più sciapita la nostra democrazia.

Ricordate gli ultimi 5 anni, la legislatura 2013-2018? Sono quelli nei quali 5Stelle e Lega hanno denunciato i 3 governi abusivi perché non “eletti”: Letta, Renzi e Gentiloni, imposti da Napolitano che non volle sciogliere le Camere per appellarsi al popolo. Oggi la situazione è la stessa. Si è appena votato e gli “un po’ vincitori” non hanno i voti per governare. Nessuno ricorda che Di Maio abbia prospettato agli Italiani di voler farlo con il PD o con la Lega, indifferentemente. O che Salvini volesse inciuciare con i 5 Stelle. Eppure a nessuno dei due dispiacerebbe poterlo fare. Dunque: quelli di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni erano governi bastardi perché non scaturiti dalla sovranità popolare. E le pretese di Di Maio e Salvini usciti senza maggioranza dal recentissimo voto?

Naturalmente sappiamo bene che il sistema parlamentare, oltretutto sorretto da un metodo elettorale proporzionale, non esclude i compromessi. Ma ciò deve avvenire sulla base di accordi politici e programmatici trasparenti. E quale accordo trasparente potrà mai essere quello che Di Maio propone indifferentemente al PD e al centrodestra, ancorchè purgato di Berlusconi? O quello che il centrodestra vorrebbe stringere con i 5Stelle, attraverso Salvini, e con il PD attraverso Berlusconi? Assai peggio degli inciuci che il duo Salvini-Di Maio per anni ha rinfacciato alla classe (casta?) politica che li ha preceduti. Con una aggravante, che è l’aspetto peggiore di tutta la faccenda e che riguarda, appunto, la pretesa di abolire la sinistra in via del tutto spiccia.

Ci stanno sfinendo con l’assioma del superamento delle categorie di destra e sinistra, quando l’esperienza degli ultimi 25 anni dimostra, semmai, che le categorie sono più attuali che mai. E lo si vede ancora di più grazie a ciò che è stato possibile per la debolezza e la confusione interna ad una di queste due categorie, la sinistra. I momenti topici sono due. Il primo, all’indomani del deserto politico provocato da Tangentopoli, quando una classe politica annichilita ha consentito ogni sorta di ruberie sotto forma di svendita dell’ingente patrimonio dello Stato ad imprenditori tutt’altro che coraggiosi ma benissimo ammanicati. Il secondo, negli ultimi sette anni, proprio attraverso i governi “figli di nessuno” che hanno tagliato proprio le conquiste della sinistra nel campo del welfare (pensioni, sanità, diritti del lavoro, etc.).Purtroppo a ciò ha partecipato in maniera determinante una sinistra, quella del PD, in totale crisi di identità. E’ stato un errore pagato a caro prezzo che deve essere riconosciuto; così come dovrà essere colmato il ritardo di una sinistra che non ha saputo o voluto fare i conti con la storia e darsi connotati riformisti, laici e democratici. La sinistra, dunque, non deve sparire per compiacere il groviglio di interessi economici, di poteri burocratici e mediatici che è oggi padrone dei nostri destini e che desidera una politica ridotta a poltiglia indifferenziata. Deve, invece, ripensarsi, rifondarsi e ritrovare il massimo di unità possibile attorno ai valori della democrazia, della laicità e del riformismo di stampo socialista.

* direttore www.pensalibero.it

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