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Inaugurato il "Giardino dei Giusti" alla Chiesa di Vicofaro

di Luisa Lenzi

PISTOIA - C'era tutto il quartiere, tanti cittadini e molte autorità nel pomeriggio di ieri, alle 15,30,  davanti alla Chiesa di Santa Maria Maggiore di Vicofaro, all'inaugurazione del Giardino dei Giusti, un piccolo e importante spazio verde dedicato alla memoria di grandi personaggi del nostro tempo, realizzato grazie al contributo del Centro Studi “Giuseppe Donati”, del Centro di documentazione “Don Lorenzo Milani” e dei Vivai Zelari.

Giovanni XXIII, Antonino Caponnetto, Giorgio La Pira, Pino Puglisi, Lorenzo Milani, Pio La Torre, Vittorio Bachelet, Giuseppe Dossetti, Vittorio Arrigoni, Liana Millu questi i nomi di uomini e donne che, talvolta con il sacrificio della loro vita e in difficili momenti storici, hanno perseguito le vie della giustizia, della legalità, del rifiuto della violenza, dei valori fondamentali della convivenza umana.
La cerimonia è iniziata con la lettura, da parte dei bambini del catechismo, di memorie ed estratti di vita di Antonino Caponnetto e Giorgio La Pira. E proprio per i bambini, la generazione futura, questo giardino dovrà essere un esempio: “Abbiamo lasciato aprire la cerimonia ai più piccoli perchè il giardino non deve essere solo un fatto estetico ma un esempio importante di vita” - parla così don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, introducendo anche le varie autorità (peccato la mancanza del sindaco Samuele Bertinelli e del Vescovo Mansueto Bianchi, trattenuti da altri impegni). Della stessa opinione l'assessore Tina Nuti, che sottolinea come dietro ad ogni nome ci sia una storia e dei valori che le nuove generazioni potranno acquisire e portare con sè, ringraziando il “Centro Studi Donati” per il forte segnale e riconoscimento a chi lavora per raggiungere una solidarietà diffusa.
“E' fondamentale ricordare, pena la perdita di identità” - evidenzia il prefetto di Pistoia Mauro Lubatti - in questo luogo oltre al ricordo è indotta la sosta alla meditazione per pensare a chi ha dedicato la vita agli ideali di giustizia e libertà”.
Anche Giancarlo Niccolai, presidente del “Centro Studi Donati” si sofferma non tanto sulle dimensioni dello spazio ma sul grande significato umano e spirituale del giardino “che ricorda l'attività di persone che hanno dato un esempio importante soprattutto oggi che sembra si siano smarriti determinati valori di umanità, giustizia, libertà e rispetto dell'altro”. A questo proposito è doveroso un richiamo alla Shoah, qui nella figura di Liana Millu che, sopravvissuta ai lager, fu tra i più importanti testimoni dell'olocausto.
Ideali comuni di cui è portatore anche Han Dongfang, fondatore del primo sindacato libero in Cina e a lungo in carcere dopo la rivolta di piazza Tienanmen. Dongfang oggi vive in esilio a Hong Kong e ha definito i personaggi del Giardino dei Giusti “guardiani e guide per i cuori, eroi normali che hanno dato al vita per la dignità umana”.

Quando ai bambini della parrocchia di Vicofaro è stato chiesto “Chi è per te giusto”? hanno risposto che giusto è colui che rispetta la persona umana e tutti i nomi presenti nel giardino hanno avuto il coraggio di dire no: come Vittorio Arrigoni, report e attivista morto a Gaza nel 2011 e Antonino Caponnetto, magistrato che guidò il Pool antimafia dopo l'assassinio di Rocco Chinnici. Hanno parlato per loro la madre, Egidia Beretta e la moglie Elisabetta Baldi Caponnetto, nel momento più emozionante della cerimonia.
“Abbiamo girato tutta l'Italia senza mai fermarci per giorni per portare la nostra testimonianza nelle scuole, sempre sotto scorta ma sempre con determinazione e fiducia. Mio marito mi ha lasciato il suo diario inziato nel 1940, all'età di 20 anni - ricorda la vedova Caponnetto - e nelle ultime righe, scritte prima di morire, diceva che le sue guide saranno sempre l'onestà e la solidarietà. Accettò il trasferimento a Palermo proprio sulla base di questi ideali”.
E la madre di Arrigoni racconta commossa del figlio: “Penso che Vittorio si troverà benissimo in questo giardino. Lui era la voce forte che arrivava da quell'inferno di Gaza, unico testimone durante l'Operazione Piombo fuso. Vittorio era presente sulle ambulanze e nei campi di battaglia. Ma Vittorio non faceva niente di eccezionale. Diceva di sé 'non penso di essere un uomo straordinario, non più di chi ho incontrato ai margini del mondo' e concludeva sempre i suoi articoli con un monito importante: 'restiamo umani' ".