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Han Dongfang e la "sua" Tienanmen. Un invito ai giovani a "credere nella speranza"

di Martina Salvadeo

PISTOIA - Si è svolto oggi, l’incontro “Il sindacalismo indipendente in Cina”, un confronto tra gli studenti di alcune scuole superiori della provincia di Pistoia e Han Dongfang, figura emblematica nella lotta per i  diritti dei lavoratori in Cina,  attivista nella sollevazione di piazza Tienanmen  repressa nel sangue dal regime comunista.  

All’incontro, tenutosi presso la biblioteca dell’ istituto Barone de Franceschi hanno partecipato come relatori, oltre naturalmente a Dongfang, il presidente Irsef-Irfed (istituto di ricerca, studi, formazione e documentazione) di Pistoia Alessandra Biagini e il direttore responsabile Renzo Fagioli, Elena Becheri assessore alla pubblica istruzione e alla cultura, Cecilia Brighi autrice della bibliografia del sindacalista cinese e Francesco Lauria, esperto di mercato del lavoro internazionale.

Hanno poi  assistito all’incontro alcune classi dello stesso istituto de Franceschi, del Fedi-Fermi, dell’Enaudi di Pistoia, dell’istituto Capitini di Agliana e dell’istituto Marchi di Pescia.

Un’occasione unica per i ragazzi che hanno avuto l’opportunità di ascoltare le vicende vissute da protagonista dal sindacalista, per la prima volta in  visita in Italia.

La figura di Han Dongfang è diventata un simbolo. Di origini umili, non avendo avuto modo di studiare, prende al volo l’occasione di un lavoro nelle ferrovie cinese viaggiando e conoscendo gran parte del paese. Alla fine degli anni ottanta decide di organizzare il primo sindacato libero ed indipendente del paese, di unirsi al movimento studentesco già in corso e di lottare per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.                

Il tentativo di cambiare il sistema, affrontando apertamente il regime politico cinese,  sarà la causa degli scontri drammatici di piazza Tienanmen a cui Dongfang partecipò in prima persona.                  La sua attività gli costò due anni di prigione, dopo essersi consegnato volontariamente nelle mani della polizia con la convinzione di aver fatto la cosa più giusta per il suo paese. Affetto da una grave malattia, riesce a sopravvivere e uscire dal carcere solo grazie ad una imponente campagna di mobilitazione internazionale e quando viene liberato, si trasferisce per un periodo negli Stati uniti.

Ad oggi, ancora esiliato dal suo paese, vive nella città di Hong Kong  da dove continua a lottare contro il regime attraverso un sito internet , il “China Labour Bullettin” e una radio che trasmette da Hong Kong in tutta la Repubblica Popolare( Radio Free Asia). 

Han Dongfang ha iniziato il dibattito facendo alcune domande ai ragazzi: “Avete mai incontrate le cinque persone più felici al mondo? io sono una di quelle. E avete mai conosciuto le dieci persone più stupide al mondo? sono anche una di quelle. Penso che non ci sia sempre bisogno di essere intelligenti ma di possedere la capacità per prendere al volo la fortuna. Io, nonostante la mia esperienza, mi ritengo una persona molto fortunata perché a Tienanmen ero in prima persona a lottare per un futuro migliore”.

Continuando il confronto con gli studenti ha  raccontando le violenze di cui è stata vittima durante la sua permanenza in carcere: “Il valore che diamo alle esperienze della vita dipende solo da come queste le vediamo. Io non sono mai stato picchiato in carcere, come normalmente accade e non ho perso mai la mia dignità. Ma un giorno credendo che fingessi di essere gravemente malato, mi hanno mandato in un ospedale psichiatrico. Lì un medico per dimostrare che stavo fingendo decise di punirmi inserendomi un ago, il più lungo, nella mano da una parte all’altra. Io soffrivo e non potevo non mostrarlo ma come unica reazione iniziai a ridere. Lui pensò che fossi veramente matto e non  lo ho più visto nella mia vita”.

“Se vi trovaste in un tunnel buio di in una miniera dopo un  crollo insieme ad altre persone - ha continuato Dongfang con l’obiettivo di incoraggiare i ragazzi a lottare e a credere nella speranza - la prima reazione sarebbe quella di pensare alla morte e all’impossibilità di una via d’uscita.

Ma allo stesso modo potreste riflettere e ricordavi che da qualche parte c’era un’uscita, che è tutto molto buio ma che c’è una via di scampo. A quel punto la possibilità è minima ma la speranza cresce sempre di più e dà la forza per continuare. Probabilmente morirete lo stesso ma con speranza e non con disperazione. Quello che voglio dire e che non dovete mai sottovalutarvi, cercate di essere voi stessi e  imparate ad affrontare le difficoltà come grandi opportunità”.