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Condannato a 18 anni l'uomo che strangolò la moglie

PISTOIA - Massimo Parlanti, l'uomo che il 26 settembre dello scorso anno uccise la moglie Beatrice Ballerini nella loro villetta di Nievole, è stato condannato a 18 anni di reclusione.

La sentenza poche ore fa al termine del processo che si è svolto col rito abbreviato. I 18 anni sono già “scontati” di un terzo come prevede la legge. L'uomo era imputato di omicidio volontario, una tesi che probabilmente non ha convinto il giudice Alessandro Buzzegoli. Il pm Claudio Curreli aveva chiesto 30 anni che si sarebbero ridotti a 20. Parlanti ne farà due meno, tecnicamente sarà libero a 62 anni ma ulteriori “sconti” e riduzioni sono dietro l'angolo. Per il giudice non ci fu premeditazione.

I genitori di Beatrice e il fratello Lorenzo sono rimasti impassibili alla lettura delle sentenza ma dopo non sono riusciti a mascherare la delusione. E adesso? “Si va avanti – dice Lorenzo – con la consapevolezza che tra dodici anni l'assassino di Beatrice potrebbe essere già libero. Rimane l'amarezza che non si è mai pentito di ciò che ha fatto”.

Già, si va avanti, perché la famiglia Ballerini ha il compito di far crescere i due figli di Beatrice e Massimo.

L'episodio il 26 settembre 2012, Beatrice fu strangolata, i carabinieri parlarono di “omicidio d'impeto” ma l'atteggiamento dell'assassino subito dopo il delitto non fu conseguente.

Tra i due, sostenne Parlanti nella confessione, non c'erano mai stati alterchi violenti, nemmeno al momento della separazione, ma il trasferimento dei figli a Campi Bisenzio aveva fatto scattare la molla: l'uomo non aveva tollerato quel trasferimento e quello fu probabilmente il motivo che, ad un certo punto della discussione, accese l'ira dell'uomo. Beatrice e Massimo si erano dati appuntamento nella villetta nella Nievole per discutere alcuni particolari del divorzio: la ripartizione di alcuni oggetti, la questione della casa. L'incontro era fissato per le 15,30, Beatrice aveva posteggiato l'auto, una Opel Meriva uguale a quella dell'ex marito anche nel colore. Doveva essere un incontro tranquillo e breve perché tutto era già stato concordato; anche sui figli era stato trovato un accordo e Beatrice aveva mostrato grande disponibilità e sensibilità. Poi, probabilmente, la discussione tornò sulla questione della lontananza dei bambini dalla Valdinievole e a quel punto Massimo perse la testa. Poi mise a soqquadro la casa per simulare una rapina e prese anche i soldi dal portafoglio di Beatrice per dare forza al suo disegno, ma gli investigatori arrivati sul luogo del delitto capirono subito che la scena non era compatibile con una rapina.

Dopo il delitto Massimo uscì per andare a prendere i figli a scuola. Ma era in ritardo e non aveva il numero di telefono della scuola, per questo prese il cellulare della ex moglie che, invece, aveva memorizzato il numero. Chiamò la scuola avvertendo che sarebbe arrivato in ritardo, poi gettò il cellulare in un cassonetto. A scuola arrivò alle 16,50, i figli erano ad attenderlo con la maestra. Rimase con loro fino alle 21 circa, quando li riportò a casa, a Campi Bisenzio. Lì c'erano il padre e il fratello di Beatrice preoccupati perché non riuscivano a rintracciarla. Massimospiegò loro dell'incontro e sostenendo di averla lasciata nella casa di Nievole. A quel puntodecisero di andare tutti insieme nella villetta. Massimo aprì la porta e i tre scoprirono il cadavere di Beatrice riverso in terra; alla vista del cadavere, Massimo mostrò grande tranquillità, quella tranquillità rilevata dai carabinieri anche nelle intercettazioni telefoniche nei giorni seguenti e che insospettirono gli investigatori.

Iniziò la caccia all'uomo, i Carabinieri misero in campo le migliori risorse di uomini e mezzi; oltre all'intelligence locale, intervennero i militari del Ris di Roma e del Ros di Firenze e Roma i sospetti si concentrarono subito sull'ex marito: i graffi sul naso, la tranquillità al momento del ritrovamento del cadavere, quella ostentata i giorni successivi, la discrepanza di orari nell'alibi.

Parlanti venne nuovamente convocato e dopo sette ore di interrogatorio il crollo e l'ammissione.