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Perché è necessario schierarsi con i migranti, contro razzisti, xenofobi e fascisti

Pistoia - La scelta di stare dalla parte di chi accoglie i migranti e contemporaneamente cerca di costruire inclusione sociale non è una scelta dettata da semplici motivi umanitari o dalla pietà per chi scappa da guerre e dalla miseria, ma risponde alla necessità impellente di far entrare nel dibattito politico della nostra città i temi legati all’immigrazione.

Da questo punto di vista bene fa don Biancalani a tenere viva l’attenzione su questo problema intervenendo con continuità, attraverso i social e i vari media, dopo le provocazioni da parte delle varie organizzazioni xenofobe, razziste e fasciste che operano nel nostro territorio e a livello nazionale. E bene fa l’Assemblea permanente antirazzista-antifascista di Vicofaro a rilanciare a livello cittadino la questione, affinché il migrante, da oggetto di assistenza e di intervento umanitario, possa acquisire lo status di soggetto che rivendica diritti e una qualità della vita decente per se stesso e per tutti gli esseri umani, siano essi italiani o stranieri.

Tutta la storia del secolo appena trascorso dovrebbe aver reso evidente a chi si batte per una società in cui l’altro non sia percepito come limite, ma come proprio completamento, che quando si rinuncia alla difesa dei più deboli, questa rinuncia spalanca le porte alla crescita dei peggiori populismi (vedi ad esempio la nascita del fascismo in Italia e del nazismo in Germania) e contribuisce alla progressiva sottrazione di diritti anche ai cittadini e ai lavoratori autoctoni, come dimostrano le politiche economiche e sociali di questi ultimi anni. Una cosa questa che, alla fine dell’ottocento, già aveva intuito K. Marx che nel I libro de “Il Capitale” segnalava come “Il lavoro in pelle bianca non può emanciparsi in un paese in cui viene marchiato a fuoco quand’è in pelle nera”.

Anche per quanto riguarda la piccola delinquenza, è necessario mettere in evidenza che essa non è di natura etnica, ma è da mettere sempre in relazione alle condizioni economiche in cui una persona si trova a vivere, a prescindere dalla nazionalità. Nessuna meraviglia dunque, e nessun scandalo, quando il soggetto migrante si trova coinvolto in attività che infrangono la legge, visto che sono dettate da necessità di sopravvivenza non tanto per se stesso, quanto per le famiglie che hanno lasciato nei paesi di origine.

All’inizio delle migrazioni verso l’Europa e, in particolare verso l’Italia, le leggi contro i migranti sono servite ad un capitalismo in crisi per avere mano d’opera più sfruttabile e ricattabile, con il fine di abbassare il costo del lavoro, contrapponendo lavoratori stranieri e lavoratori autoctoni. Poi, però, i flussi migratori sono continuati nonostante i governi di centro destra e centro sinistra si siano adoperati in ogni modo per tenere lontani i nuovi barbari. Basti qui ricordare la Turco-Napolitano seguita poi dalla Bossi-Fini e oggi dal decreto Minniti e dagli infami accordi con la Libia. Tutte misure che hanno rallentato temporaneamente un fenomeno che ormai è strutturale e che è destinato a segnare la nostra epoca perché è il risultato della globalizzazione neoliberista e del nuovo potere coloniale dei paesi occidentali che in questi anni, con le loro politiche, non hanno fatto altro che incrementare guerra e povertà.

L’altro strumento utilizzato dai poteri costituiti, siano essi politici o economici, è quello della repressione nei confronti delle lotte che i migranti hanno portato avanti (Lotte per la casa, per la libertà di movimento come a Ventimiglia, lotte dei lavoratori della logistica) perché sanno che la visibilità dei conflitti di cui i soggetti migranti si fanno portatori potrebbe mettere in moto la soggettività di chi ha rischiato la vita abbandonando le proprie terre, lasciando affetti e sogni, per costruirsi un futuro migliore, e quindi poco propenso alla rassegnazione e ad abbassare la testa di fronte ai soprusi. Per questo si vuole che i migranti siano solo oggetto di interventi assistenziali in modo da renderli invisibili. Per questo l’apparato statale cerca di ricattarli attraverso mille procedure prima che arrivino ad una qualche forma di regolarizzazione.

Per questi motivi disturba anche la visibilità che i migranti ospitati nelle parrocchie di Ramini e Vicofaro hanno avuto grazie alle immagini diffuse su facebook o in televisione per una giornata in piscina o tramite la Pizzeria del Rifugiato.

In questo quadro è di primaria importanza rompere costantemente il recinto che si cerca di costruire intorno ai migranti, mettendo a disposizione mezzi e saperi affinché loro stessi, insieme ai movimenti che si battono contro la barbarie politica, economica e ambientale, diventino i protagonisti della messa in discussione del devastante modello europeo e occidentale fatto di sfruttamento, inquinamento e guerra.

Carlo Dami

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