Mercoledì, 30 Maggio 2018 09:52

La bambola dimenticata e Cicciobello

Carmela e Cicciobello Carmela e Cicciobello

di Carmela Pallone

Prato - Il Sud non offriva lavoro né futuro, i miei genitori migrarono al Nord. Per poco.

Era il 1966.

Dopo un tentativo durato circa un anno, mia madre e mio padre decisero di lasciare la fredda Brianza e tornare in Calabria.

M, naturalmente, niente era cambiato, purtroppo nella mia amata terra non c'erano risorse, la Calabria non dava possibilità di lavoro. Andava presa una decisione.

Un amico di mio padre, che viveva già da tempo a Prato, si rese disponibile all'accoglienza: li avrebbe ospitati entrambi, fino a che non avessero trovata una sistemazione idonea per loro e per noi, tre figli.

Così i miei genitori partirono verso Prato. Noi, invece, rimanemmo momentaneamente con una zia, sorella di mio padre.

Ricordo ancora la valigia di cartone e le tante lacrime di mamma quando ci salutò.

Straziante.

In quegli anni a Prato il lavoro si trovava facilmente, bastava averne voglia e accontentarsi di uno qualsiasi.

Mamma iniziò a lavorare in una grande confezione a Calenzano, e in più portava il

lavoro a casa: cuciva lustrini sui vestiti; lavorava e piangeva fino a notte fonda e dopo qualche ora ritornava al lavoro, in fabbrica.

Non poteva vivere lontano dai figli, non si dava pace. Fino a che un giorno comunicò a mio padre che senza i figli, a Prato non sarebbe stata più a lungo.

Mio padre comprese il dramma di mamma e, insieme, cominciarono a cercare un alloggio per la famiglia che si sarebbe riunita.

Per la mia mamma fu come una rinascita: mettere insieme la famiglia, la sua vita!

A quei tempi non era difficile trovare una casa in affitto. I miei genitori la trovarono in via Marianna Nistri, all’angolo con Santa Trinità.

Dopo qualche mese io e i miei fratelli arrivammo in questa meraviglia di città. Come eravamo piccoli!

Anche se avevamo poco, eravamo felici perché eravamo di nuovo tutti insieme.

E in una città tutta da scoprire con gli occhi e la curiosità di bambini.

Facemmo nuove conoscenze, nacquero nuove amicizie. Ad esempio mio fratello Francesco.

A pochi metri da casa c'era il calzolaio Peppino Caputo, a Francesco piaceva quell'uomo e il lavoro che faceva, così passava pomeriggi interi a vederlo lavorare.

Ero felice, ma solo a metà. Perché nella fretta della partenza e per l'eccitazione di rivedere i miei genitori, dimenticai la mia unica bambola. Per me una tragedia, quanto piansi!

Sentivo mancare una parte di me, come se mi avessero strappato una parte del mio cuore.

Mia madre capì il mio dramma di bambina, ma in quei giorni non era possibile porre rimedio.

Col trascorrere del tempo, dimenticai quella mia amica fedele.

Non mia madre, però.

Un giorno, dopo tantissimi anni, mia madre mi comprò un Cicciobello nel ricordo della bambola dimenticata.

Fui felice.

Calabria

Quando ti lasciai

il lamento già gridava nostalgia

Una valigia di cartone

e un treno freddo sconosciuto

un saluto e la fretta di partire...

verso luoghi sofferti

Ti penso mia terra

e soffro il tuo mancare!

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1 commento

  • Link al commento Marco Mercoledì, 30 Maggio 2018 23:02 inviato da Marco

    Bella questa storia purtroppo comune a molti italiani...specialmente quegli italiani che fanno parte dell’Italia del sud da sempre una terra avara di risorse che ha costretto molti dei sui figli a cercare fortuna in terre lontane..Prato da sempre ha accolto i figli del sud e pertanto credo che molti di loro leggendo questa storia si ritrovino nel racconto di questa piccola italiana cresciuta nelle difficoltà del tempo...un tempo in cui nonostante le difficoltà comunque bastava poco per essere felici....anche in bambola....

    Rapporto

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