Giovedì, 28 Giugno 2018 11:43

Le fiabe di nonna Ida, storie vere raccontate ai bambini

Nonna Ida Nonna Ida

di Emiliano Nesti

PISTOIA – Ida viveva a Saturnana insieme a suo marito, Giuseppe. Ida raccontava storie affascinanti, per un bambino ascoltarla era più piacevole che guardare i cartoni animati.

Erano storie vere, storie che nascevano da esperienze di fatica e di sacrifici, legate agli spostamenti lavorativi del marito. Dov’era il fascino? Nel modo in cui le raccontava: trasformava tutto in una fiaba.

Peppino, come lo chiamavano tutti, faceva il carbonaio, mestiere antico svolto tra i monti dell'Appennino e quelli calabresi e grossetani. Viaggi interminabili, per quei tempi.

Ida lo seguiva ovunque, i suoi compiti erano precisi: aiutare il marito nel lavoro e provvedere ad ogni bisogno quotidiano della famiglia, compreso l'onere di allevare ed educare i figli.

E la Calabria regalò a Ida e Giuseppe, due figlie: Loretta e Ivana. Gli altri quattro nacquero a Saturnana: Anna, Sonia, Learco e Franca.

Tra i tanti racconti, uno arriva dritto al cuore.

La famiglia si trovava in Maremma. Tutto era pronto per il ritorno a casa, con il treno. L’ultimo giorno di lavoro, un carbonaio puntò gli occhi su Tiburzi, il cane di Peppino. Gli piacque talmente da volerlo ad ogni costo. Propose uno scambio, arrivando ad offrire a Peppino il doppio dei quintali di legna e carbone che gli sarebbero spettati.

La famiglia viveva in ristrettezze economiche, la legna e il carbone garantiva il sostentamento. La proposta non poteva essere rifiutata, anche se a malincuore.

Il viaggio di ritorno non fu dei migliori per Giuseppe e Ida. Più si allontanavano da Grosseto, più aumentavano i sensi di colpa e la sofferenza per aver lasciato un amico in cambio di legna e carbone. Ma ormai la scelta era fatta. Così tornarono a Saturnana senza Tiburzi.

Una settimana dopo, il silenzio della notte venne rotto dal suono violento di un campanaccio: qualcuno stava strattonando la corda con violenza.

Ernesta “La secca” e la Pelagia, le zie che vivevano nella solita casa, furono svegliate dal campanaccio, Ernesta si alzò per capire cosa stesse succedendo. Non fece a tempo ad aprire la porta che Tiburzi entro di corsa e si precipitò nella camera di Ida e Peppino.

“E’ tornato Tiburzi, è tornato Tiburzi”, gridò.

Il cane era di nuovo a casa, aveva ripercorso tutto il tragitto lungo la ferrovia da Grosseto a Pistoia e poi fino a Saturnana per raggiungere i loro padroni.

Ida era un vero personaggio. Insieme all’amica d’infanzia Doralice. Partecipava a tutti i concorsi di bellezza che venivano organizzati nei paesi della collina pistoiese: Saturnana, Le Grazie, Lizzanello, Piteccio, San Felice e spesso veniva eletta “Reginetta”.

“Avevamo molti spasimanti, – raccontava sorridendo - venivano addirittura da Sesto Fiorentino in treno per vederci. Noi li invitavamo a Saturnana per poi dargli buca, non presentandoci all'appuntamento”.

In realtà agli appuntamenti le due amiche-complici andavano, ma rimanevano nascoste dietro i cespugli o nei boschi vicini al luogo degli appuntamenti. E si divertivano ad osservare i loro spasimanti per ore in attesa dell’incontro, che fumavano una sigaretta dietro l’altra.

Storie di una vita, improvvisamente riemerse nella sua mente all'età di 95 anni.

Proprio a 95 anni, Ida conobbe per la prima volta la realtà ospedaliera. La rottura del femore dette l'inizio ad un calvario di difficoltà, amplificate dall’età. Ma l’incidente fu come un sipario alzato sulla sua vita. Da quel giorno la mente di Ida cominciò una rilettura del passato, il nastro della sua vita si riavvolse per tornare a girare di nuovo.

Ho ancora in mente  il giorno in cui Ida, con la mano al braccio di mio padre, ci indicava i sentieri e i luoghi più nascosti, raccontando il passato come fosse il presente. Un racconto lucido e tenerissimo che mi catapultò in un tempo indefinito. Parlava di cose che erano ancora nei suoi occhi e nella sua mente e che io non vedevo. Nel racconto di Ida, i palazzi davanti a casa mia, in piena città, presero la forma delle colline, le piante divennero dei boschi, le strade dei ruscelli. Rimasi in silenzio, rispettoso della sua dignità. Non ebbi nemmeno la forza di dirle: “Ma sono solamente palazzi”.

Nel suo sguardo si leggeva la sua infanzia, il suo tempo. E parlando iniziò a citare le persone di Saturnana chiamandole per nome, indicandole come se fossero davanti a lei. Davanti ai suoi occhi passò anche il fabbro che lei salutò. Mi ero talmente calato in quella situazione che mi sembrò di udire perfino il rumore delle pedalate e il cigolio di quella vecchia bicicletta inforcata dall’artigiano. Il ritmo svelto di chi aveva la frenesia di arrivare a bottega per iniziare il suo lavoro. Ero talmente incantato dal quella meravigliosa scena di teatro allestita da Ida, che mi sembrò naturale la risposta di Ida al saluto del fabbro.

I suoi racconti, i suoi ricordi mi riportarono ai giorni di scuola, alle Elementari. Lei parlava e a me sembrava di avere i gomiti appoggiati sul vecchio banco di legno, con le mani sotto il mento ad ascoltare le maestre recitare una poesia:

“Prendi il tempo ora che l'hai

alla morte non l'avrai, finisce tutto finisce presto

l'eternità non finirà già mai”.

Il mio viaggio con Ida è stato meraviglioso, il più bello della mia vita. Ricorderò sempre quel nasino rosso, la sua tenerezza e quell'essere bonariamente pronta, con furbizia, a rimediare senza imbarazzo quando scambiava i nomi dei figli o di altri parenti.

Chi era Ida?

La mia stupenda nonna.

A Learco, Anna, Sonia, Loretta, Ivana e Franca

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2 commenti

  • Link al commento Valentina Lunedì, 02 Luglio 2018 15:14 inviato da Valentina

    Leggere queste righe mi ha commosso.....parole vere sincere che arrivano dritte allo spirito!

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  • Link al commento Antonio Giovedì, 28 Giugno 2018 14:31 inviato da Antonio

    Un dono enorme Emiliano !!! Bello come la facciata di Orvieto !!!

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