Lunedì, 10 Settembre 2018 09:26

Il cammino di Santiago, lungo la Senda Litoral

di Remo Fattorini

FIRENZE - Zaino in spalla, sono partito da Firenze lo scorso 30 maggio per rientrare il 20 giugno.

Oltre 300 chilometri lungo l’Oceano, camminando lungo la costa e sulle spiagge. E poi la variante spirituale: lo stesso percorso fatto dai discepoli di San Giacomo che da Gerusalemme riportarono il corpo dell’apostolo in Galizia. Da Porto a Santiago in 14 tappe e poi a Finisterre, là dove finisce la terra.

Trekking o Cammino

Se scegli il trekking sei uno sportivo, se invece scegli il cammino sei un pellegrino. Intendiamoci, in comune hanno la passione per la lentezza, per il viaggiare con le proprie gambe. Ma tra le due passioni ci sono differenze significative. Lo sportivo è alla ricerca della prestazione e della forma fisica. Il pellegrino è alla ricerca di sé stesso, della spiritualità, del piacere di camminare; alla scoperta delle vie che conducevano ai luoghi simbolo della religiosità. Due cose che richiedono mentalità, bisogni, disponibilità di tempo e di adattamento differenti. Lo sportivo porta con sé il minimo indispensabile. Il pellegrino invece porta sempre due zaini: uno con il necessario per vivere e gestire gli imprevisti, l’altro più intimista, con la sua anima, le delusioni e le speranze, le cose vissute e quelle che ancora stanno lì, in attesa di sbocciare. Il trekking ha sempre un traguardo da perseguire. Il cammino invece è un viaggio che porta a riscoprire l’essenzialità, i bisogni primari; è un percorso dentro se stessi, alla ricerca di qualcosa che va ben oltre la forma fisica.

La scelta del Cammino

Di cammini, si sa, ce ne sono tanti e l’offerta è in costante crescita. I cinque cammini romei legati alla Francigena, i sei itinerari sulle orme dei santi, gli altrettanti cammini per Santiago. Pellegrinaggi antichi e moderni, per incontrare la bellezza, attraversare luoghi, conoscere le persone, vivere e condividere storie ed emozioni. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Dopo aver percorso i sentieri della Francigena - dal passo della Cisa a Roma - ho scelto il cammino litorale portoghese, da Porto fino a Santiago, passando per la variante spirituale. Il motivo? L’Atlantico. L’idea di andare per due settimane lungo le spiagge deserte, ascoltando il fruscio delle onde, respirando l’aria profumata di salsedine, camminando sul bagnasciuga, sulla cresta delle dune o lungo le passerelle di legno, attraversando la foce dei fiumi e i piccoli borghi dei pescatori, mi ha conquistato.

Così ho scelto la “Senda Litoral”. Da non confondere con il cammino della costa, che scorre all’interno, fra il litorale e le colline, ma senza mai toccare le spiagge. Due cammini, vicini ma diversi. Difficile sbagliare: per la Senda basta seguire la costa e camminare sulla battigia dove la sabbia è più compatta. E’ un percorso adatto a tutti, pianeggiante, facile e ben segnalato.

Compagni di viaggio

L’incontro con gli altri pellegrini è un regalo del cammino. È come rivedere vecchi amici, anche se sono sconosciuti, anche se non sai il loro nome, né da dove vengono. Può sembrare strano ma è una vera magia che ti mette in sintonia con tutti, che ti fa parlare con tutti, di tutto: dalle impressioni sul viaggio al passa parola sui consigli, dalla richiesta di informazioni fino alle confidenze sulla scelta del cammino. È una simpatia immediata, spontanea. In realtà un segreto c’è: lungo il cammino non ci sono differenze, tutti sono uguali, tutti sono pellegrini.

Di compagni di viaggio ne incontri molti. Ovunque. Arrivano da tutto il mondo. In genere le donne sono assai più numerose degli uomini. Alcune viaggiano da sole, altre in compagnia o insieme a conoscenze nate lungo il percorso. Persone di tutte le età, nazionalità e continenti, da tutti i Paesi europei all’Australia, dall’America Latina a quella del Nord, dal Canada fino alla Russia e al Giappone.

Tanti paesi, tante storie. Ognuno con le proprie motivazioni. Ognuno pronto a partire, fermarsi, curarsi, riposare, ma soprattutto pronti a camminare.

Albergue, Hotels e Hostal

L’offerta di ospitalità è ben organizzata, varia e ampia, più che sufficiente per accogliere i tanti pellegrini. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Gli albergue sono le mete preferite, con camerate, letti a castello, bagni, lavanderia e cucine attrezzate. È l’ospitalità più economica: dai 6 ai 12 euro. Gli hostal offrono camere singole o multiple, con costi sui 30 euro, biancheria compresa. Stesso discorso per gli hotel, spesso a prezzi convenzionati con menu del pellegrino a 10 euro. Resta il fatto che lo spirito del cammino si respira soprattutto negli albergue, dove la vita è più comunitaria. Gli hotel sono da preferire in particolari occasioni, quando è l’ora di prendersi qualche giorno di riposo per recuperare energie, dormire, curarsi qualche vescica, visitare qualche luogo di interesse o per aspettare l’arrivo di qualcuno.

Le tappe più belle

Tutte. Ma se proprio devo scegliere direi quelle bagnate dall’Oceano. Certo alcune mi hanno colpito più di altre. Intanto la partenza. La guida non lo segnala ma vi assicuro che è un autentico godimento. Basta una prima passeggiata per le vie di Porto per scoprire la storica rete di tram, inaugurata nel 1872 e funzionante ancora oggi. La linea 1 è quella che vi consiglio per iniziare questo viaggio. Il tram, restaurato e perfettamente funzionante, è un vero gioiello. Collega il centro della città (parte proprio davanti alle scale della chiesa di San Francesco – altra visita consigliata) e arriva al faro Senhora de Luz, proprio sull’estuario del fiume Douro. Da lì, inizia il cammino. Il percorso pedonale ti accompagna fin sulla riva dell’Oceano e prosegue lungo una ciclabile che scorre accanto a stabilimenti balneari, caffè, ristoranti, chioschi e alberghi. Appena finiscono le spiagge imbocca la prima passerella, prima di metallo e poi di legno. Sembra di essere a casa. Si prosegue fra spiagge, dune e qualche scogliera di granito. Si sfiora il forte di Sao Francisco e si attraversa il porto di pescatori di Matosinhos. La tappa finisce con l’arrivo al campeggio di Angeiras. Io dormo in un bungalow insieme ad Andrea, un giovane tedesco di Monaco di Baviera, che arrivato nel tardo pomeriggio si accontenta di dormire sul divano.

Seconda tappa. Parto alle 9.30 e arrivo a Pòvoa de Varzim alle 15. Bella giornata, 22 gradi. Il percorso corre a due passi dall’Oceano, lungo spiagge, dune e passerelle di legno. Si attraversano piccoli torrenti, borgate di pescatori e qualche insediamento turistico. L’ambiente naturale è molto curato. Si incontrano strutture e servizi utili, le persone sono sempre socievoli e premurose. A circa metà percorso si attraversa Vila do Conde, un piccolo centro legato ai cantieri e alla pesca, con un grande stabilimento per la salatura del baccalà, un tempo gestito solo da donne, oggi dalla tecnologia. Pòvoa de Varzim è la fine della tappa. Pernotto con 6 euro all’albergue Santa Clara, dal nome dell’antico acquedotto composto da 999 archi di pietra e oggi monumento nazionale. Abbondante cena con 12 euro.

Il Portogallo ha il merito di aver fatto una scelta coraggiosa: ha investito gran parte dei fondi europei nella tutela e valorizzazione delle sue coste, creando un ambiente molto attrattivo insieme a nuove opportunità di sviluppo e di lavoro.

Terza tappa. Una delle più belle: 30 chilometri di spiagge da Pòvoa de Varzim a Marinhas. La guida propone due deviazioni verso l’interno. Io consiglio di proseguire lungo le grandi spiagge sabbiose costeggiate da alte dune e dall’Atlantico, attore e unico compagno di questa tappa. Mi fermo all’albergue San Miguel, gestito dalla Croce Rossa. Siamo in 22, tanti tedeschi, olandesi, francesi e un solo italiano, io.

Quarta tappa. Parto alle 8.30 e arrivo a Viana de Castelo alle 16. Giornata piovosa che mi obbliga ad inaugurare la mantella. Il cammino si snoda tra l’Oceano e una campagna coltivata ad ortaggi; attraversa due piccoli centri non turistici, Pedra e Amorosa. Poi per superare il Rio Neiva si rientra di qualche chilometro verso l’interno e dopo il lungo ponte che attraversa l’estuario del fiume si entra a Viana. E lì a due passi c’è l’albergue del Pellegrinos. Un grande edificio che ospitava un vecchio collegio religioso, oggi riconvertito per l’ospitalità. A sera i 70 posti sono tutti occupati. Viana è una città di 90mila abitanti interamente dedicata al mare e alla pesca del baccalà. Nel porto, a testimonianza dell’antica tradizione, è ancora ormeggiato un vecchio peschereccio per la pesca in alto mare, “Gil Eanes”. In omaggio alle tradizioni locali stasera cena a base di baccalà.

Poi visita alla prima farmacia del viaggio per acquistare due talloniere, utili per tenere a bada i primi sintomi di disagio al tallone sinistro, il mio punto debole.

La quinta tappa prosegue sotto la pioggia. Parto alle 9 e arrivo a Vila Praia de Aurosa alle 16. Cammino lungo il rio Neiva fino ad incontrare l’Atlantico. Appena fuori dal centro urbano tutto torna intimo, naturale. Ritrovo il mio habitat preferito: l’oceano. La vita torna a sorridere anche sotto la pioggia. Una lunga pista pedonale costeggia una bassa scogliera, qualche piccola spiaggia, alcuni mulini a vento, siepi fiorite e campi coltivati. Le basse scogliere di granito insieme ai boschi, che in più occasioni si attraversano lungo sentieri grondanti di pioggia, sono i protagonisti di questa giornata. I lavori di sistemazione della costa si alternano tra percorsi ben attrezzati e tratti ancora in fase di ultimazione.

Il cammino prosegue lungo la strada litorale asfaltata, ma io preferisco continuare sulla spiaggia. Per alcune ore cammino sul bagnasciuga, mi lascio assopire dalla solitudine e mi distraggo. La guida consigliava di salire sulle dune per poi proseguire sulle passerelle fino all’ingresso del paese, ma la distrazione mi è fatale. Appena arrivo in prossimità delle prime abitazioni mi ritrovo alla foce di un torrente. E lì non ci sono ponti, né passerelle, né massi, solo sabbia e acqua. Piove a dirotto. Non ho scelta, per attraversarlo devo togliermi scarpe e calzini. Arrivo a Vila Praia de Ancora stanco e bagnato. Decido di fermarmi in un hotel per scaldarmi e asciugarmi per bene, scarpe e vestiti. Un privilegio.

La sesta tappa è la più breve. L’ultima in terra portoghese. C’è il sole. Mi avvio con calma con destinazione Caminha. Ancora mare, piste ciclabili, passerelle e marciapiedi. Il cammino attraversa Maledo, un piccolo centro turistico adagiato oltre le dune ancora disabitato, vuoto e silenzioso. Subito dopo una ombrosa e bella pineta fino ad incontrare l’estuario di un grande fiume, il Rio Minho, che segna il confine tra il Portogallo e la Spagna. Il paesaggio cambia, non più lunghe spiagge di sabbia, ma piccole insenature di sabbia bianca e basse scogliere che frenano la forza delle onde. All’orizzonte si intravedono le boscose colline della Galizia.

Caminha. Un piccolo e accogliente paese di confine disteso tra il rio Minho e l’oceano. Una bella piazza, un organizzatissimo punto informazioni, la stazione ferroviaria, l’imbarcadero per superare l’estuario e raggiungere la riva spagnola, piccole trattorie e, soprattutto, l’ottimo ristorante da “Remo” con una vasta offerta di ricette di baccalà e non solo. Mi fermo un giorno. Faccio riposare i piedi e, soprattutto, aspetto l’arrivo di Mara per fare insieme l’ultimo pezzo del cammino.

Settima tappa. Si parte alle 10.35 di una bella giornata di sole con destinazione Santa Maria de Oya. Sbarchiamo in terra spagnola alle 10.45. Risaliamo rio Minho fino all’oceano e poi attraverso passerelle di legno e sentieri che scorrono tra gli scogli di granito si risale la costa verso Nord. È un piacere intenso, un festival dei sensi, un viaggio lento in mezzo ad una natura in fermento. Facciamo conoscenza con i primi saliscendi e poi con un paesino straordinario, A Guarda, con le case dai colori vivaci, tutte in verticale, incastrate le une sulle altre come chicchi di un melagrana. Ci fermiamo nel porticciolo, seduti al sole. Un bocadillo e un piatto di pimentas do padron ci rifocillano. Il bello del cammino è che si trascorrono intere giornate all’aperto, sotto il sole o la pioggia, esposti al vento, respirando aria fresca e pulita. Lontano dagli impegni e dalla frenesia. É la vita del pellegrino; la bellezza di ritrovare il nomadismo che è in noi.

Ottava tappa. Da Santa Maria de Oya a San Pedro de la Ramallosa. Anche oggi partenza con il sole e arrivo sotto la pioggia, dopo oltre 7 ore di cammino. A metà percorso si scatena un temporale. La pioggia non ci ferma, la lentezza ci fa scoprire cose interessanti e oggi è un giorno fortunato. Prima, una giovane ragazza che ha allestito lungo il percorso un improvvisato posto di ristoro, caffè, the, biscotti, acqua, frutta e qualche sedia. Un conforto in cambio di una donazione, un ingegnoso crow funding per finanziare i suoi studi a Londra. Poi una grande e accogliente struttura appoggiata sugli scogli, schiacciata fra la strada e il mare, non un semplice rifugio ma un ristorate di alta e raffinata cucina. Non era in programma, ma vista l’occasione lo sperimentiamo con soddisfazione. Poi ancora pioggia e lentezza fino all’albergue de Pazo Pias gestito dalle suore apostoliche. Ottima struttura, 12 euro a testa, biancheria compresa.

Nona tappa. Il cammino prosegue da San Pedro a Vigo e poi a Redondela. Vigo è una grande città e l’idea di camminare per alcune ore sui marciapiedi urbani, per di più su strade trafficate, non ci piace per niente. Si va avanti fino alla periferia di Vigo, poi, per la prima volta, si sale sul primo autobus, si attraversa la città. Vista l’antifona - cielo nuvoloso con minaccia di pioggia -, si prosegue fino alla tappa successiva. Intanto torna il bel tempo e noi ci godiamo l’intero pomeriggio a Redondela e dintorni.

Decima tappa. Si parte per Pontevedra in una bella mattinata di sole. Un percorso piacevole di circa 20 chilometri che ci regala uno dei primi paesaggi di pura natura galiziana, attraverso le prime brevi salite tra boschi e panorami da cartolina. Finiamo la giornata in un albergue, ben attrezzato e ospitale. Qui la Senda Litoral si ricongiunge al cammino della Costa, e l’albergue fa il tutto esaurito.

Undicesima tappa. Da Pontevedra ad Armenteira. È un cammino che lascia il segno: per la lunga e ripida salita, per i boschi di eucalipto che si attraversano e, soprattutto, per il Mosteiro che ti accoglie all’arrivo nel piccolo borgo di Armenteira. Condividiamo il soggiorno con quattro italiani e un polacco. In particolare con due milanesi, Andrea ed Anna, fratello e sorella. Con loro continueremo a farci compagnia per un pezzo del cammino per poi ritrovarci nuovamente a Santiago.

Dodicesima tappa. Ci si avvicina a Santiago. L’oceano è lontano. Si cammina lungo la Ruta da Pedra e da Agua, uno splendido sentiero lungo una boscosa vallata attraversata da un torrente ricco di acqua con cui si facevano girare antichi mulini, oggi non più in uso. Poi una zona di vigneti a pergola di Albarino, un vitigno autoctono molto apprezzato. Dopo ore di cammino si rivede l’Atlantico. Un percorso pedonale costeggia una serie di spiaggette fino al porticciolo di Vilanova de Arousa. Si pernotta all’hotel Bradomin, convenzionato, dove si consuma un’ottima cena: menù del pellegrino a soli 10 euro.

Tredicesima tappa. L’ultima tappa della variante spirituale, da Vilanova de Arousa in barca fino a Pontecesures, seguendo lo stesso percorso che riportava in Galizia il corpo di San Giacomo. Si parte alle 14, in una calda giornata di sole, si risale l’intero fiordo, navigando in un gigantesco vivaio di mitili (uno dei più grandi d’Europa), e poi risalendo il rio Ulla. Dopo tanto camminare fa piacere farsi trasportare. Arrivati a Pontecesures la Senda Litoral si riunifica, questa volta in maniera definitiva, al cammino della Costa. Si prosegue tutti insieme fino a Santiago, distante poco meno di 30 chilometri.

Il Portogallo e la Galizia

Nel tratto portoghese spiagge sabbiose e coste frastagliate. Si cammina nella natura tra mare e dune, in un ambiente pianeggiante, protetto e tutelato su comode e panoramiche passerelle di legno, a protezione della flora lagunare. Arrivati a Caminha, l’ultimo paese in terra portoghese, il paesaggio cambia completamente. Sull’altra sponda, in terra spagnola, inizia la Galizia che ti regala freschi boschi di eucalipti e conifere, estesi vigneti di Albarino e frequenti mirador che offrono ai pellegrini bellissimi panorami di questa frastagliata costa con i suoi profondissimi fiordi.

Il Mosteiro de Armenteira

Un accogliente luogo dello spirito. Quello che mi ha emozionato di più. Si arriva stanchi, dopo una lunga tappa e una ripida salita, che dal mare porta su fin sul crinale, per poi ridiscendere fino ad incontrare il piccolo borgo di Armenteira. Poche case, una piazza, un posto di ristoro e il Mosteiro, immerso nel verde e nel silenzio. L’accoglienza delle suore è affettuosa, piena di calore. Il luogo è molto curato e suggestivo. L’edificio, fondato nel XII secolo, appartiene all’ordine cistercense e dal 1989 è abitato da otto monache. La più giovane è suor Paola, una monaca diretta e simpatica che parla anche un po’ di italiano. È lei che ci accoglie, ci fa strada e ci dà tutte le informazioni necessarie per muoversi all’interno di questo antico convento. Ci racconta che la vita qui dentro è interamente dedicata alla preghiera, alla gestione del monastero, all’accoglienza dei pellegrini e alla produzione di saponi, creme e profumi, da cui le suore ricavano quello che gli basta per vivere.

Tutto è pensato, costruito e finalizzato al raccoglimento, in totale obbedienza alle norme di San Bernardo che predicando la sobrietà, consigliava di limitare ogni interferenza ornamentale per favorire la concentrazione, la preghiera e la meditazione. Insomma un perfetto luogo dello spirito, che ti aiuta a conciliare riflessione e riposo.

Suor Paola si premura di farci sapere che alle 19, giù nella cappella, c’è la preghiera del pellegrino e con molta cortesia ci invita a partecipare. È una cerimonia semplice e toccante. Ad accoglierci con canti e preghiere ci sono tutte le monache del convento. Suor Paola ci saluta con un sorriso mentre suona l’organo e dirige il coro. Ad assistere siamo in sette, un polacco e sei italiani. La cerimonia si conclude con una particolare benedizione, preceduta dalla preghiera del pellegrino, recitata in italiano e polacco: “Che la luce e l’amore di Dio benedica e diriga il tuo passo; che i cammini ti vengano incontro; che apri il tuo cuore al silenzio e conservi con gratitudine i ricordi belli che lasciano le cose buone; che Dio ti guidi con la sua mano fino all’abbraccio di Santiago e che tu possa tornare alla tua casa pieno di luce e di gioia”. Suor Paola si avvicina ad uno ad ognuno di noi, ci chiama per nome, ci accarezza la testa e ci benedice. Siamo tutti commossi.

Finalmente Santiago

È la città dei pellegrini. Arrivano in continuazione, tutti i giorni dell’anno. Arrivano da tutte le direzioni e da tutti i cammini. E per tutti il primo traguardo è la piazza della cattedrale, considerata una delle più belle del mondo, situata nel cuore della città. Ed è lì, in piazza Obradoiro dove i pellegrini celebrano il primo rito: la foto con lo zaino sulle spalle davanti alla splendida chiesa di san Giacomo. È una piazza enorme, agognata, sempre gremita da turisti e viandanti. E poi l’altro rito: il ritiro della Compostela all’ufficio del pellegrino. È lì dove, superate le lunghe file di attesa, si può apporre l’ultimo timbro sulla Credenziale e ritirare la propria Compostela, un documento, scritto in latino, che certifica di aver compiuto il cammino.

E poi… Finisterre

Se l’arrivo a Santiago è emozionante, quello a Finisterre è decisamente affascinante. È il luogo dove finisce la terra e muore il sole. Per secoli è stato identificato come la fine del mondo, e in effetti sembra proprio così.

Finisterre è un tratto dell’alta e frastagliata costa della Galizia, chiamata “Costa do Morte” per il suo passato di terra di naufragi. Qui vento e onde si infrangono con violenza sulla scogliera, tanto che i fondali si sono trasformati in un cimitero di navi, affondate da tempeste, smarrite nella nebbia e schiantate sugli scogli.

Ma Finisterre è soprattutto un suggestivo promontorio sull’Oceano Atlantico, con il suo elegante faro e le poche strutture ricettive. Si raggiunge percorrendo un comodo sentiero che parte dal paese e che in poco più di 2 chilometri raggiunge il km Zero del cammino. È un luogo magico, dove in molti arrivano per assistere al tramonto, per ascoltare la musica del mare o per scrutare l’immensità.

Andateci e capirete perché molti pellegrini, ancora oggi, arrivati a Santiago, decidono di prolungare il cammino fin qui. Lo fanno perché affetti da quella particolare melanconia che assale tutti coloro che arrivano alla fine del viaggio, e che cercano in tutti i modi di prolungarlo, di strappare ancora qualche giorno e qualche emozione. Ma arrivare fino a Finisterre è anche un modo di completare il cammino così come facevano i pellegrini fin dal Medio Evo. Arrivavano qui al faro per bruciare i loro vestiti. Pratica che ancora oggi qualcuno decide di imitare tra il disappunto dei presenti. Come i pellegrini di un tempo, prima di iniziare il viaggio di ritorno, camminiamo anche noi lungo la spiaggia di Langosteria e raccogliamo la conchiglia di Saint Jacques, divenuta il simbolo di tutti i cammini di Santiago. E poi, nel rispetto della tradizione, ci siamo purificati i piedi nell’acqua gelida dell’Oceano. In realtà è stato un buon rinfresco.

Si torna a casa

E ora cosa faccio? È il classico interrogativo di tutti i pellegrini arrivati alla conclusione del cammino. È la domanda che mi sono posto anch’io. Dopo aver trascorso più di due settimane a camminare lungo sentieri, spiagge, boschi, paesi e villaggi, ti ritrovi a dover interrompere la vita del viandante, i giorni trascorsi pensando solo a te stesso, ai tuoi bisogni, a contemplare tutto ciò che hai incontrato. Ecco, è arrivato il momento in cui tutto questo finisce. Non è facile abbandonare la lentezza del cammino per tornare alla frenesia della quotidianità, che ti toglie il gusto e il senso del tempo. Si torna a casa, tra le cose note, le solite faccende e i normali impegni della vita sicuramente assai più faticosi della vita del pellegrino. In attesa di un nuovo cammino.

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