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Franco Buffoni e la storia della casa di via Palestro

Franco Buffoni (foto Giovanni Fedi) Franco Buffoni (foto Giovanni Fedi)

di Michele Galardini

PISTOIA – Franco Buffoni è entrato in punta di piedi ieri pomeriggio nella biblioteca Forteguerriana per presentare il suo ultimo libro, “La casa di via Palestro”.

Una delle prime cose che ha detto, citando un suo verso scritto quand’era ancora ragazzo, è stata “Grazie a Dio, ovvero: le biblioteche”, segnale di una devozione quasi totale nei confronti di questi luoghi di cultura. L’evento, inserito nel programma di “Leggere la città”, ha rappresentato un’occasione per addentrarsi nella filosofia dello scrittore e poeta originario di Gallarate attraverso la rilettura della sua storia personale. In via Palestro, appunto, sorgeva una Casa del Popolo dove era stato allestito un teatro grazie alla buona volontà degli operai che donavano l’equivalente di una giornata di lavoro alla causa affinché potesse vivere. I fascisti la distruggono nel 1922 e dalle macerie nasce una palestra di pugilato, “Ricordo – racconta Buffoni – che negli anni ’50, quando ero poco più che un bambino, mia madre mi portava con sé dalla sua sarta che abitava al terzo piano di questa casa dove c’era la palestra: per salire dalla sarta io vedevo i pugili che si allenavano. Nel 2006 il teatro è stato riaperto, con uno spettacolo inaugurale di Ottavia Piccolo, e oggi fa stagioni teatrali permanenti”. Il primo spettacolo a cui Buffoni assiste nel 2006 è il concerto “Eine Kleine Nachtmusik” composto da Mozart: “mentre sentivo il concerto mi distraevo perché guardavo gli stucchi e mi venivano in mente le corde e il ring della palestra, quindi ho deciso di aprire il libro proprio su questa immagine”.

La poesia incrocia la storia soffermandosi sulla figura di Clara Pirani, all’epoca del fascismo moglie del preside del liceo ginnasio di Gallarate, un uomo che aveva messo la firma su molte espulsioni di insegnanti e studenti ebrei. Anche lei era ebrea, anche se le tre figlie avute dal marito erano state educate secondo i dettami del Cattolicesimo, e quindi tira un sospiro di sollievo nel 1944 quando Repubblica di Salò comunica che i componenti non ariani delle coppi ‘miste’ non devono essere perseguiti. L’ordine di cattura parte dalla Questura di Varese, il marito protesta e dalla Questura di Milano gli danno ragione, ma non serve a nulla: il 12 maggio del 1944 Clara viene assassinata nelle camere a gas. Nella casa di via Palestro dal 2007 c’è una lapide in sua memoria.

Fondamentale nella sua formazione culturale e anche sessuale il periodo passato a scuola dai gesuiti, come il suo autore letterario di riferimento, Joyce, sul quale scriverà poi la tesi di laurea. “Nessuno ne parla mai del fatto che Bergoglio è il primo Papa gesuita della storia. I gesuiti sono molto astuti, nel libro riporto un vecchio detto che girava fra noi studenti che non può esistere un gesuita che sia insieme intelligente e onesto. Bergoglio è molto astuto, infatti sulle nefandezze dei colonnelli argentini è rimasto sempre molto cauto”. Solo un piccolo siparietto comico ha rotto l’intensità con cui Buffoni ha letto brani e poesie: ad una signora che camminava con i tacchi dentro la biblioteca silenziosa, scandendo il flusso di immagini evocate, lo scrittore ha detto “mi scusi, può evitare di taccheggiare? Sennò le posso prestare le mie ciabattine da albergo”. 

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