MONTAGNA

Mercoledì, 15 Ottobre 2014 09:20

Porretta, continua lo sciopero della fame per salvare l'ospedale

di Giacomo Martini

PORRETTA - Simone Contro, ex vicesindaco e attualmente consigliere comunale, continua lo sciopero della fame per la salvaguardia dell'ospedale di Porretta a cui sono stati cancellati alcuni servizi. Siamo al decimo giorno. Gli abbiamo chiesto le ragione di questa scelta così radicale.

"Innanzitutto l’ospedale Costa è 'di Porretta' solo per il nome del comune in cui è costruito. Di fatto si tratta dell’ospedale di tutta la montagna non solo emiliana, ma anche toscana, che gravita da sempre sul nosocomio di Porretta, soprattutto se consideriamo che senza la maggior parte dei servizi erogati dovremmo tutti fare almeno sessanta chilometri, emergenze o meno. Venendo al punto, dopo la famigerata chiusura del punto parto, che è stata alla base di ben 4 parti avvenuti in situazione di emergenza, ci aspettavamo la messa in sicurezza del percorso nascite, unitamente a un potenziamento di pediatria e ostetricia. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Anzi, pare che lo stesso reparto di Pediatria sia a rischio chiusura entro l’anno in corso. Insomma, da parte della classe politica regionale e della direzione sanitaria vi è la totale assenza di risposte sul futuro del
servizio sanitario in questa zona, dal percorso nascita a chirurgia. Tutto questo è inaccettabile e rasenta lo scandalo, se consideriamo la valanga di denaro pubblico investito nei nosocomi di Porretta e Vergato".
Cosa spera di ottenere?
"In primo luogo risposte chiare. E’ inaccettabile che nessuno, dalla giunta regionale alla direzione sanitaria, abbia ancora dato risposte al territorio sulle reali motivazioni che hanno portato alla chiusura del punto parto. La tanto acclamata mancanza di sicurezza si è dimostrata infondata, dato che nel giro di cinque mesi abbiamo assistito a ben quattro parti, nati o a casa delle partorienti o in
ambulanza. Pretendiamo che chi vive in montagna e decide di mettere al mondo un bambino debba essere messo in condizioni di farlo in tutta sicurezza, senza rischiare di doversi catapultare lungo la Porrettana fino a Bologna. In secondo luogo vogliamo chiare risposte sul futuro dell’ospedale nel suo complesso. A tutt’oggi, come denuncia anche il sindacato, non vi è alcuna stabile prospettiva per il reparto di pediatria, su cui temo incomba la stessa scure che si è abbattuta sul punto parto lo scorso inverno. E dopo? Cosa dobbiamo aspettarci? Metteranno mano pure alla chirurgia come qualcuno denuncia? ".
Le elezioni regionali incombono. Coinvolgerà anche i candidati in questa battaglia?
"Naturalmente. Sono sicuro che tutti, in questo delicato momento, avranno le orecchie particolarmente sensibili alle istanze del territorio. Ho intenzione di scrivere una lettera per ogni
responsabile (o potenziale responsabile) politico o istituzionale della situazione. Una per ogni giorno di digiuno. E, in qualità di elettore e iscritto al PD, comincerò con Stefano Bonaccini, candidato alla presidenza della regione Emilia Romagna".
Sembra una battaglia un po’ solitaria.
"Sono sicuro che non è e non sarà così. Non deve essere così. Il punto vero è che su questo tema, il futuro della sanità in montagna, non si parla da tempo. E questa non deve essere una crociata
solitaria, ma l’occasione di riaprire un dibattito che è vitale per la sopravvivenza stessa del nostro territorio. Un dibattito che deve coinvolgere istituzioni, forze politiche e civiche. E che non può più
essere rimandato”.

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