MONTAGNA

Mercoledì, 02 Gennaio 2019 19:26

Nel paese di bugie e presepi, si riscopre l'amore per la montagna

Alcune famiglie "scappano" dalla città per vivere a Le Piastre

di Guendalina Ferri

LE PIASTRE – Non è vero che il tempo si ferma. È questo che si dice a volte dei piccoli paesi, delle poche case in pietra agglomerate intorno a una piazza e a una chiesa: che il tempo, lì, sembra essersi fermato. Soprattutto se siamo ormai in montagna e i volti sono sempre un po’ gli stessi, magari scavati dalle stesse rughe che increspano le pietre delle case, del campanile.

Alle Piastre il tempo è più lento, sicuramente. Soprattutto la mattina di Capodanno, quando si esce di casa tardi e si va a messa o in piazza prima di mettersi a preparare il pranzo. L’aria è meno fredda di quanto dovrebbe e prima di rientrare in casa ci si ferma a parlare sotto il sole.

Leonardo si è alzato con un’idea ben precisa in testa: andare a fare colazione alla pasticceria e poi a giocare a pallone al parco. “È festa” ha detto alla mamma per convincerla. E così tutta la famiglia Maffucci – Leonardo, mamma Zelica e babbo Alessio – è uscita per fare una passeggiata dalle tappe rigorose.

Certo, d’inverno i bambini in paese sono pochi. Leonardo conta i giorni che lo separano dall’estate: quando a Le Piastre saliranno i nipoti dei residenti e le famiglie che in montagna hanno la seconda casa. Le case del paese, che di base conta un’ottantina di abitanti, torneranno a riempirsi. Anche di bambini, che di solito si ritrovano in piazza, davanti alla chiesa, per poi correre giù fino al parco.

C’è da dire che nella classe di Leonardo, nella prima elementare di Cireglio, gli iscritti quest’anno sono stati tredici. Un bel passo avanti rispetto ai cinque che lo scorso giugno hanno finito la quinta. “È segno, forse, di un ritorno verso la montagna” commenta Luciana, ex maestra de Le Piastre e ora membro della pro loco del paese.  

Lei e la famiglia Maffucci si sono incontrate fuori dalla chiesa. Luciana è appena stata alla messa, i Maffucci sono di ritorno dal parco. “Auguri, buon anno!”. Non è un modo di dire o uno stereotipo: in questi posti, tutti conoscono tutti. Un tipo di rapporto diverso rispetto a quelli che si instaurano in città. Ma forse è anche per questo che, come diceva Luciana, negli ultimi tempi sembra esserci stato un “ritorno verso la montagna”.

 “Io sono di San Marcello – racconta Zelica. – Mio marito, invece, è di Pistoia. Per un po’ abbiamo vissuto in città. Cinque anni, e poi siamo tornati su. Mi mancava troppo la montagna”. Si sono fermati “a metà strada”, proprio a Le Piastre. Una scelta che può sembrare insolita da parte di una coppia così giovane.

 “Anche io per molti anni ho vissuto in città. Facevo la maestra d’asilo – spiega Luciana. – Poi ho trovato lavoro quassù a Le Piastre. Qui ho conosciuto mio marito. E così sono rimasta”.

 “A noi piaceva l’idea di vivere in un posto dove le persone siano davvero persone, non numeri – dice Zelica. – In città la sensazione è quella di non conoscersi mai veramente. È un rapporto diverso, sia tra le persone che con la natura. Qui c’è più attenzione”.

 “Per dire, se una mattina il signore che abita qui non tira su l’avvolgibile, dopo un po’ qualcuno andrà a bussargli, a chiedergli se va tutto bene” prosegue Luciana. Più attenzione, appunto. E l'arte di prendersi cura. Anche della natura: “Qui si sentono veramente le stagioni che si danno il cambio”.

 Perché la gente della montagna ha un rapporto molto stretto con un territorio che tanto dà e tanto chiede indietro. Soprattutto perché spesso e volentieri la sensazione è quella di essere lasciati soli. Di sentire quella città ancora più distante di quanto non sia.

“Ad esempio, come pro loco adesso stiamo lavorando alla bonifica delle sorgenti, qui nei dintorni” racconta ancora Luciana. Vengono pulite, sistemate. Per ora il lavoro è stato portato a termine in cinque sorgenti su otto.

Ma l’attenzione è anche viva nei confronti del paese, della comunità. È con l’idea di tenere ben sveglio un centro di ottanta anime che Le Piastre organizza ogni anno il campionato della Bugia, in estate, e l’esposizione di presepi, in inverno.

In questo periodo, infatti, il paese diventa un piccolo museo a cielo aperto. “Benvenuti a Le Piastre, il paese dei presepi” dice uno striscione appeso in piazza. Ci sono presepi ovunque: negli androni, sui balconi, nelle cantonate. Appesi alle finestre e nascosti negli incavi degli alberi. Sono posati sulle scale, esposti nei giardini. Dipinti, scolpiti, assemblati. C’è quello infilato dentro il cassone di un’ape, quello fatto di sughero, quello minuscolo che qualcuno ha attaccato alla grondaia. Così come al campionato della Bugia, ogni anno un po’ tutti i paesani partecipano a questo gioco condiviso. La tradizione ha preso il via nel 1986 e qualche anno fail paese si è pure iscritto all’associazione Terre dei Presepi insieme a tante altre località toscane. “Così chi vuole può prendere una sorta di ‘passaporto’ e poi fare il giro dei vari paesi associati, visitandone i presepi e raccogliendo di volta in volta i timbri” spiega Luciana.  

Insomma il clima che si respira a Le Piastre – e che emerge dai racconti dei paesani – è quieto, come in ogni paesino di montagna che si rispetti, ma caldo e giocoso. Che sia in agosto, con le varie bugie appese in giro, coi paesani che sembrano fare a chi la spara più grossa e coi bambini che salgono dalla città e si ritrovano in piazza, per la gioia di Leonardo. O che sia in inverno, con l’estro e la manualità di un paese che cerca di inventare presepi sempre più belli e strani, e con quei pochi bambini che comunque, la mattina di Capodanno, chiedono se si può andare a far colazione in pasticceria e poi a giocare a pallone. Un posto dove le ottanta anime che lo vivono si conoscono tutte e si prendono cura l’una dell’altra. Dove le persone sono persone, e non facce incrociate distrattamente su un pianerottolo. E dove forse qualcuno sta tornando, pian piano. È anche un paese ruvido, come solo i paesi di montagna sanno essere. Ma è vivo e ci tiene a mantenersi tale: vivo, attivo, attento. Perché in un posto del genere il tempo può rallentare, ma non si ferma mica.

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