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Polveriera Medio Oriente

Polveriera Medio Oriente foto Afp

ISRAELE (Adnkronos) - L'ha detto e l'ha fatto. Donald Trump ha tenuto fede alle sue promesse elettorali, riconoscendo Gerusalemme come capitale di Israele.

Una mossa che non ha precedenti e che rischia di far esplodere una polveriera epocale in Medio Oriente, dove tutto il mondo musulmano ha espresso sconcerto. Per non parlare dei Paesi occidentali, che all'unisono hanno condannato la decisione del presidente statunitense, che ieri a Washington ha anche firmato l'ordine per avviare il trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Ieri migliaia di palestinesi sono scesi in piazza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per protestare contro la decisione di Trump. Da Ramallah a Jenin, passando per Tubas, Hebron, Nablus, Gaza, Rafah e Khan Younes, i dimostranti hanno sventolato le bandiere palestinesi e lanciato slogan per Gerusalemme capitale dello Stato di Palestina. Ma in serata a sventolare sul Muro del Pianto, massimo luogo di culto ebraico e resto del tempio di Gerusalemme, erano altre bandiere, proiettate l'una accanto all'altra: quella israeliana e quella statunitense. Quasi a voler sigillare quella che Netanyahu ha definito: "una giornata storica" e "un'importante pietra miliare nella storia di Gerusalemme".

Eppure, la manovra di Trump non è stata accolta allo stesso modo né dalla comunità internazionale né tanto meno dal mondo arabo ed è probabile che "farà divampare il conflitto e porterà ad un'escalation di violenza in tutta la regione", come ha avvertito il premier del governo di Anp, Rami al-Hamdallah.

Commentando la mossa di Trump, il leader di Anp, Mahmoud Abbas ha parlato di "un deliberato indebolimento di tutti gli sforzi di pace" che "non cambierà la realtà della città di Gerusalemme". Per Abbas, la città tre volte sacra, contesa da decenni tra israeliani e palestinesi, è la "capitale eterna dello Stato di Palestina".

All'indomani della scelta di Trump, gli estremisti di Hamas hanno fatto appello a una nuova intifada. Il presidente americano, ha affermato il capo dell'ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, "si pentirà della sua decisione". In una conferenza stampa a Gaza, Haniyeh si è rivolto ai palestinesi invitandoli a "lanciare un'intifada generale contro l'occupazione" israeliana e "contro l'ultima decisione americana". "In cima alle nostre priorità come palestinesi vi è oggi quella di uscire dal processo di Oslo, poiché la decisione americana lo seppellisce per sempre", ha aggiunto.

Il leader di Hamas ha fatto inoltre appello a "convocare una riunione palestinese generale e urgente per studiare la situazione", sottolineando che "l'evidente politica americana nei confronti di Gerusalemme può essere affrontata solo con un'intifada popolare globale" e che in un simile contesto "non esistono mezze soluzioni".

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