PIANA

Mercoledì, 06 Luglio 2016 00:02

Cassero, dopo l'incendio assemblea infuocata sulla discarica

di Marzio Dolfi

CASALGUIDI – Mentre si è spento il fuoco nel cratere della discarica del Cassero, le fiamme si sono riaccese nell'assemblea messa su per parlare del disastro mancato. E non poteva che essere così: tanta l'esasasperazione, l'incertezza, la paura che erano venute su con le fiamme del Cassero.

Quegli stati d'animo si sono riversati tutti dentro l'assemblea, convocata per le 19 nella sala del Consiglio del palazzo comunale e che ha dovuto “trasmigrare” in una sala più ampia. Tanta la gente che era arrivata per capire meglio, o anche semplicemente per gridare la sua rabbia, oppure per mettere un po' di pepe nella polemica politica.

Tutto questo insieme ha innescato la miccia di un incontro caldissimo, bollente, talvolta esaspereato.

La Sala Francini era colma e ribollente di umori. Non mancavano quelli che speravano di cogliere al balzo l'incidente per dare il colpo di grazia alla discarica, considerata il vero diavolo da prendere per le corna. E senza sentire ragioni. Non è facile del resto convivere con una discarica. Figuriamoci quando sprigiona incendi e crea angosce. Molti infatti non hanno tenuto il filo delle ricostruzioni e delle rassicurazioni che sono arrivate dai microfoni. Non erano lì per quello.

Un confronto isomma difficile. Fin dalle sue premesse. Eppure le parole del sindaco Patrizio Mungai sono state rassicuranti. E tranquillizzanti, pur nella serietà della situazione, le annotazioni del rappresentante dell'Arpat e di quello dell'Asl.

Il sindaco ha rifatto la storia dell'incendio, cominciando dalle premesse ancora tutte da chiarire. “Come sia successo dovranno stabilirlo le autorità inquirenti – ha detto Mungai – ma le ipotesi non possonoche essere due: o l'autocombustione (che è però confutata dai tecnici per il luogo e per il tempo) l'origine dolosa, che sarebbe molto più preoccupante”.

Entrambe le ipotesi portano a ridiscutere elementi che dovranno essere riconsiderati con la dirigenza della discarica: se qualcuno è entrato dentro non è sufficiente il sistema di rilevamento e di allarme; altrimenti è il metodo stesso della lavorazione che ha delle falle. “Dovremo insomma ridiscutere con una azione immediata certe questioni – ha detto Mungai, che ha elogiato il lavorto preziosissimo nello spengimento degli operai della discarica, che sono entrati nel cuore dell'incendio per soffocarlo con colate di terra.

Dopo la fotografia del sindaco delle ore frenetiche dell'allarme, è toccato a Poggi dell'Arpat il compito più difficile, quello di parlare dei materiali bruciati, della mina vagante della diossina prodotta dall'incendio, di comporre il quadro delle “zone a rischio”: quelle in cui per cautela si contiunua a consigliare di non consumare i prodotti dell'orto.

E sono comiunciate le interruzioni, i mugugni e anche qualche ipotesi strampalata.

La tipologia dei rifiuti andati a fuoco sono scarti tessili, pulper delle cartiere e derivati di recupero di rifiuti (ad esempio scarti di compostaggio). “Materiali non pericolosi – ha detto, fra il vociare della platea,  Poggi – ma che quando bruciano producono comunque una quantiutà di sostanze nocive, e quelle che ci preoccupano di più sono le diossine”.

Considerando il vento (leggero) che era nell'area e che ha cambiato direzione durante la notte fino alla calma della mattina, tre cambi di direzione hanno portato alla individuazione di tre “aree critiche”, che non coincidono con zone intensamente abitate. Nel momento in cui il carico (potenziale) di veleno avrebbe interessato Cantagrillo, l'incendio era in pratica già domato.

“I fumi sono andati poco lontano e parecchi sono ricaduti all'interno della discarica. I base a modelli già sperimentati in incidenti simili – ha aggiunto il tecnico Arpat – abbiamo delimitato un'area entro un diametro di 1 chilometro e mezzo (esteso per prudenza a 2 chilometri) dal centro della discarica: tre zone con ricadute significative di diossina, nelle quali serve una precauzione”.

Occorre insomma non consumare i prodotti dell'orto. Troppo semplice? Per qualcuno di sicuro. Basta riportare qualche domanda gridata in faccia agli iterlocutori sul palco: “vogliamo sapere cosa abbiamo respirato. E lo voglio sapere subito, perché mi devo curare” (un consigliere comunale dell'opposizione); “nella discarica sappiamo che sono state portate scorie radioattive” (un professionista dell'ambientalismo estremo); “e la falda acquifera? di sicuro si è rotta! lì sotto è un vulcano” (un anziano che abita nei dintorni dell'impianto); “la zucca la devo tagliare al pari o no” (una distinta signora); “a noi essere umani cosa succede? i miei figli li lavo come l'insalata?” (un giovane che convive da sempre con la discarica); “cosa sarebbe successo se si voleva evacuare il paese” (un ex consigliere comunale). Insomma, un mix di comprensibili angosce (perché la paura non è ancora del tutto disinnescata), ma anche qualche luogo comune e un po' di giudizi sommari. Tutte cose da mettere nel conto dopo una vicenda che non poteva certo passare inosservata.

Alla fine è toccato all'assessore all'ambiente della Regione Toscana, Federica Fratoni, cercare di riprendere le fila, annunciando lo stop obbligatorio all'impianto. “Sono sospesi tutti i conferimenti – ha detto Fratoni – e non verranno ripresi finchè non saranno approfondite le verifiche e non sarà chiarito il quadro: dovremo verificare se le prescrizioni sono state rispettate e se non ci sia bisogno di inserirne altre. Niente verrà sottovalutato e ci saranno tutte le indagini del caso”.

Per la discarica del Cassero, ferita al cuore, gli esami non finiscono mai.

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