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Da Pistoia il film "Frastuono" tenta l'assalto al Torino Film Festival

Lorenzo, Nicola e Davide sul set del film Lorenzo, Nicola e Davide sul set del film

di Michele Galardini

PISTOIA – Quando accade qualcosa di inaspettato e bellissimo ad un’opera nata fra le mura domestiche il rischio è sempre quello di non carpirne a pieno il valore per la comunità.

Succede, per esempio, che due pistoiesi doc, Nicola Ruganti e Lorenzo Maffucci (rispettivamente 35 e 32 anni) dopo 15 anni dedicati all’organizzazione di eventi musicali, letterari e cinematografici e dopo migliaia di ore trascorse assieme ai ragazzi per creare o scambiarsi idee, un giorno, guardandosi allo specchio, si chiedano come fare a lasciare una testimonianza di questa esperienza, che è didattica quanto lo è la vita stessa, a chi non era presente. Ed ecco che, diremo quasi per caso o per magia, accadono due cose: i due pistoiesi incontrano il regista romano Davide Maldi che, da quel momento, diventerà il motore propulsivo del lungometraggio “Frastuono” e, altrettanto casualmente o magicamente, il film viene selezionato in concorso al 32° Festival del Film di Torino, il più importante festival cinematografico italiano secondo, per ampiezza, solo a Venezia.

“Non eravamo preparati a tutto questo – ci raccontano Nicola e Lorenzo sul palco di Casa in Piazzetta – ma a differenza dei festival e degli incontri che abbiamo organizzato finora, da Fucine Tillanza ad Arca Puccini, questo progetto ha coinvolto le nostre energie per una finalità a lungo raggio”. Il film, girato fra Pistoia città, l’Appennino e Prato, racconta la storia di due ragazzi: Iaui, nato e cresciuto in una comunità autogestita sull’Appennino tosco-emiliano che ogni giorno scende dalla montagna per frequentare il liceo artistico di Pistoia e il cui suo sogno è produrre musica psy-trance e suonarla nei festival in giro per il mondo e Angelica, una ragazza dall'animo punk-rock,che  vive in città e ricerca la sua musica suonando con una band di amici.

Ecco che subentra il ‘frastuono’, concetto ossimorico se affiancato al ‘suono’ prodotto dai due ragazzi ma complementare se collegato alla frenesia dei loro sogni che li porteranno fuori dall’Italia, nell'affascinante Berlino.

Iaui Tat Romero e Angelica Gallorini, entrambi classe ’93,  vivono, in modi e contesti diversi, nella provincia di Pistoia ma ad accomunarli c’è la musica, quella nata nelle sale prove profumate di desideri che si nascondono nei sotterranei, dietro a muri, o fuori da confini della città: quelle sale dove oltre a imparare a suonare in gruppo si impara a vivere assieme ad altre persone. Questo, in sostanza, l’humus narrativo scelto da Nicola e Lorenzo e cresciuto lungo 3 anni e mezzo di riprese nelle quali la formazione dei ragazzi è quanto mai visibile e ostentata. “Davide si è concesso davvero tanto al progetto, venendo anche ad abitare a casa mia per alcuni mesi – racconta Nicola – al punto che assieme al nostro duo Nevrosi abbiamo creato la The Year Punk Broke, un’associazione culturale che si è occupata della produzione esecutiva del film. Tutto quello che è stato il lavoro sul set, fino alla post-produzione, cioè all’inizio del lavoro della montatrice Ilaria Fraioli, è stato finanziato direttamente da noi. Poi è arrivato Dario Zonta che ha creduto fin da subito al progetto entrando a fare della The Year Punk Broke, diventando il produttore creativo dell'intero progetto e arrivando a finanziare la post-produzione assieme a Gabriella Manfrè per Invisibile Film. Oltre a loro il film è stato prodotto da Rai Cinema e ha avuto il sostegno della Regione Toscana Toscana Film Commission e il patrocinio del Comune di Pistoia”.

Il frastuono è forte nelle teste dei tre autori, ognuna col suo compito specifico ma riconducibili ad un unico corpo, e tale resterà almeno fino al 29 novembre, data che rappresenterà un doppio passaggio: la fine dell’avventura al festival e l’inizio della sua seconda vita, speriamo, nelle sale italiane. Di sicuro il racconto filmico, partendo da queste premesse, avrà la lungimiranza necessaria per soddisfare il sogno che da Nicola e Lorenzo si è poi esteso anche a Davide, e far così affiorare un'esperienza nata e cresciuta fra le mura di Pistoia. Una volta innaffiate le radici dell’albero, agli autori non resta dunque che godere dei suoi frutti.

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