PISTOIA

Lunedì, 01 Maggio 2017 09:24

Pistoia. Samuele Bertinelli: "Ecco i miei cinque anni da sindaco"

di Alberto Vivarelli

PISTOIA - Il presidente delle Repubblica Sergio Mattarella sarà a Pistoia in autunno. Verrà in omaggio alla Capitale italiana della cultura.

Lo annuncia il sindaco Samuele Bertinelli che al termine del suo mandato amministrativo, interrompe il “silenzio operoso” durato cinque anni e concede a Reportpistoia la sua prima intervista.

Una intervista di quasi quattro ore che ha affrontato tutti i temi del quinquennio: l'urbanistica, la cultura, il sociale, i rapporti difficili con parte del mondo imprenditoriale, il disegno del futuro della città. Ma ha fornito risposte anche ai problemi che con sempre maggior insistenza pongono i cittadini: il decoro urbano, la sicurezza. Ed ha espresso un rammarico, quello di non aver coltivato un rapporto diretto con il mondo dello sport.

Abbiamo deciso di pubblicare integralmente l'intervista – molto lunga – perché cinque anni di attività, positiva o negativa che si possa giudicare, non si possono condensare in quaranta righe. La pubblicazione integrale, inoltre, offre la possibilità di valutare pienamente l'amministrazione Bertinelli ed offre spunti di dibattito, di confronto e di critica ai cittadini e a coloro che con lui si misureranno il prossimo 11 giugno. 

Cominciamo dal 1 maggio. Qual è il senso attuale della Festa del lavoro?

Il lavoro è il primo diritto sociale e il fondamento della nostra repubblica. Quindi, non può essere inteso solo come reddito e salario alla fine del mese, ma come fonte di dignità personale, di libertà ed emancipazione individuale e collettiva. Per questo una sinistra nuova e riformatrice deve essere capace di rappresentare tutto il mondo del lavoro, anzi dei lavori, e del sapere che lo nutre e lo qualifica; perché lavoro e sapere sono le forze del cambiamento e del progresso, come lo è un’autentica sinistra democratica e progressista. 

Anche i Comuni svolgono un ruolo da protagonisti nelle vicende del lavoro, qual è stato il suo impegno da Sindaco per le lavoratrici e i lavoratori?

Per tutto quello che ho detto prima, la tutela del lavoro deve essere al centro delle politiche pubbliche. E’ quello che ho fatto in questi anni, difficili a livello nazionale ed internazionale, difendendo i posti di lavoro nella gestione di crisi aziendali, sottoscrivendo accordi con le imprese per l’attingimento di forza lavoro dai nostri centri per l’impiego, utilizzando la leva urbanistica per uno sviluppo di qualità e impegnandomi per tutelare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Anche grazie a questi interventi, Pistoia sta tornando a crescere, e sono sicuro che tornerà a veder crescere anche nuova e buona occupazione. 

Siamo al termine del suo mandato, che città consegna ai pistoiesi? Qual è il segno riconoscibile del suo lavoro di questi cinque anni?

Credo di lasciare una città migliore di quella che ho trovato, pur nelle difficoltà che abbiamo incontrato. Innanzitutto perché la città di oggi è più orientata al futuro di quanto lo fosse quella di ieri. È una città nota in Italia e nel mondo, che ha risanato i conti del proprio bilancio, che ha drasticamente ridimensionato le proprie partecipazioni societarie, per liberare risorse rispetto ai servizi pubblici essenziali. È una città che ha confermato e irrobustito il proprio investimento nei servizi alla persona, sia quelli per l’inclusione sociale, per il welfare, sia quelli per l’istruzione e la cultura. Una città che ha sciolto tutti i principali nodi urbanistici, quelli irrisolti da molti anni e che condizionavano lo sviluppo della città. 

Il progetto dell'area ex ospedaliera del Ceppo è il segno più importante e significativo che lascia questa amministrazione.

Già nelle prossime settimane vedremo i segni visibili del disegno di trasformazione dell’area del Ceppo, quando inizierà il processo delle demolizioni. Ma alcuni lavori sono già stati effettuati ed altri sono in corso, come il Museo dei ferri chirurgici nella parte monumentale. Poi arriveranno le altre opere che riguardano i 21mila metri quadrati di proprietà della Usl, all'interno della quale sorgerà quella che sarà la più importante Casa della salute per Pistoia e il suo territorio. La nuova Casa della salute sarà un presidio fondamentale per il nuovo welfare.

Lascio - sì, non c’è dubbio - una città che ha saputo innovare anche nel welfare, introducendo nuove generazioni di servizi: da strutture per donne sole con i loro figli, a servizi di secondo livello, come il Centro Crisalide, che la Società della salute col Comune di Pistoia e gli Istituti raggruppati hanno organizzato, tra i primi in Italia, per una consulenza qualificata agli assistenti sociali e agli operatori, per i minori traumatizzati e pluriabusati. Abbiamo in questi anni esteso in qualità e quantità tutti i servizi della Società della salute, che stanno letteralmente armando il territorio di presenze organizzate che prima non c’erano, dai posti letto per le cure intermedie al Villon Puccini, alla estensione dei servizi per malati di malattie neurodegenerative (penso all’accordo Alzheimer), al patto per la salute mentale, all’incremento delle risorse per la non autosufficienza, al mantenimento e allo sviluppo del progetto di vita indipendente, al prossimo piano integrato di salute che stiamo per varare. 

Una città solidale, quindi.

L’immagine complessiva, pur nelle traversie, è esattamente quella di una città solidale che ha mantenuto le reti della solidarietà sociale attiva, e che ha fatto crescere il suo terzo settore nella logica di quella che una volta Giorgio Ruffolo chiamava l’evoluzione verso il “terzo sistema”; una città che non casualmente è stata riconosciuta, nel 2012, prima Social Business City d’Italia e la quarta del mondo. Una città capace di accogliere nel rispetto delle regole. Nel 2013 siamo stati riconosciuti dal Cnel come il quarto territorio d’Italia per capacità di inclusione attiva e di integrazione dei migranti, e questo è un elemento di forza che rinnova antiche radici e una vocazione orientata alla solidarietà del territorio. Una città che ha mantenuto e sviluppato tutti i servizi alla persona in un tempo nel quale molti Comuni, anche in Toscana, hanno ceduto la propria presenza esternalizzando i servizi, in particolare quelli per la prima infanzia. Pistoia mantiene, per i suoi servizi educativi, un primato a livello nazionale ed è una delle mete più significative, per il confronto di pratiche pedagogiche più evolute a livello internazionale. In questi anni abbiamo molto investito in questa direzione. 

Parliamo del territorio. Lei molto spesso fa riferimento a Hitachi Rail, come uno dei pilastri per la Pistoia del futuro.

Quando, nel 2012, sono diventato sindaco, eravamo alla fine di una parabola lunga e davvero poco edificante. C'era stato un disinvestimento rispetto a politiche industriali moderne, da parte dello Stato e di Finmeccanica, che avevano prodotto un fenomeno, quello di AnsaldoBreda, da ultimo più simile ad una piccola Alitalia che ad una moderna azienda capace di essere competitiva nel mondo. Anche grazie alla volontà e alla guida dell’Amministrazione comunale, che ha proposto, per la prima volta nella storia della città, la possibilità di far uscire la più importante azienda metalmeccanica del territorio dal perimetro di Finmeccanica, e quindi delle Partecipazioni statali, si è aperta una stagione nuova, e molto promettente, per Pistoia e per i pistoiesi. Adesso, infatti, abbiamo un attore industriale con l’etica del lavoro, la serietà, la consistenza finanziaria di Hitachi, che è una delle più importanti novità per il futuro di lungo periodo per il nostro territorio e che già sta producendo per la città e per l’indotto risultati straordinari: tre miliardi di commesse, in larga misura lavoro per lo stabilimento di Pistoia per i treni regionali bipiano, e molte altre commesse già aggiudicate. Un nuovo volto dell’impianto produttivo, anche grazie alla definitiva e certificata bonifica di ogni residua presenza di amianto nella fabbrica, e alle nuove norme introdotte dall’Amministrazione comunale e deliberate dal Consiglio comunale a tempo di record, poche settimane dopo che il tema fu posto, che hanno consentito, all’azienda, di realizzare una sala prove efficiente in grado di accogliere e mantenere a Pistoia le fasi finali della lavorazione dell’Etr1000. Fatto rilevante è dunque che noi, oggi, abbiamo un attore economico di prima grandezza a livello mondiale che sempre più mostra di ritenere centrale, per la sua dimensione internazionale, lo stabilimento di Pistoia, che sta facendo investimenti inimmaginabili per Finmeccanica, e che lo sta facendo con una nuova positiva relazione con l’intero distretto ferrotranviario e le istituzioni del territorio. La presenza di Hitachi cambia radicalmente la missione del territorio e ci consegna così chances di futuro inimmaginabili fino a poche stagioni fa, in termini di investimenti, di nuova occupazione. Si stanno assumendo decine di ingegneri, si stanno assumendo operai, si stanno stabilizzando operai dell’indotto, e questo è destinato a pesare sui saldi occupazionali, oltre che sul prodotto lordo della città e del territorio. Si sta determinando anche un primo processo di radicamento nel rapporto con gli istituti superiori pistoiesi, in particolare tecnici, in una relazione molto positiva e trasparente con tutte le istituzioni del territorio.

Ricordo che Alistair Dorner, Ceo di Hitachi Rail, venne per la prima volta in Italia per incontrare il Sindaco di Pistoia come omaggio ad un territorio che aveva mostrato una apertura disponibile rispetto alle ragioni di investitori nuovi anche non italiani. A noi interessava che, al di là degli assetti proprietari, l’investimento fosse di carattere industriale, non meramente finanziario, di lungo periodo, che rinnovasse le ragioni antiche della manifattura, della produzione di materiale rotabile che su questo territorio ha oltre cento anni di storia. Noi stiamo dando una mano anche con una serie di investimenti significativi, con Rfi, per esempio, sul parco museo dei rotabili storici che è sostanzialmente realizzato e che tra non molto inaugureremo, così come è stato radicalmente modificato l’assetto e il volto della stazione centrale e di tutta l’area a sud della città. 

Quando diventò Sindaco, tenne la delega dell'urbanistica, un impegno pesante vista la situazione del regolamento urbanistico da approvare. Cosa è cambiato in questi cinque anni?

Abbiamo fatto tutte scelte coerenti col progetto di governo. Nell’aprile 2013, subito prima che si superasse il tempo per il quale ci saremmo trovati nel regime della doppia salvaguardia, col rischio di gettare alle ortiche una elaborazione ultradecennale per la pianificazione pubblica della città, approvammo il regolamento, intervenendo su alcuni temi fino a quel momento molto controversi, in particolare le norme relative all’edilizia storica, la bioedilizia e norme più rigorose sul vivaismo, sul rapporto tra consumo di suolo e standard pubblici. Dopo l’approvazione del regolamento urbanistico, abbiamo sciolto i principali nodi irrisolti dell’urbanistica pistoiese, in alcuni casi da alcuni decenni.

Abbiamo ormai concluso, dopo avere siglato due protocolli d’intesa e un accordo di programma, la fase pianificatoria anche di dettaglio (piano particolareggiato) per l’area del Ceppo, che è stata definitivamente approvata dal Consiglio comunale lo scorso 26 aprile. Quello del Ceppo sarà un quartiere di stampo europeo, completamente pedonale ad emissioni zero con amplissime dotazioni di verde: lì sta per sorgere il più grande parco pubblico della Toscana, nel cuore della città, dentro le mura, con funzioni pubbliche di pregio: culturali, direzionali e di servizio, con 21mila metri quadrati destinati alla Casa della salute, che già sta cominciando a sorgere in quell’area e che sarà il vero motore per la riorganizzazione della sanità sul territorio e darà gambe alle nostre politiche sociosanitarie per muoverle più speditamente in avanti. Abbiamo ridisegnato organicamente l’intero quadrante a sud della città. Non lo si ricorda mai, ma da quasi 25 anni si discuteva della nuova caserma della Guardia di finanza, in questo mandato amministrativo è stata inaugurata. Un insediamento che diventa, al di là della ferrovia, elemento essenziale di quel polo esteso della sicurezza che ormai gravita attorno alla stazione. Quando sono diventato sindaco, si era aperto da poco il problema, che pareva irrisolvibile, dell’edificio della nuova Questura. La chiave di volta della soluzione, proposta dal Comune al Ministero, è stata quella di riunire in quell’edificio l’Agenzia delle entrate e gli uffici della ex Agenzia del territorio, i quali hanno trovato casa lì. Sempre a sud, in questi mesi, Esselunga sta realizzando, non solo il proprio nuovo centro commerciale, ma soprattutto tutte le urbanizzazioni che il Comune ha messo in carico a Esselunga, la quale realizzerà entro quest’anno la vera porta nuova della città: un nuovo viale alberato che sarà il collegamento tra la superstrada e la rotonda su via dell’Annona; l’azienda realizzerà, tra l’altro, un parcheggio pubblico per quasi 250 posti e un parco pubblico di circa 15mila metri quadrati. Tra non molto partiranno, inoltre, le procedure per l’affidamento dei lavori per il nuovo parcheggio di scambio a sud, anch’esso tema irrisolto fin dagli inizi degli anni ‘90, e che rende possibile il ribaltamento a sud della stazione. Nell’area degli storici vivai della famiglia Bongi non si costruirà un metro quadrato di edificato, ma rimarrà il vivaio. Dalla via dell’Annona si aprirà un collegamento pedonale di fronte alla scuola del Roccon Rosso, che è stata integralmente ristrutturata, fino alla nuova rotonda alla Vergine. In quell’area c’è un nuovo parco pubblico e la Cittadella solidale della Misericordia e della Fondazione della Cassa di Risparmio. Hitachi, peraltro, sta sistemando a verde le proprie pertinenze esterne con alberature e siepi, e si è mostrata disponibile a contribuire alla realizzazione di un collegamento ciclopedonale dal suo stabilimento alla città. Tutta questa area della città si sta dunque trasformando, e in meglio, consentendo alla città di superare l’antica cesura rappresentata dalla linea ferroviaria e dalla superstrada. 

L'area a sud pare essere disegnata per il traffico privato, a piedi o in bicicletta il collegamento è affidato a quel breve tracciato che passa sotto il ponte di Porta nuova che non è certo agevole.

Tra gli investimenti programmati abbiamo inserito il sottoattraversamento ciclopedonale di via Ciliegiole per il collegamento diretto con la città. Lo realizzeremo perché è evidente che Porta Nuova ha un carattere soprattutto carrabile. 

Cambierà radicalmente anche il viale Adua, adesso al collasso in molti momenti della giornata.

Abbiamo finalmente definito un tracciato adeguato per il prolungamento di via Salvo D’Acquisto, che sarà realizzato nel prossimo mandato e che consentirà, insieme al piano urbano per la mobilità sostenibile, di risanare il viale Adua riconducendolo alle dimensioni di una strada di quartiere ricco di servizi pubblici importanti, attività commerciali significative e presenze scolastiche rilevanti. Ma il tracciato di via D’Acquisto si fermerà al Ponte Europa, non andrà oltre, perché per quanto ci riguarda, tutte le aree libere sul viale Adua rimarranno libere e vincolate, utili solo per nuovo verde pubblico. 

Rimane il nodo dell'area Pallavicini.

No, il nodo è stato risolto, e non è un dettaglio. Abbiamo decurtato drasticamente gli indici edificatori fino quasi ad azzerarli, abbiamo riorganizzato complessivamente quell’area mettendo a carico del privato la cessione a titolo gratuito, e già attrezzata, dell’area destinata agli spettacoli viaggianti. I privati realizzeranno, inoltre, a loro cura e spese, la pista ciclabile di collegamento con Le Fornaci dove, peraltro, abbiamo completato i lavori del contratto di quartiere. 

Da poco è stato adottato il piano urbano della mobilità sostenibile che, in pratica, conferma i provvedimenti che avete adottato in questi anni. E si confermano anche le critiche.

Nella campagna elettorale tra il 2011 e il 2012, alcuni candidati a sindaco chiedevano di riaprire il centro cittadino al traffico privato in alcune fasce orarie, per loro era una risposta alla crisi. Questa amministrazione invece – esattamente in linea con gli impegni assunti – ha fatto una scelta molto chiara: chiudere la Ztl per l’intera giornata, garantendo, nel contempo, bus navetta gratuiti dai due parcheggi scambiatori di piazza Oplà e Cellini dal 2013. Abbiamo pedonalizzato piazza San Bartolomeo, piazzetta delle Scuole normali e piazza della Sapienza; stanno per iniziare i lavori in piazza Spirito Santo. Ma il Pums andrà molto oltre. Pianifica uno sviluppo organico e ordinato, per tappe, di ogni intervento sulla mobilità e sui parcheggi. Non è affatto un libro dei sogni, è un piano più che realistico che accelera verso l’obiettivo di una città in cui l’impiego dei mezzi a motore privati è ridotto al minimo e si privilegia invece gli spostamenti a piedi e in bicicletta. La dotazione di parcheggi, a regime, in ogni fase di attuazione del piano, sarà più che sufficiente. Peraltro intendiamo risolvere nodi strutturali che si trascinano da molto tempo. Siamo, per esempio, alla fine di un percorso partecipativo per l’individuazione del tracciato della strada di interquartiere a nord, una prospettiva sulla quale si discute da 25 anni, senza mai averla concretizzata. 

All'inizio ha accennato al risanamento del bilancio. C'è chi sostiene che il risanamento è avvenuto grazie alla rinegoziazione dei mutui che è come spostare il debito in avanti negli anni.

Il bilancio del 2016 si è chiuso con un attivo di 613.000 euro dopo anni di disavanzo. Questo è un primo fatto. Il debito, da quando sono diventato sindaco, è diminuito di circa il 30 per cento: era di 122,5 milioni di euro nel 2011, oggi è di 86 milioni. Questo è un secondo fatto. La spesa per il personale è diminuita dal 42 per cento del 2012 al 26 di oggi. E questo è un terzo fatto. Si tratta di risultati inconfutabili, di straordinaria importanza, che abbiamo realizzato in un’epoca tra le più difficili, in cui il debito pubblico dello Stato è tornato a correre a più non posso mentre venivano tagliati drasticamente i trasferimenti ai comuni. Quando dico che abbiamo pensato a chi non è ancora nato, dico anche questo. Abbiamo colto la possibilità offerta dalla legge di rinegoziare la durata dei mutui per dare fiato al bilancio ma non abbiamo acceso un solo mutuo in più. L’alternativa era tagliare i servizi alla persona, è bene che si sappia. Mentre in quei servizi – istruzione, inclusione sociale, cultura – abbiamo molto investito e anche per questo siamo diventati capitale della cultura. Noto che ora qualcuno critica la rinegoziazione perché scaricherebbe il debito sulle future generazioni e un minuto dopo propone di ricominciare a contrarre mutui, in barba alla coerenza e anche alla logica. Vorrei essere chiaro: in questi anni abbiamo dimostrato con i fatti che coloro che, da destra a sinistra, sostenevano e sostengono il taglio dei servizi – ed in particolare dei servizi educativi – come inevitabile per sanare il bilancio, si sbagliavano. In realtà, è proprio grazie a rigorose politiche di bilancio che abbiamo potuto mantenere e addirittura sviluppare i nostri, molti, servizi alla persona. 

La parte corrente del bilancio continua a soffrire.

La parte corrente ha da molti anni, ben da prima del 2012, una sofferenza strutturale: le entrate ordinarie sono inferiori alle spese ordinarie. Ma questo gap si è progressivamente molto ridotto durante il mandato per via di una profondissima revisione della spesa e contiamo di arrivare al definitivo equilibrio della parte corrente in breve tempo. La verità è che siamo di fronte ad un poderoso processo di risanamento dei conti pubblici che non ha precedenti nella storia della città. 

Questa tendenza porterà al pareggio? Entro quanto tempo e con quali strumenti, perché sotto il profilo dei risparmi pare che il barile sia stato ampiamente grattato.

Ogni dieci milioni di debito consolidato che si abbattono, si risparmia infatti circa un milione di interessi sulle quote per l’ammortamento del rateo dei mutui, che incidono proprio sulla parte corrente del bilancio.

Il bilancio del Comune è, dunque, in sicurezza – direi proprio di sì – e anche per questa via abbiamo determinato le condizioni per una nuova fioritura della città, e ci sono numerosi indicatori che ce lo dicono: il reddito pro capite aumentato, primi segnali della ripresa della produzione industriale, primi segnali di ripresa delle esportazioni, flussi turistici che la città non aveva mai conosciuto, investimenti pubblici formidabili perché abbiamo intercettato risorse che nessun altra città ha intercettato: dai 6,2 milioni per l’area del Ceppo, ai 900mila per il Fabroni, al milione di euro della Capitale italiana della cultura, ai 18 milioni per il Bottegone. A chi diceva che la città è isolata, che non intercettava risorse, dico che mai nella storia repubblicana la città aveva acquisito così tante risorse pubbliche. Non solo, ma ci saranno le risorse che stiamo liberando, derivanti dalla riorganizzazione radicale del sistema delle partecipate, che abbiamo quasi dimezzato, di primo, secondo e terzo livello. Le abbiamo ridotte sostanzialmente all’osso. Da questo deriveranno risorse rilevanti anche per i nuovi investimenti. Penso alla cessione integrale delle nostre quote della Centrale del latte, per la quale stiamo predisponendo il bando. Si parla di molti milioni di euro. Il superamento di Publiservizi, che è stata risanata grazie all’opera del prof. Stanghellini, designato da Pistoia. Abbiamo già formalizzato la volontà di cedere le quote di Toscana Energia detenute da Publiservizi, in tutto o in parte, acquisendo ulteriori risorse molto significative; dobbiamo decidere se mantenere una piccola presenza in Toscana Energia, ma diretta. Per molti anni Publiservizi, per la rilevante esposizione debitoria, non distribuiva a Pistoia, e agli altri Comuni, i dividendi di Toscana Energia. Da due anni Publiservizi è tornata a distribuire dividendi, perché è stata risanata, come abbiamo risanato Copit, come sono state risanate tutte le altre aziende partecipate.

Rigore di bilancio significa equità, etica della responsabilità, significa non lasciare le macerie ai figli e ai nipoti. Una scelta che ci è valsa anche per due anni l’oscar del bilancio della Pubblica amministrazione in Italia. Siamo stati tra i primi che hanno aderito alla sperimentazione contabile dal cui passaggio siamo usciti con più risorse, mentre altri comuni ne risultavo in default. Nei prossimi 5 anni potremo ridurre il debito di altri 25 milioni, sostanzialmente dimezzandolo, e contestualmente potremo contrarre alcuni, pochi e mirati mutui, garantendo investimenti e sviluppando servizi. 

Pistoia Capitale italiana della cultura ha, di fatto, due soli investitori ed entrambi pubblici: la Fondazione Cassa di risparmio, il Comune col contributo della Regione. Mancano i privati: una sua scelta o non hanno risposto?

Il tema è importante e complesso. Lo Stato investe mediamente in cultura lo 0.9% del bilancio, La media del movimento delle autonomie locali si aggira attorno al 2,5%, il Comune di Pistoia è intorno al 5,5% della spesa corrente. I principi a cui si crede, in genere devono costare qualcosa, altrimenti valgono poco. Credo peraltro, che la riconosciuta solidità del progetto presentato al Ministero dei beni culturali fosse figlia della decisione di presentare soltanto progetti già finanziati. A differenza degli altri, infatti, non abbiamo subordinato all’eventuale raggiungimento del titolo di capitale, la realizzazione di quanto contenuto nel dossier presentato. Noi abbiamo detto: realizzeremo comunque quanto previsto, perché lo abbiamo già finanziato con oltre 15 milioni di investimenti sul conto capitale e oltre sei milioni di risorse per la parte corrente, cioè per i servizi stabili. Vorrei sottolineare che questo ha anche una funzione anticiclica rilevante. L’esperienza di Mantova, con cui ci siamo confrontati, ci ha insegnato: gli interventi dei privati a Mantova non ci sono stati, o solo poche tracce. Noi siamo stati molto prudenti perché siamo interessati a dimostrare che il pubblico fa fino in fondo la sua parte, perché occorre dare l’esempio. E vogliamo dimostrare anche che questo può innescare processi virtuosi per il privato, perché io credo di poter dire che il sistema economico pistoiese sta beneficiando larghissimamente degli investimenti pubblici e degli effetti derivanti dal riconoscimento di Capitale della cultura. Il sistema turistico ricettivo, il sistema dell’offerta enogastronomica, il mondo che lavora per il patrimonio artistico, che lavora nei beni culturali e museali, credo stiano avendo benefici importanti da questa vicenda, che deriva dalla decisione mia e del Comune. Noi, però, vorremmo rendere stabili gli interventi. A breve andremo ad una manifestazione d’interesse anche per gli appuntamenti culturali di quest'anno. Stiamo studiando forme stabili di lungo periodo, come il trust, che è uno strumento giuridico che può consentire stabilmente forme di cofinanziamento pubblico e privato per le trasformazioni della città, in teoria per secoli. Nel Regno Unito, i trust hanno finanziato tutte le principali istituzioni culturali di quel Paese. Non ci interessa avere qualche risorsa buona per la gloria di un anno, ci interessa che Pistoia Capitale inneschi un processo di trasformazione di lungo periodo che chiamerà alla sfida anche i soggetti privati. In prospettiva ci attendiamo un loro concorso significativo. Chiameremo il mondo della rappresentanza, dell’impresa privata a ragionare con noi su strumenti che possano andare oltre questa esperienza e che consentano di dare solidità e durata al processo di trasformazione della città. Comunque Pistoia Capitale richiamerà molti investimenti, anche privati, e lo stiamo già registrando. 

I timori sono per il “dopo” Pistoia Capitale. Con quali strumenti intendete proseguire il percorso e proiettare Pistoia a livello europeo?

Il riconoscimento di Pistoia Capitale è un punto di inizio per la vicenda della città. Noi vogliamo fare di Pistoia una delle più interessanti tra le città medie d'Europa, vogliamo raggiungere una dimensione compiutamente europea della città. Intanto credo di poter dire che abbiamo consentito, irreversibilmente, ai cittadini pistoiesi di non dover più ricorrere alla pudicizia dell'espressione “near Florence” per segnalare se stessi quando sono nel resto d'Italia o all'estero. Pistoia oggi è riconosciuta nel panorama nazionale e internazionale per le sue qualità artistiche, una notorietà che non ha mai avuto. Noi stiamo aiutando un processo di stabilizzazione della notorietà cittadina, perché la Capitale italiana della cultura, per quanto ci riguarda, deve cogliere sostanzialmente tre obbiettivi: il primo è quello di tradurre l'istintivo orgoglio che ha attraversato la città al momento della nomina in una mobilitazione cognitiva durevole dei cittadini pistoiesi verso il futuro della città. Per questo Pistoia sta costruendo una tramatura di relazioni istituzionali come la città non ha mai conosciuto. Abbiamo iniziato l'anno con una seduta solenne e aperta del Consiglio regionale della Toscana, siamo andati a Bruxelles e abbiamo costruito, di fronte al Commissario per le politiche culturali d'Europa, il presidente della Commissione cultura del Parlamento europeo, il vice presidente del Parlamento europeo, tutta la stampa specializzata d'Europa, una proposta condivisa con le istituzioni europee per un meeting che faremo nell'autunno a Pistoia delle città capitali italiane ed europee della cultura. Abbiamo proseguito con la visita del Ministro della cultura e del Presidente del consiglio dei ministri, in autunno verrà a Pistoia il Presidente della repubblica. Pistoia non ha mai conosciuto una centralità istituzionale come questa, e noi la stiamo mettendo a servizio della costruzione di una rete di relazioni con città, istituzioni nazionale e europee. In tempi di secessionisti, isolazionisti, sovranisti, l'orientamento di fondo è l'utopia concreta degli stati uniti d'Europa, figli della migliore politica italiana e europea, un'Europa delle città e dei popoli. 

Ma nel progetto è mancato proprio il coinvolgimento della città. Per mesi, quel progetto è rimasto avvolto nel mistero.

Ma non è vero che non c’è stata partecipazione. Dalla città sono arrivate centinaia di proposte, molte delle quali abbiamo sostenuto e finanziato, anche attraverso un apposito bando pubblico. C’è stata una mobilitazione fatta di intelligenze, curiosità, e inventiva senza precedenti. Stiamo lavorando in una logica pluridecennale che vedrà fiorire nell'arco di poche stagioni la città, che sta già fiorendo, in una dimensione appunto europea, e questo richiede un continuum di interventi. Noi abbiamo cominciato con “Pistoia è la mia casa” che non era fatto di eventi culturali, di appuntamenti ridondanti, ma che era rivolto in forme domestiche, ai cittadini pistoiesi affinché frequentassero di più la città, passeggiandoci, andando a scoprire luoghi poco esplorati del tessuto cittadino. 

Nel programma di Pistoia Capitale, per gran parte ci sono eventi che da anni sono nel cartellone del Pistoia Festival.

Perché stiamo proseguendo nella logica che dicevo, intanto confermando gli appuntamenti tradizionali del calendario cittadino, che è stata considerata una scelta di conservazione o non sufficientemente all'altezza dei riflettori che ha città ha su di sé, ma è esattamente il contrario: noi stiamo consolidando esperienze pluriennali che vengono dal passato e che andranno molto lontano. 

Come Leggere la città? C'è chi la vorrebbe abolire.

Leggere la città è nel dossier ufficiale che ci è valso il titolo di Capitale della Cultura ed è stata uno degli elementi caratterizzanti della nostra proposta. Credo che il giudizio della commissione esaminatrice, che ha valutato le proposte di decine di città, sia la migliore risposta a chi vorrebbe chiudere, togliere, tagliare, sopprimere. Leggere la città ha avuto 15mila presenze, è approdata al suo quinto anno, si è ormai consolidato come uno dei luoghi del pensiero sulla trasformazione urbana più significativi d'Italia e nel panorama internazionale e sta producendo il radicamento progressivo di centri di ricerca, di Think Tank, università, sul territorio, che altrimenti Pistoia non avrebbe conosciuto. In questa ultima edizione abbiamo avuto la scuola di Eddyburg ispirata da uno dei più grandi urbanisti italiani viventi, Edoardo Salzano, un seminario residenziale che produrrà una proposta di legge sulla revisione degli standard pubblici nazionali, a partire dalle strutture culturali che oggi non fanno standard pubblico. Il museo, la biblioteca, il teatro: possibile che nell'Italia del 2017 non debbano essere considerati standard pubblici nell'ambito delle trasformazioni urbanistiche? Qui è venuto il meglio dell'intellettualità nazionale e internazionale, i migliori specialisti su questi temi. Abbiamo avuto la conferma della Università elementare, organizzata con Goffredo Fofi e la rivista Gli Asini, rivolta a ragazze e ragazzi di tutt'Italia, tra i 18 e i 35 anni, che è una straordinaria scuola di pensiero sull'Italia e le sue prospettive per la nuova classe dirigente. Abbiamo avuto Università, anche molto significative, che hanno regalato alla città una riflessione di master universitari che sono stati qui con i loro studenti a studiare i processi di trasformazione del Ceppo ed abbiamo stabilito una rete stabile di relazioni con i principali centri di ricerca. Questo per dire che la penetrazione deve essere lenta e orientata a determinare un tessuto di creatività civica diffusa perché i nostri primi referenti sono i pistoiesi i quali debbono apprezzare di più la città. Se dovessimo fare un sondaggio sulla popolazione pistoiese scopriremmo che oggi, rispetto a sei mesi fa, i pistoiesi conoscono molto di più di ieri la loro città. Ma è un processo lungo. 

La nomina di Pistoia Capitale è arrivata in un clima di incredulità e scetticismo, la città non sembrava attrezzata, e in parte ancora non lo è.

Il nostro metro di misura è il futuro. Il primo obiettivo è rendere consapevoli i cittadini dell'enorme possibilità che hanno di fronte. Credo che stia già maturando questa consapevolezza e credo sia destinata a crescere sempre più, con l’orgoglio ed il gusto dei pistoiesi di vedersi rappresentati in alcuni tra i servizi culturali più importanti a livello nazionale e internazionale, come obiettivamente non siamo mai stati. Pistoia è sempre stata conosciuta per segmenti: il blues, la pallacanestro, i servizi educativi, il verde. Perché questo non ha mai fatto sistema? Perché non si è mai restituita un'immagine organica della città all'Italia e al mondo. Oggi, per la prima volta, questo sta avvenendo. Questo è un dato qualitativo, non solo quantitativo.

Pistoia viene conosciuta nella sua complessità: nelle sue capacità manifatturiere che nessuno conosceva: abbiamo leadership di livello mondiale, dai piatti per le batterie, alle trafile per la pasta; alla presenza straordinaria di Hitachi Rail e dell'indotto; monumenti e qualità artistiche che non consentono di ritenere minore questa città, che è città d'arte tra le maggiori d'Italia, e cioè del mondo e mi pare che il mondo lo stia scoprendo; al distretto agricolo forestale, cioè un territorio vasto attorno alla città che noi non valorizziamo a sufficienza ma che dal punto di vista delle qualità naturali è uno dei patrimoni più importanti che una città conosca non solo nel panorama italiano, ma internazionale. Dalla foresta del Teso alla foresta dell'Acquerino, dai possedimenti che furono di Pellegrino Antonini, al sistema del turismo bianco dell'Abetone fino al distretto vivaistico nella piana produttiva; il parco fluviale che si sta determinando lungo l'Ombrone; le valli della Limentra, la val dell'Orsigna, l'Ecomuseo. Realtà di qualità per un turismo naturalistico. 

Lei sta disegnando il Comune unico. E' questo lo strumento per fare sistema?

Il terzo obbiettivo, nell'anno di Pistoia Capitale, è innescare una nuova fase di progresso materiale, economico, non solo spirituale e culturale della città. Perché Pistoia Capitale è già un vettore di terziarizzazione qualificata della città, ma questo non basta. Ora dobbiamo portare a sistema tutto quello che abbiamo, costruendo il piano strategico di sviluppo del territorio, concepire nuovi, possibili e ambiziosi traguardi possibili che ora possono appoggiare su solide basi. Guardando anche ad altre esperienze nel mondo, penso ad Essen, in Germania. Una città che aveva subito un processo di deindustrializzazione superiore al nostro, che certamente non aveva le qualità artistiche, la storia che la Toscana e Pistoia hanno. Oggi è rifiorita, è un modello in Europa e nel mondo perché è stata, prima la Capitale della cultura d'Europa e poi la Capitale europea del verde. Capitale europea del verde, ad esempio, significa un investimento formidabile sulla qualità del verde pubblico a Pistoia. Dobbiamo mettere a sistema il complesso di qualità naturalistiche di cui dispone il nostro territorio, peraltro disseminato di presenze culturali formidabili: dal Tiziano Terzani della valle dell'Orsigna - stiamo lavorando per costruire un parco letterario tematico a lui dedicato -, al Policarpo Petrocchi di Castel di Cireglio. Abbiamo il primo Ecomuseo d'Italia, abbiamo una presenza di respiro internazionale come la Dynamo Camp. Ma occorre una nuova fase per un patto largo con tutte le rappresentanze del mondo economico e sociale, col sistema creditizio e la fondazione ex bancaria che è un bene pubblico rilevantissimo, che si sta aprendo sempre di più alle ragioni pubbliche del territorio e che è disponibile per un piano strategico per il futuro. Qui si colloca l'ideale regolativo, non un programma per domattina, del comune unico. Perché se leggiamo le dinamiche storiche della vicenda italiana, un assetto con 8mila comuni questo Paese non lo può mantenere, non è ragionevole che lo mantenga. Il problema principale del Paese è una riforma radicale della pubblica amministrazione, una modernizzazione dei pubblici poteri e del sistema istituzionale. Le istituzioni hanno il dovere di costruire una prospettiva che non sia condizionata da un deteriore municipalismo - e questo è particolarmente vero in Toscana – senza abbandonare le tradizioni culturali e la forza dei campanili, ma collocandoci dentro il panorama, che è l'unico possibile e ragionevole, della costruzione degli Stati uniti d'Europa. Ecco perché in questi anni abbiamo cercato forme di collaborazione con altri comuni. Col Sindaco di Lucca abbiamo dato vita ad una mobilitazione che ha prodotto, insieme alle altre decine di sindaci che hanno siglato il documento, la concretizzazione dell’obiettivo troppo a lungo vagheggiato del raddoppio della ferrovia fino al mare. Abbiamo costruito un patto di cooperazione rafforzata con Prato che anticipa un protocollo d'intesa anche con Firenze, che possiamo sviluppare in una relazione paritaria. Ma noi dobbiamo andare oltre. Possiamo avere una provincia con venti Comuni? Tanti più con una amministrazione provinciale che versa in queste condizioni? Sapendo che la nostra provincia è una acquisizione recente che non ha mai risolto il problema del Giano bifronte rappresentato dal Serravalle? Se vogliamo essere lungimiranti, dobbiamo mettere a sistema i distretti produttivi offrendo loro una cornice istituzionale più larga e più solida. Il comune unico come lo prefiguro, dal Serravalle all'Abetone, è un comune che realizzerebbe 200mila abitanti, il doppio del comune di Pistoia, ma che non si configurerebbe come una annessione, perché tutto ciò che non è comune di Pistoia varrebbe allo stesso modo del comune capoluogo, perché è evidente che occorre immaginare forme equilibrate di relazione, per evitare che i più piccoli siano e sentono di essere annessi, sostanzialmente. Ma io sto parlando di comuni che in larghissima misura derivano da una storia comune. Sto parlando di un'area intorno alla città capoluogo che come abitanti peserà quanto la città capoluogo e dal punto di vista territoriale, il doppio della città capoluogo. Questo comune conterebbe in dieci anni su 25-30 milioni di incentivi diretti, incentivi crescenti. Senza dimenticare le risorse aggiuntive derivanti dai risparmi. Nell'arco di un decennio avremmo a disposizione cento milioni di euro. Questo significherebbe, inoltre, mettere dentro un unico perimetro istituzionale la vicenda dei tre distretti produttivi: agricolo forestale, ferrotranviario e vivaistico, e le esperienze come la Social Valley, con un'unica normativa, perché il problema dello sviluppo delle forze economiche è esattamente questo: norme e regolamenti diversi, diverse aliquote fiscali da comune a comune. Del resto la semplificazione istituzionale in quest’area larga è già in atto: la fusione tra Abetone e Cutigliano, quella tra Piteglio e San Marcello, il Comune di Pistoia che ha approvato un documento per la fusione con Sambuca, Montale, Agliana e Montemurlo che stanno ragionando di una possibile unione di comuni. Tappe parziali di un viaggio più lungo che può riaprire un orizzonte politico e civile, mobilitante e appassionante. 

C'è una città sensibile ai temi della cultura e che riesce a leggere il futuro nelle vostre scelte, ma c'è anche chi esce di casa e trova le buche nelle strade, i giardini in cattivo stato di manutenzione, transenne e fettuccine, scritte sui muri. Che è anche quello che vendono coloro che arrivano in città per gli eventi di Pistoia Capitale.

Occorre distinguere i fatti dalle opinioni e le opinioni dalle percezioni. In questi anni abbiamo fatto uno sforzo straordinario, nei limiti consentiti dalla finanza pubblica e dall'opera di risanamento del bilancio, per risistemare, progressivamente, l'intero reticolo viario del comune che è di 800 chilometri. Non bisogna dimenticare che il Comune ha responsabilità anche nella borgata più remota e sconosciuta alla città. Gli interventi svolti ammontano a 248mila euro nel 2013 per la sistemazione di quattro grandi arterie stradali; 500mila euro nel 2014 per quindici strade; 500mila euro nel 2015 per 16 strade; nel 2016 si è avviato un progetto di sistemazione di altre 29 strade per un milione di euro. Abbiamo già finanziato altri 700mila euro per quest'anno, per ulteriori 27 strade. Abbiamo fatto uno sforzo straordinario. Abbiamo sistemato i viali, gran parte dei corsi. Non solo. Chi va oggi a Orsigna, fa fatica a trovare una strada che non sia stata rifatta, ma è evidente che la percezione che la città ha di Orsigna è parziale. In questi anni abbiamo moltiplicato le cauzioni per i lavori malriusciti delle aziende di servizi e dalle stesse aziende abbiamo preteso che risistemassero integralmente molte strade: da via Dalmazia a via di Porta San Marco, fino alle vie del Carmine, via delle Pappe, largo del Molinuzzo, via Antonini, piazzetta del Gobbo e moltissime altre. Abbiamo dovuto peraltro scontare un problema di carattere nazionale molto rilevante: con il cosiddetto decreto scavi, il legislatore nazionale ha deciso, per incentivare la copertura della banda larga sul territorio nazionale, di consentire piccolissimi scavi e piccolissimi interventi di ripristino, cioè non di rifare l'intero manto stradale come vorremmo noi. È stato un errore molto grave. Questo però ha comportato che Pistoia ha raggiunto nel 2016 gli obbiettivi che l'Europa aveva posto per il 2020 per l'agenda digitale. Nella valutazione dei servizi in collina e montagna, avere o non avere la copertura della rete cambia la qualità della vita e in questi anni la copertura della rete è stata portata quasi ovunque, per gli accordi che abbiamo fatto con la Regione e con i gestori. Però con i limiti nei ripristini che ho detto, e che pretenderemo di superare nei prossimi lavori di completamento.

Con la primavera facciamo le manutenzioni stradali nel centro storico per rimettere progressivamente a posto le pietre, anche se avremmo bisogno di maggiori risorse per rifare intere strade. Ma abbiamo già finanziato, e realizzeremo, l'intera via San Pietro in pietra, così come è previsto di rifare in pietra via Pacini, così come sarà integralmente riqualificato l'asse viario che dal centro storico porta alla stazione. Sicuramente dovremmo aumentare gli interventi di manutenzione ordinaria e non è solo una questione di risorse, qui c'è anche una questione di dotazione organica perché abbiamo avuto il blocco delle assunzioni per tre anni e mezzo. La vicenda della Provincia non ha soltanto implicato difficoltà operative per i fondamentali dell'ente; la norma, infatti, imponeva ai Comuni di attingere alle dotazioni organiche della Provincia, non considerando adeguatamente il fatto che i dipendenti provinciali hanno per lo più profili professionali differenti da quelli del Comune. Questo blocco ha quindi reso sofferente la struttura comunale. Da quando la possibilità di assumere si è sbloccata, nell'autunno scorso, noi abbiamo già assunto 28 persone, e tra queste sei operai al cantiere, due vigili urbani, due bibliotecari, cioè figure che concretamente danno corpo ogni giorno ai servizi per i cittadini. Proseguiremo su questa strada, assumendo ancora molto personale. Crediamo che una soluzione per garantire una manutenzione adeguata del verde, sia quella di presidiare stabilmente singoli giardini con giardinieri loro affidati. Finora abbiamo potuto mantenere solo una presenza stabile al Villone Puccini ma che, evidentemente, non basta. Ora garantiremo un giardiniere per i più grandi giardini partendo dal parco della Resistenza e dal Giardino volante che avranno il loro giardiniere, un giardiniere con funzioni di relazione civica oltre che di cura del verde. Non solo. Noi non avevamo un catasto del verde, una carta del nostro patrimonio: oggi lo abbiamo ed è una ricchezza straordinaria per programmare gli interventi. In questi anni il verde pubblico fruibile si è esteso come mai prima. Si pensi all’area a verde tra Ponte Europa e la Chiesanuova, realizzata dal Comune con la collaborazione dell’Istituto agrario con le piante donate dalla Fondazione Giorgio Tesi; all’area presso il Villaggio Scornio Ovest vicino alla ferrovia, con piantumazioni e nuovi arredi; alla piccola area a verde a Gello, dietro al circolo che è diventato bar del paese e sede della Misericordia, venduto dal Comune alla Misericordia; al piccolo ma significativo giardino nell’area di Porta San Marco, laddove era San Michele in Forcole; al nuovo parco pubblico della Misericordia, alla Vergine; al Giardino Volante. A breve vedremo sorgere il nuovo parco pubblico realizzato da Esselunga e assisteremo alla realizzazione del nuovo giardino di Palazzo Fabroni, frutto di un concorso di idee per giovani, già interamente finanziato con 900mila euro di risorse europee.

Con i cantieri per il restauro di San Jacopo in Castellare, che a brevissimo si apriranno, vedremo nascere anche un nuovo giardino pubblico particolarmente suggestivo tra via del Carmine e via delle Pappe. Tra poche settimane inaugureremo un nuovo parco pubblico cittadino, di vastissime dimensioni: quello del Bosco in città, in via Gonfiantini. Si tratta di un polmone verde che con questa amministrazione è diventato pubblico, grazie ad un atto ricognitivo del settembre 2012 e alla successiva acquisizione dell’area. Abbiamo in seguito progettato gli interventi per la realizzazione di un sistema di opere idrauliche per la messa in sicurezza di tutta l’area a sud, compresa quella dell’ospedale, e abbiamo risolto quello che era un problema igienico sanitario, cioè un bosco impenetrabile, non frequentabile da alcuno anche per lo scorrervi di una fogna a cielo aperto, perché questo era il Brusigliano, che è stato interamente risanato. E che sarà intitolato a Robert Baden-Powell e alla sua consorte, fondatori dello scoutismo. Non solo, stiamo per siglare un patto di collaborazione con gli scout laici e cattolici - un fatto significativo in una città di steccati e di barriere - che prenderanno in carico questo polmone verde straordinario. La seconda tranche di lavori riguarderà i vialetti, pubblica illuminazione, giochi per i bambini. In piazza della resistenza sono stati ormai affidati alla Fondazione Cassa di risparmio i lavori per la sostituzione dei giochi, 200mila euro, pronti per l'estate. In tredici parchi stiamo sistemando i giochi con interventi di manutenzione, pubblicheremo il bando per la gestione, nel senso della guardianìa, della cura manutentiva, di Monteoliveto, poiché in questo caso il vero problema è stato rappresentato dalle traversie della gestione del chiosco, che hanno causato anche uno stato di relativo abbandono del parco perché laddove non c’è una presenza fissa di presidio, purtroppo, vediamo crescenti atti di incuria se non di vero e proprio vandalismo. Occorre per questo formulare un richiamo fermo alla responsabilità di ognuno, perché è giusto rivendicare i sacrosanti propri diritti, ma bisognerebbe anche, tutti, esercitare i propri doveri. Stiamo intervenendo sulle rotonde. Da quanti decenni si sente dire a Pistoia che le rotonde dovrebbero essere sistematicamente realizzate dai vivaisti? Noi abbiamo pubblicato i prima bandi aperti a tutti, per affidare la cura delle rotonde al mondo vivaistico. Oggi alla Vergine dietro bando pubblico l'azienda Zelari ha realizzato la rotonda e così avverrà progressivamente per tutte le rotonde. Nell'area Pallavicini ci saranno decine di migliaia di metri quadrati in più di verde pubblico rispetto alle previsioni. 

Torniamo al decoro urbano, che lascia a desiderare.

La sensazione del disordine urbano è figlia di tanti fattori. Si dice dei posteggiatori abusivi, quelli che stanno vicino ai parcheggi. Non si dice del debordare delle attività commerciali, sia quelle in sede fissa sia quelle ambulanti, che non è che generino una sensazione di maggiore ordine in città. In questi anni, com'è noto, abbiamo fatto rispettare le regole a tutti. Sono assurti agli onori delle cronache gli esercizi più noti, frequentati della cosiddetta movida serale, per gli interventi che si sono fatti, a volte anche di chiusura quando non si rispettavano da anni le regole. Ma lo si è fatto sistematicamente, e non lo ha detto nessuno, sugli ambulanti che debordavano. Quest'anno per la prima volta siamo riusciti a fare un accordo con le organizzazioni delle rappresentanze economiche del commercio per dislocare, nel luglio, gli alimentaristi altrove rispetto ai principali monumenti cittadini. Stiamo cominciando a illuminare monumenti e piazze della città: da San Giovanni Fuorcivitas, a San Filippo, al Globo. E nella città avere un'offerta commerciale di qualità fa la differenza. Ci sono dei no che aiutano a crescere. In questi anni ho detto tanti no, a catene di fast food sul Globo, per esempio, dove oggi c'è uno dei caffè più operosi e di maggiore qualità della città. Abbiamo detto no e attivato contenziosi per il fondo del Valiani, rispetto alla possibilità di metterci banche, assicurazioni, negozi di abbigliamento, perché si tratta dell'unico nostro bar iscritto all'Albo dei caffè storici d'Europa. Ora stanno per riaprire il caffè. In questi anni, in centro, abbiamo visto riaprire nuove gelaterie, nuove librerie, nuovi caffè. Il tessuto cittadino non è narcotizzato. Ci siamo opposti in silenzio a cambi di destinazione d'uso di parcheggi importanti. Al Lingottino, dopo due contenziosi, siamo arrivati ad un atto transattivo che mantiene ed amplia il numero dei posti auto. 

Decoro significa anche riqualificare porzioni importanti della città.

In piazza Garibaldi, il Monte dei Paschi di Siena sta recuperando, d'intesa con l'Amministrazione comunale, l'immobile dell'ex Banca Toscana, un gioiello del '700. Un investimento formidabile che prevede residenziale dove c'erano le residenze, direzionale di servizio al piano nobile, laddove noi vorremmo convenzionarci per avere una nuova sala per le conferenze, e uffici al piano terra. Certo, anche in seguito al trasferimento della Prefettura, poi si porrà un problema di riconfigurazione di piazza del Duomo. Dall'altra parte della strada, è stato interamente ristrutturato il Palazzo del Tau ed ora facciamo il restauro di tutta piazza Garibaldi. 

C'è un problema sicurezza. I cittadini si sentono meno sicuri. Nei parchi si spaccia droga alla luce del sole, di notte non si attraversano. Ma anche attraversare la città di notte fa paura. Non si vede un vigile, né nei giardini, né in città mentre sono molto presenti nel controllo delle soste.

Nessuno può dire, in buona fede, che la scelta in questi anni è stata quella di accrescere gli introiti da contravvenzioni, perché in realtà sono diminuiti: da 6,7 milioni del dicembre 2011 agli attuali 5 milioni. In questi anni ci siamo mossi nella automazione dei controlli: rilevatori di velocità nelle strade più pericolose, quelle più incidentate. Abbiamo messo ai semafori i rilevatori delle infrazioni, perché se uno passa col rosso non è distratto, ma irresponsabile. In alcuni parchimetri abbiamo messo il codice della targa dell'automobile e lo estenderemo. Adesso sarà possibile pagare la sosta senza la moneta, con lo smartphone. Scelte che liberano progressivamente vigili urbani per svolgere attività di polizia di prossimità. Tant'è, che i vigili urbani sono stati molto impegnati in questi anni nella lotta al conferimento abusivo dei rifiuti. Anche qui c'è da domandarsi: cosa spinge una persona equilibrata, normale, a fare la fatica di caricare in macchina un elettrodomestico e andarlo a scaricare nel bosco? Quando ha tutto gratis, compresa la chiamata al numero verde, la possibilità di mettere fuori dalla porta di casa tutto quello che vuole portare a discarica. E a proposito di decoro, di pulizia della città, abbiamo introdotto due turni di pulizie stagionali diffuse, con lo spazzamento meccanico esteso a quasi tutta la città e si è incrementato il passaggio per gli svuotamenti dei cassonetti. Come è possibile che nove volte su dieci abbiamo postazione con i cassonetti scariche e a fianco l'immondizia gettata alla come viene, dai cittadini? 

Sicurezza significa anche controllo con le telecamere, soprattutto con telecamere funzionanti.

Stiamo ripristinando integralmente la rete di telecamere che è stata largamente compromessa dalla tempesta di vento del 5 marzo 2015, un evento di una violenza mai registrata in precedenza: 1700 alberi caduti in una notte, 400 chilometri di strade interrotte. In una notte abbiamo reso la città disponibile ai cittadini. E abbiamo messo risorse aggiuntive. Stiamo posizionando telecamere, anche fisse, in vicoli della città storica: vicolo Bacchettoni, piazzetta Sozomeno, in quelle vie tra San Leone e via della Torre infestate da scritte che torneremo a ripulire. Siamo tornati ad assumere vigili urbani per destinarli anche a queste funzioni fondamentali di relazione con i cittadini. A breve mi piacerebbe vederli andare in bicicletta nel cuore della città, perché la possibilità di avere una polizia di prossimità che si muova nei quartieri o che va in bicicletta, aumenta la percezione di sicurezza. E a proposito di sicurezza, non ci dimentichiamo che a Le Fornaci abbiamo aperto un distaccamento della Polizia municipale. 

La percezione della diminuita sicurezza è dovuta anche alla presenza in città di numerosi richiedenti asilo o presunti tali, non possiamo nasconderlo.

Non c'è dubbio che una parte delle tensioni si sono determinate anche per il fatto che questi sono stati anni di continui flussi migratori che i Comuni hanno dovuto indirettamente governare e subire, perché si è deciso un sistema governato dalle Prefetture. Nella realtà, non c'è una connessione diretta tra il fenomeno della percezione della sicurezza e il fenomeno migratorio, così come nella realtà, non solo non sono aumentati i reati, ma sono diminuiti: nell'ultimo anno abbiamo avuto un

decremento medio tra il 10 e il 12% di reati comuni. Ma noi siamo stati uno dei primi comuni della Toscana in cui molti di coloro che sono ospitati nel nostro territorio, in attesa di avere una risposta alla loro richiesta di asilo, sono impiegati in lavori di pubblica utilità. Personalmente credo che sarebbe infatti giusto che, a fronte della doverosa garanzia di vitto e alloggio, in attesa di risposta alla domanda di asilo, i lavori di pubblica utilità venissero svolti da tutti e non in modo facoltativo. 

Però, in tema di sicurezza, la percezione è molto importante, le persone vogliono sentirsi al sicuro, protette.

La percezione è un dato della realtà fondamentale, ho ricordato solo un elemento di verità, questi sono i dati. Però il problema è che noi non abbiamo più una sfera pubblica, un agone nel quale l'onere dell'argomentazione sia sentito come un obbligo morale da parte da parte di tutti quelli che partecipano all'agone. E senza la sfera pubblica non c'è la democrazia. E non credo si possa scambiare il luogo della estensione della chiacchiera privata, ad una dimensione di anonimato diffuso, come la sfera pubblica. In questi anni abbiamo visto, sulla rete, di tutto e di più, non infrequentemente senza alcuna documentata attendibilità di quello che si diceva. E' capitato di vedere, da parte di legittimi detrattori dell'amministrazione, postare immagini non datate di realtà e situazioni sulle quali si era già intervenuti. La percezione della sicurezza è qualcosa di più rilevante. Intanto abbiamo firmato con il Prefetto un protocollo per la sicurezza urbana che ha stabilito un legame originale, sistematico, frequente e intenso tra il Prefetto e il Sindaco, non confinati soltanto al Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Infatti interveniamo costantemente, d’intesa con la Prefettura e le forze dell’ordine, laddove si verifichino problemi. Potenziamo l’illuminazione pubblica dove occorra, si stanno facendo interventi in borghese anche con la Polizia municipale in diversi parchi della città. Alla fine dell'estate sposteremo altrove il Sert, anche per evitare il ripetersi di problemi che abbiamo registrato difronte all’area bambini di Villa Capecchi. 

Spesso lei ha avuto rapporti non facili con alcune categorie. Con i vivaisti, ad esempio, i rapporti non sono dei migliori.

Vorrei dire una cosa chiara. Questa è una città tendenzialmente conservatrice. Si è detto che è stata conservatrice a lungo, in senso politico. Io penso che la città sia contendibile e che non ci sia nulla di scontato, ormai da tempo, alle elezioni amministrative. E questo penso sia un bene. Io avrei fatto volentieri le primarie, non avrei avuto nessuna difficoltà, al contrario di molti altri sindaci. È il partito che ha deciso di fare altrimenti. 

Niente primarie in cambio di...

Senza nulla contrattare con me. Questo è bene che sia chiaro. Io esercito in piena autonomia la mia responsabilità di Sindaco, come l'ho esercitata in questi anni, rispondendo del mio operato a tutti i cittadini pistoiesi e obbedendo solo al parametro del futuro e degli interessi generali. Perché non ci siano equivoci, né dubbi.

Torniamo al tema: i vivaisti.

La città è conservatrice anche nel senso che semplifica la lettura delle cose pubbliche, intorno a forme di rappresentazione di mondi complessi, riduttivamente ricondotte a poche presenze. Il vivaismo è un mondo complesso, ma nella discussione pubblica lo si traduce con nomi e cognomi di pochi vivai della città. Questo è un limite di fondo: pensare che il mondo del vivaismo sia rappresentato solo da alcuni, pochi vivaisti. In questi anni il vivaismo è andato in crisi anche per questa pigrizia intellettuale di rappresentarlo in queste forme povere e riduttive, da parte anche di una parte dei poteri della città, non da parte mia. E il sistema è andato in crisi anche perché i piccoli hanno fatto da banca ai grandi, senza poter accedere al sistema bancario. Questo è il punto di fondo. Perché la concorrenza sui prezzi, che solo i grandi hanno i margini per fare, ha causato un impoverimento del prodotto, quando, invece, la forza di Pistoia è sempre stata la qualità, oltre alla vastità del catalogo. Perché venir meno a regole antiche di regolazione interna, per cui una stretta di mano valeva un contratto, ha prodotto diffidenza all'interno del sistema. Perché le ristrutturazioni aziendali, in questi anni non hanno visto processi di autoregolazione interna del sistema, che aveva tutti gli elementi per intervenire prima che deflagrassero certe crisi aziendali, perché tutti lavorano con tutti; perché la pretesa semplificata di richiedere sostegno nella forma di meno regole e più territorio, è una pretesa infondata. Basta andare nelle nostre campagne dove abbiamo vasti spazi in pianura non più presidiati dall'attività produttiva del vivaismo. Quindi è un falso tema quello di mettere la vasetteria anche in collina. Non ce n'è bisogno, basterebbe coltivare gli spazi in pianura. C'è bisogno, invece, di un più equilibrato rapporto con la popolazione: io sono il Sindaco di tutti i cittadini, non di qualcuno sì e di qualcuno no, e per me non c'è qualcuno più uguale degli altri. Questo è un elemento di garanzia per tutti i cittadini; non sono mai stato forte con i deboli e debole con i forti, e forse una parte dei cosiddetti scontenti si manifesta perché non godono più di un accesso privilegiato al Palazzo. Il vivaismo ha bisogno di concepire se stesso in termini più istituzionali, attraverso il Distretto, occorre che si dia più respiro e forza alle organizzazioni della rappresentanza sindacale, perché le associazioni di prodotto e produttori, trasversali alle organizzazioni della rappresentanza, rischiano di svuotare il senso stesso della rappresentanza. E deve puntare alla qualità. Recentemente abbiamo varato la Carta dei valori su proposta dell'Amministrazione comunale nell'ambito del Distretto vivaistico, che tratteggia una strada orientata alla qualità del lavoro, dei processi produttivi, della relazione con il contesto civile, con l’ambiente. Poche regole chiare per una maggiore qualità ambientale, per una migliore convivenza con il territorio e con le persone, in particolare nella piana produttiva. Noi ad inizio del mandato avevamo proposto di provare a sviluppare progressivamente tecnologie, oltre che prodotti, che guardino alla dimensione del fabbisogno urbano di verde nel mondo, che in larga misura è un verde verticale, tetti e pareti verdi. Con la Fondazione Cassa di risparmio stiamo per dare vita ad un progetto europeo per una Vertical Farm nell'area del Cespevi, che sarà un segno tangibile dell'investimento anche pubblico, nella innovazione di settore che sostanzialmente dovrebbe corrispondere non solo a processi di innovazione accelerata, sperimentale, ma anche per far diventare in termini di sistema un elemento di ricchezza il problema annoso degli scarti verdi che sono un costo e invece potrebbero alimentare filiere di energia rinnovabile; penso anche agli scarti del Distretto agricolo forestale. Sono molto contento che si sia determinato uno spazio per una guida saggia ed equilibrata del Distretto, come quella di Francesco Mati, ma c'è bisogno anche di nuovi attori in quel mondo, anche di nuove generazioni perché il problema è sempre il passaggio generazionale. C'è bisogno di formazione, di cultura d'impresa, di reti d'impresa, di innovazione. 

Parliamo anche di fallimenti. Ci sono progetti irrealizzati, errori che non rifarebbe. Oppure per cinque anni Palazzo di Giano è stato baciato dal sol dell'avvenire?

Avendo generosamente impegnato me stesso senza risparmio, ho anche molto sbagliato, com'è inevitabile quando si fanno le cose. Ed io, più di chiunque, conosco i limiti, gli errori, le contraddizioni di questi anni di mandato. E non c'è dubbio che su molti terreni sono convinto che avremmo dovuto fare di più e meglio. In termini generali, al contrario di ciò che mi viene imputato, cioè di essere un accentratore, ho esercitato pienamente la delega e in talune circostanze ho sbagliato. Sottovalutando, ad esempio, l'importanza di un rapporto costante e diretto del Sindaco con certi mondi della città, penso al mondo dello sport. Avrei dovuto coltivare un più diretto e personale rapporto con quel mondo, alla prova dei fatti. Ed è stato evidentemente un errore mio, che però non è figlio della volontà accentratrice, ma esattamente al contrario: di una delega pienamente esercitata, ed è evidente, da questo punto di vista, che io mi assumo la responsabilità di tutto, però è anche giusto aggiungere che il Sindaco può molto, ma non può tutto. Ed io in questi anni non ho indicato responsabilità di altri, mi sono sempre personalmente assunto tutte le responsabilità, com'era doveroso. Ma è evidente che ciò che non ha funzionato non è imputabile ad una scarsa propensione all'ascolto come si dice in città, perché io ho sempre ascoltato tutti e incontrato una enorme quantità di persone. 

Candidato senza primarie, candidatura approvata alla unanimità. Ma anche candidatura molto sofferta dentro il Pd perché ancora i rancori del 2012 non sono scomparsi. Crede nella lealtà di tutti?

Credo di sì. Perché sarebbero sleali con se stessi, coloro che fossero sleali con il candidato Sindaco del centrosinistra. Ciò che è in gioco in una elezione amministrativa non è tanto una scelta tra le persone, che pure contano, bensì il governo della città, e ci sono alcune discriminanti, politiche ancor prima che amministrative, che per un progetto di governo sono fondamentali, e che per lo più non si ritrovano nei localismi di soggetti civici che si candidano da soli, al di fuori di coalizioni politiche. Non si governa la città con l’improvvisazione, e nemmeno soltanto con competenze amministrative, che io credo di avere, ma anche e prima di tutto con riferimenti ideali e politici forti. I miei sono quelli delle migliori culture riformiste, ambientaliste e socialiste europee, dei valori della libertà e dell’eguaglianza, della solidarietà e della giustizia sociale, nella prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, che potranno sorgere anche grazie all’alleanza tra città della cultura e di tradizioni progressiste come la nostra. 

Intanto stanno spuntando da tutte le parti nuove candidature a Sindaco. Cosa ne pensa?

Ho il massimo rispetto di tutti, ma la politica sta nella capacità di unire i tanti per condividere obiettivi comuni perseguendo gli interessi generali, e non nella volontà di dividere rappresentando particolarismi più o meno forti. Quella che mi sostiene è una coalizione ampia, più larga di quella del 2012, ora impegnata in un lavoro diffuso e mobilitante di elaborazione programmatica, che riprende, completa e sviluppa il progetto di questi cinque anni, e che esprime le migliori energie in tutti i mondi della società pistoiese. Una coalizione all’interno della quale il PD è architrave di partecipazione democratica, come dimostrano le migliaia di cittadini che anche domenica hanno raccolto l’invito delle primarie. Un progetto politico, dunque, che rappresenta Pistoia, la città di tutti.

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