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ChiantiBanca, siamo allo scontro frontale

SAN CASCIANO – Ormai è chiaro che la posta in gioco non è più il ritorno in Iccrea o la rimanenza in Cassa Centrale Banca, la costituenda holding trentina di credito cooperativo.

Le holding sonio solo lo strumento per il mantenimento - o la riconquista - del controllo di ChiantiBanca.

In campo sono scesi i supporters, da una parte Co-Opera, il movimento che sostiene l’attuale consiglio d’amministrazione e che chiede il ritorno della banca in Iccrea, dall’altra l’associazione “Per una banca in terra toscana” che chiede venga confermata l’adesione alla holding di Trento. Questa associazione è formata da un gruppo di soci, vicini all’ex presidente Lorenzo Bini Smaghi.

L’associazione, che si è dotata anche di un blog, replica alla nota di Co-Opera pubblicata nei giorni scorsi (http://www.reportpistoia.com/toscana/item/54364-chiantibanca-il-movimento-co-opera-sostiene-l-adesione-a-iccrea.html).

“Circolano – si legge nel comunicato - ‘strane voci’ su ChiantiBanca. Secondo queste voci , il gruppo Iccrea sarebbe disposto a finanziare ChiantiBanca con una obbligazione subordinata di 20 milioni di euro, con un tasso favorevole, simile all’obbligazione emessa a favore del gruppo trentino un anno fa. Ciò consentirebbe a ChiantiBanca di riacquistare quel titolo e terminare così il legame con CCB. Iccrea sarebbe inoltre disponibile a finanziare ChiantiBanca con un altro titolo subordinato, sostanzialmente alle stesse condizioni, per altri 20 milioni di euro. Tale finanziamento aggiuntivo consentirebbe di rafforzare il patrimonio di ChiantiBanca, che verrebbe così classificata nella fascia più favorevole (fascia A) prevista per le banche più solide, e potrebbe beneficiare di maggior autonomia nell’ambito dei contratti di coesione che verranno definiti tra la capogruppo e le rispettive BCC”.

Tuttavia, fanno notare questi soci, al momento non c’è stato alcun riscontro di questa offerta da parte di Iccrea. In ogni caso, proseguono, si tratta di una proposta non risolutiva, e per certi versi dannosa per ChiantiBanca.

“Anche se Iccrea fosse disposta a finanziare ChiantiBanca con 20 milioni di euro allo stesso tasso d’interesse del titolo emesso nei confronti di CCB – precisa la nota - , ChiantiBanca non potrebbe annullare il suo debito nei confronti del gruppo trentino. Il titolo subordinato emesso da ChiantiBanca non prevede infatti la possibilità di estinzione anticipata, se non a condizioni concordate da entrambe le parti, condizioni che non potrebbero che essere sfavorevoli per ChiantiBanca. Non si vede dunque il motivo per cui ChiantiBanca debba accettare un finanziamento da parte di Iccrea, al fine di sostituire il prestito esistente di CCB. Quanto alla proposta da parte di Iccrea di erogare a ChiantiBanca un secondo finanziamento, sotto forma di obbligazione subordinata, per un ammontare pari a 20 milioni di euro, sorgono numerosi dubbi e serie controindicazioni. Non è stato chiarito peraltro se il gruppo CCB abbia fatto una offerta paragonabile in tal senso”.

Ma il vero dubbio, a giudizio dei soci dell’associazione, riguarda il motivo per cui ChiantiBanca dovrebbe emettere un altro titolo subordinato. Se i coefficienti patrimoniali sono soddisfacenti, come sembra affermare l’attuale vertice, perché rafforzare ulteriormente il capitale?, chiedono. “Inoltre – proseguono - cosa dovrà dare ChiantiBanca in cambio di tale sostegno? A questo riguardo può essere utile riferirsi all’intervento del dott. Venturi, Direttore della sede di Firenze della Banca d’Italia al convegno sul credito cooperativo organizzato dalla Cisl Toscana il 1 dicembre scorso: ‘Gli interventi di sostegno della Capogruppo, ad esempio la sottoscrizione di prestiti subordinati, non potranno limitarsi alla mera sottoscrizione di questi prestiti, ma dovranno essere inquadrati in piani di risanamento più organici, ad esempio fino a prevedere operazioni di aggregazione’. In altre parole, in cambio del finanziamento la capogruppo dovrà imporre condizioni di controllo più restrittive, e dunque lasciare meno autonomia, e forse anche addirittura aggregazioni con altre BCC. Non è dunque vero che le banche che ricevono sostegno dalla capogruppo passano ad una fascia più favorevole bel contratto di coesione (che comunque è omogeneo tra i due gruppi). In sintesi, se ChiantiBanca accettasse la nuova offerta di sostegno finanziario, rischierebbe di essere messa sotto tutela, come alcuni desiderano, e magari smembrata e data a pezzi alle altre cosidette ‘consorelle. Sarebbe un bel risultato! Non certo nell’interesse dei soci di ChiantiBanca”.

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