TOSCANA

Venerdì, 12 Ottobre 2018 16:30

Guerra degli spurghi, pochi giorni e rischio blocco

Fdi, rischio disastro sanitario e 3000 addetti

FIRENZE – “Stamani mi sono recato personalmente in un’azienda spurgo di Pontassieve per vedere di persona la gravità della situazione -dichiara il Consigliere regionale Paolo Marcheschi (FdL), che per primo aveva sollevato la questione in Consiglio e chiesto a Rossi un’ordinanza urgente- Come mi ha spiegato il portavoce provinciale di Firenze Cna Spurghisti, Stefano Scopetani, sono 175 le ditte toscane che si occupano dello svuotamento dei pozzi neri in Toscana, per un totale di circa 3000 addetti, più l’indotto. Già da fine luglio, con la sentenza del Tar in Lombardia, in molti hanno avuto problemi nel depositare i liquami ritirati, ma nei prossimi giorni, con la chiusura agli extra flussi della “Gida” di Prato, in molti saranno costretti a rimanere chiusi perché, se la Regione urgentemente non integra nell’ordinanza già emanata il numero degli impianti che possono ricevere gli extraflusso di liquami, non ci saranno più impianti di depurazione nel nostro territorio che ritireranno i liquami. Rischiamo una paralisi totale del servizio. Si deve inoltre prolungare i termini di deroga dell’ordinanza, come hanno già fatto altre regioni”.

Marcheschi attacca la Giunta per l’inefficacia dell’ordinanza emanata ad agosto. “Ormai è evidente a tutti, nonostante l’emergenza di un servizio di pubblica utilità come quello degli spurghi, che Rossi e l’assessore Fratoni sono stati incapaci di proporre soluzioni concrete e di buon senso, come invece hanno fatto altre regioni, quali Lombardia, Emilia Romagna e Lazio, che in questi anni si sono dotati di un sistema di smaltimento liquami e fanghi derivati, idoneo a renderle autonome. E’ dal 2014, da quando praticamente si è sancito il non utilizzo in agricoltura dei fanghi, che la Toscana è consapevole della necessità di impianti per smaltire in prossimità, in sicurezza e con minori costi ambientali ed economici, anche per i cittadini toscani. Questa situazione era prevedibile da tempo. In questi anni, il 70% dei fanghi, risultati dal trattamento dei liquami dei pozzi neri in Toscana, sono stati portati fuori regione, in Lombardia, adesso però che questa ha chiuso le porte, la Toscana è in emergenza. La Giunta regionale ha responsabilità dirette -continua Marcheschi- deve smettere di rimpallarsi le competenze con il Governo nazionale, che certamente deve modificare la normativa, integrandola, ma adesso è tempo di pensare alla Toscana. Ho presentato una mozione e chiederò che venga messa in discussione con urgenza al prossimo Consiglio regionale, per impegnare la Giunta a rivedere l’ordinanza emanata il 3 agosto ed attivarsi tempestivamente”.

Se la questione spurghi, ai primi di agosto era allarmante adesso gli operatori del settore lanciano un vero ultimatum: da lunedì molti degli operatori non potranno più svuotare le fosse biologiche di case ed abitazioni né tanto meno servire ospedali, scuole, caserme, ospizi. Insomma, una vera emergenza socio-sanitaria ed ambientale. Oltre al risvolto sociale della vicenda. Le ditte saranno costrette a tenere i camion spurgo fermi e a mandare a casa migliaia di lavoratori che operano direttamente nel settore.

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