VALDINIEVOLE

Giovedì, 08 Novembre 2018 18:15

Buggiano, donne schiave di riti voodoo e fatte prostituire

nella foto a sinistra il questore vicario Gianpaolo Patruno e il capo della Mobile Antonio Fusco nella foto a sinistra il questore vicario Gianpaolo Patruno e il capo della Mobile Antonio Fusco foto Carlo Quartieri

Una vittima è stata fatta abortire due volte

di Ilaria Lumini

BUGGIANO - E’ il rito voodoo, che in Nigeria viene chiamato juju, a suggellare il legame tra la giovane donna e il trafficante.

E proprio in virtù della forte credenza della popolazione nigeriana in tali rituali, questi sono diventati gli strumenti di controllo e coercizione usati per lo sfruttamento delle vittime.

Per i reati di tratta, tentata estorsione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, gli investigatori della Squadra Mobile della questura di Pistoia hanno arrestato un nigeriano di 34 anni, O.E. residente a Buggiano, con regolare permesso di soggiorno.

Per la moglie è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora.

Una indagine – diretta dal sostituto procuratore Angela Pietroiusti della direzione investigativa antimafia di Firenze - iniziata a maggio e terminata stamani, giovedì 8 novembre, con le esecuzioni delle due misure cautelari.

La denuncia.

Ed è stata proprio una loro vittima a trovare la forza di denunciare i due aguzzini. La giovane donna era stata fermata dalla Polizia a Prato, e, sprovvista di permesso di soggiorno, avviata al centro di espulsione di Roma.

Ed è proprio al Cie che ha raccontato la sua storia e quella di una sua connazionale. Dalla promessa di un lavoro, al debito di 35mila euro contratto dalla famiglia con il trafficante per il viaggio, al rito juju.

Il rito juju

Dalle investigazioni è emerso che durante il rituale, alle donne venivano prese biancheria intima, parti delle unghie e alcuni peli del pube. Materiale organico che il trafficante teneva chiuso in un sacchetto.

E ancora veniva fatto mangiare un organo crudo di un animale e bere grappa. Al termine, praticati alcuni fori alle mani e il sangue mischiato a una sostanza nera.

Come detto sono proprio questi giuramenti che suggellano il legame tra carnefice e vittima.

E che la impegnano a restituire i soldi affinché non capiti niente di male ai propri cari.

“Un condizionamento che serve a vincolare l’anima della donna al pagamento del debito contratto” ha evidenziato il capo della Squadra Mobile, vicequestore Antonio Fusco.

La tratta e la prostituzione. Le ragazze erano arrivate in Italia attraverso la rotta libica, quella che dalla Nigeria porta alle città libiche attraverso il Niger e il deserto del Sahara.

Sbarcate in Sicilia, al porto erano state raggiunte da un connazionale e portate in Valdinievole, a Buggiano, a casa dalla coppia di nigeriani. Quindi avviate alla prostituzione a Prato.

“E’ una caratteristica di chi sfrutta la prostituzione nigeriana quella di evitare di fare attività nella provincia dove risiedono per eludere i controlli investigativi della Polizia” ha continuato il capo della Mobile.

Nel corso della perquisizione alla casa di Buggiano, gli investigatori hanno trovato e sequestrato confezioni di preservativi e farmaci per procurare l’aborto.

Una delle due ragazze – le vittime sono sotto protezione – aveva già subito due aborti spontanei, uno all’ospedale di Ancona (forse la prima città in cui la donna è stata fatta prostituire) e un secondo al Cosma e Damiano di Pescia.

Secondo il Ministero dell’Interno, in Italia, la tratta di persone costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga.

Per “tratta” si intende il reclutamento, il trasporto, e l'accoglienza di esseri umani esercitata con la forza o altre forme di coercizione. Molto spesso vengono promessi soldi, lavoro e istruzione. Un futuro migliore, insomma.

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