di Elisabetta Branchetti
PISTOIA – Damiano Innocenti è un musicista, compositore, arrangiatore e produttore, la sua capacità è quella di cucire brani su misura per ogni artista.

Pistoiese di Bottegone, inizia a suonare e cantare da autodidatta all’età di 4 anni. A 7 anni comincia con il pianoforte e solfeggio che abbandona dopo un paio di anni continuando a coltivare la propria passione, sempre da autodidatta.
All’età di 12 anni si avvicina al mondo delle tastiere e forma la sua prima band dove, nonostante una certa timidezza, viene convinto dagli altri componenti a diventarne anche il cantante.
A 13 anni è ispirato dal padre “che mi ha trasmesso la passione per la musica – confessa Damiano – ma che mi ha sempre lasciato libero di scegliere se percorrere o meno questa strada. Probabilmente se avessi avuto un babbo che avesse insistito a farmi fare quello che voleva, probabilmente avrei fatto altro perché sono una persona che vuole essere libera in tutto. Non mi piace appartenere forzatamente a un pensiero. Ho avuto la fortuna di avere un padre che ha buon gusto musicale e mi aperto la mente”.
Il padre, dunque al centro della sua formazione ma anche la scoperta di gruppi come Nirvana, Soundgarden, The Doors, grazie ai quali si innamora della chitarra elettrica ed inizia ad approfondire lo strumento, sempre da autodidatta.
Da quel momento inizia la sua avventura come autore e compositore con l’obbiettivo di fare in modo che le band in cui milita abbiano come obbiettivo quello di fare musica propria.
Le esperienze con i gruppi lo portano ad approfondire più generi, dal funky al jazz con un occhio sempre rivolto ai suoi più grandi amori musicali ovvero il rock ed il progressive rock.

“Il progressive rock – spiega Damiano – ha fatto parte di un periodo artistico che probabilmente ha raggiunto vette irripetibili, e di questo periodo ne è una delle forme di massima espressione; è un genere che rischia di allontanarti molto dalla realtà, non solo quella musicale, è complesso e non ha l’obbiettivo di fare da sottofondo ad altre azioni della vita. Ma è un qualcosa che se studiato, può darti chiavi importantissime per la composizione e può essere una grande scuola per ogni arrangiatore”.
E con il tempo Damiano scoprirà che le cose che desidera di più sono proprio scrivere musica e arrangiare brani.
Nel frattempo, nonostante le proprie capacità, decide di approfondire lo studio dell’armonia. Esaurita questa fase fatta di tante esperienze musicali varie, nel 2006, entra a far parte del progetto Vinylistic insieme al produttore Gabriele Gai e al cantante Lorenzo Cipriani, un’esperienza che gli permette di conoscere da vicino il mondo della produzione musicale al quale si appassiona in modo maniacale e che decide di approfondire stando a contatto con altri produttori ed arrangiatori del circondario.
All’età di 28 anni forma il gruppo Marlon and The Confidence che considera una vera e propria palestra musicale per quanto riguarda la rivisitazione e la possibilità di adeguare la musica alle proprie caratteristiche.
Nel frattempo lavora ai primi progetti di altri come arrangiatore e produttore.
Conclude il suo primo disco nel 2013 per il cantautore parmense Il Ciro (Francesco Cirillo) che sancirà l’inizio della propria attività professionale.
Nel 2014 inizia a dedicarsi allo studio e all’approfondimento delle tecniche di produzione. Nel 2015 inizia a lavorare ad un progetto di scrittura di brani su misura per una serie di cantanti con i quali ha collaborato negli anni e scopre la sua vocazione.
Nel 2016 infatti apre la sua attività di produzione basata sulla realizzazione di brani cuciti su misura che prenderà il nome di Music Generator prima e successivamente Sartoria Musicale.
Dal 2016 al 2023 realizza più di 150 singoli su commissione e 5 album. Nel 2020 farà uscire i suoi primi singoli da solista con lo pseudonimo di TailorD. L’ultimo è uscito nell’estate del 2023, il brano si intitola “L’ordinario”. Dopo due brani strumentali e due in inglese questo è il primo in lingua italiana.
Non è facile ascoltare Damiano dal vivo e non sono pochi coloro che chiedono informazioni su eventuali suoi concerti.
“Fa sempre piacere che le persone ti chiedano perché faccio concerti live – dice il musicista – Iniziamo dal presupposto che quando si tratta di intraprendere un progetto, che sia musica o che sia la lista della spesa, mi piace non lasciare nulla al caso di conseguenza o lo porto avanti divertito, immerso e con estrema dedizione o diventa solo un impegno come tanti altri da portare a termine sovrappensiero”.
La musica in studio ancor prima dei concerti
“Mi sono scelto un lavoro a cui dedico volentieri gran parte del mio tempo – confessa Damiano -, ma che inevitabilmente si prende tante delle mie energie musicali. Soprattutto i primi anni che lo fai, passi anche 12 ore in studio senza accorgertene e magari, quando esci preferisci occuparti di qualcosa che non abbia a che fare con la musica. Ma la ragione principale è che se non c’è una forte componente creativa o non sento mia la musica che devo suonare, diventa estremamente complicato. Non è spocchia, è solo ciò che sento anche ser apprezzo tutto ciò che è musica. Sto dicendo che fondamentalmente ho passato la mia vita musicale a scrivere canzoni e arrangiarle, è diventato il mio lavoro e sostanzialmente trascorro la maggior parte del mio tempo a creare, forse per questo mi sento adeguato solo in un certo tipo di contesto.
Servono motivazioni giuste al momento giusto e la ragione principale che probabilmente mi ha spinto in maniera anche molto improvvisa ad intraprendere questa nuova avventura, è legata a questa sensazione di musica impalpabile che si respira oggi e non sto parlando di qualità musicale. È appurato che ciò che esprime l’artista emergente/indipendente non possa essere solo un singolo su una piattaforma digitale: i numeri fanno piacere a tutti, ma non sono la chiave per crescere musicalmente. Però mancano contesti adeguati e casomai c’è bisogno di creare eventualmente i giusti presupposti perché le cose avvengano. Se da una parte abbiamo a disposizione il meglio del meglio per creare e farsi un disco in casa è venuta meno la possibilità di vedere la reazione di chi ascolta e di accelerare grazie all’esperienza live il meccanismo di crescita musicale. In questi pensieri ho ritrovato quell’equilibrio che mi fa sentire adeguato e in un certo senso, rende utile il mio ‘suonare a giro’”









