PRATO – Sonorità rock, blues e folk unite in una vena ironica e dissacrante, la voglia di regalare sempre nuove emozioni, il fascino delle favole e delle storie che raccontano il mondo e le sue contraddizioni.
C’è questo e molto altro nella musica di Edoardo Bennato, autentico “mostro sacro” del cantautorato italiano che con la stessa energia e passione di quando era ragazzo continua a emozionare, far riflettere e strappare un sorriso con le sue canzoni, così come è accaduto ieri sera sul palco di Settembre Prato è Spettacolo.
Chitarra, maglietta, jeans, occhiali scuri, un volto con qualche ruga in più ma sempre animato da uno spirito giovane e da un’energia invidiabile, Edoardo Bennato irrompe sul palco di piazza Duomo tra gli applausi di un pubblico di tutte le età, accorso numeroso per ascoltare la musica del “cantastorie” partenopeo.

Una musica dall’anima multiforme e talvolta contraddittoria, “rivoluzionaria e reazionaria, irridente e iconoclasta, seria e dissacrante”, come spiega il cantautore in apertura di concerto. È il rock n roll nella “versione” di Bennato, che scalda la piazza con brani ormai entrati nella cultura “nazionalpopolare” come “Sono solo canzonette” e “Il gatto e la volpe”, in un crescendo di ritmi rock ma senza mai abbandonare quel tono ironico e sarcastico che contraddistingue molti suoi brani.
La critica al potere in tutte le sue forme e a certi comportamenti sociali è uno dei fili conduttori della produzione musicale di Bennato, che alle invettive polemiche preferisce allusioni sottili e dissacranti: come in “Mangiafuoco”, dove un teatro dei burattini e delle maschere della tradizione napoletana diventa simbolo dei tanti “burattinai” che dalle loro sedi di potere “muovono i fili” della gente comune.
Il concerto corre via rapido tra una canzone e l’altra, intervallate da alcune parti strumentali eseguite da Bennato e la sua band di polistrumentisti, con l’uso di armoniche e tamburelli. Con il suo fare istrionico e sornione, il cantautore omaggia il genio di Carlo Collodi, “che centocinquanta anni fa attraverso la favola di Pinocchio aveva descritto e dato vita a tipi umani attualissimi”, e la cui opera, alla quale Bennato si dice molto affezionato, è stata ispiratrice dell’album “Burattino senza fili” del 1977.

Si prosegue con “Quando sarai grande”, riflessione sugli interrogativi della vita che i giovani rivolgono agli adulti senza trovare risposta, “A cosa serve la guerra”, brano di denuncia contro l’inutilità della guerra e contro la legge del più forte, e soprattutto il capolavoro “L’isola che non c’è”, con tutto il pubblico che accompagna Bennato con le torce dei telefonini.
Sulla t-shirt indossata dal cantautore campeggia la scritta “55 Campi Flegrei”, riferimento alla “napoletanità” rivendicata con orgoglio e allo strettissimo rapporto tra la città di Napoli e la musica: il numero 55 nella smorfia partenopea si riferisce proprio alla musica, un legame che Bennato ha voluto celebrare in un pezzo a forti contenuti autobiografici. “Vengo da una metropoli del sud, una grande città bellissima ma piena di insidie – racconta – sono nato nel distretto industriale di Bagnoli, mio padre è stato per anni operaio all’Italsider, poi il settore siderurgico è entrato in crisi e molti sono emigrati altrove. Anche io come tanti giovani del Mezzogiorno mi sono trasferito al nord, a diciotto anni sono salito a Milano per studiare architettura; ma è stata la musica, conosciuta e apprezzata in casa fin da piccolo, a cambiare la mia vita”.
Si prosegue poi con “La calunnia è un venticello”, ripresa dall’aria dell’opera lirica “Il barbiere di Siviglia” per denunciare con la solita ironia pungente il “vizio” di spargere falsità e calunnie contro personaggi famosi – Bennato cita esplicitamente i casi degli amici Enzo Tortora e Mia Martini, vittime di diffamazione – per invidia o per convenienza. C’è spazio anche per “Capitan uncino”, altro brano molto amato dal pubblico che si alza in piedi in un’ovazione per salutare il cantautore partenopeo: Bennato non si fa pregare e prima della fine del concerto regala ancora emozioni con “Una settimana e un giorno”, “Notte di mezza estate” e “Nisida”.

“Spero vi siate divertiti, al di là delle mie elucubrazioni – spiega con un pizzico di autoironia – quando si sale sul palco, si cerca di stabilire una connessione con il pubblico, di renderlo partecipe delle nostre emozioni. E grazie a voi anche noi stasera ci siamo emozionati”.
Una chiusura in grande stile per i concerti in piazza Duomo nell’ ambito della rassegna Settembre Prato è Spettacolo, festival che nei prossimi giorni continua con altri eventi e concerti in location diffuse a Prato e dintorni. E un’ulteriore dimostrazione della statura artistica di Edoardo Bennato, che a 77 anni suonati sa ancora sprigionare energia ed emozioni, coinvolgendo gli spettatori e tenendo il palco con assoluta padronanza per oltre due ore di spettacolo.









