MILANO – Un viaggio straordinario nell’arte di Auguste Rodin e nell’incontro fra scultura e danza, tra richiami classici e nuovi linguaggi creativi.
La mostra, allestita negli spazi del Mudec di Milano e curata da Aude Chevalier, Elena Cervellati e Cristiana Natali, è resa possibile grazie alla collaborazione con il Museo Rodin di Parigi da cui provengono 53 opere, e racconta, attraverso un progetto espositivo inedito e originale, il fascino e la fortissima influenza che la danza ebbe sul genio artistico di Auguste Rodin (1840-1917).

Quello che è nato e si è poi sviluppato tra l’artista francese e il linguaggio della danza è stato un vero e proprio “scambio culturale”, dal momento che la danza è stata musa ispiratrice per Rodin nei primi anni del Novecento, in seguito la danza contemporanea ha trovato e trova ancora oggi ispirazione dall’artista attraverso le sue “opere danzanti”, uniche e così attuali.
Il Mudec espone in serie per la prima volta in Italia quindici statuine di danzatrici facenti parte della serie “Movimenti di danza”: quattordici provengono dal museo parigino, e a questo nucleo, in occasione della mostra, è stata affiancata una quindicesima statuetta, conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
La raccolta delle quindici sculture, cuore del progetto nonché prima sezione del percorso espositivo, presenta il lavoro di Rodin nello studio dei movimenti della danza come massima espressione corporea nell’arte plastica e scultorea.
Il mondo delle danzatrici permette all’artista di rappresentare al meglio la possibilità di movimento che il corpo umano rivela attraverso la danza, soddisfacendo così il suo desiderio di leggere e tradurre in forma estetica la vita dei corpi, il loro movimento, la loro energia ed espressione.

Il secondo tema della mostra è il rapporto di Rodin con la cultura extraeuropea del sud-est asiatico: l’incontro folgorante con culture “altre” è stato infatti un momento di svolta per il canone classico di bellezza plastica che ha rinnovato profondamente la cultura e le pratiche artistiche occidentali. L’esposizione affianca ai disegni di danzatrici cambogiane di Rodin (l’artista incontrò di persona le danzatrici del balletto reale cambogiano) una selezione di oggetti provenienti dalle collezioni etnografiche e antropologiche di alcuni musei italiani.
In continuità e a conclusione del percorso espositivo, la terza sezione della mostra esplora, attraverso un confronto visivo tra sette capolavori di Rodin e sei coreografie concepite tra il 1990 e il 2021, lo stretto legame e la contaminazione tra la ricerca di Rodin e il mondo della danza.
L’artista ha dedicato tutta la sua vita allo studio dei corpi delle ballerine, analizzandone i gesti più significativi e cogliendo per primo la vera essenza della danza. La ricerca di Rodin accompagna, o addirittura anticipa, la questione del ritmo e della danza, di estremo interesse sia per i giovani scultori della sua epoca, sia per i coreografi e i danzatori che ancora oggi traggono ispirazione continua dalle sue opere.
La sorprendente libertà di sperimentazione di Rodin lo porta a occupare ancora oggi un ruolo di rilievo non solo come figura cardine tra l’Ottocento e il Novecento, in una sorta di “connessione artistica” tra i due secoli, ma anche tra la fine di una tradizione e l’inizio di una nuova visione. La sua lezione costituisce oggi un “ponte” tra l’Europa e le culture dell’Africa e dell’Asia, con una contaminazione tipica delle più recenti sperimentazioni artistiche.









