di Roberto Agnoletti
PISTOIA – Le posizioni dell’ing. Francesco Rauty e quelle di Bottino sulla manutenzione del torrente Ombrone sembrano contrapporsi ma in realtà rappresentano due aspetti della stessa realtà.
La manutenzione “gentile” rispetta pienamente le condizioni di sicurezza di un corso d’acqua che negli ultimi decenni ha mostrato di portare sempre meno detriti, anzi di esser in fase di escavazione. La presenza “controllata”, e sottoposta a manutenzione costante, della vegetazione svolge il ruolo fondamentale di rallentare l’onda di piena e disperdere energia cinetica. Non è appellandosi all’applicazione pedissequa di una legge nazionale di120 anni fa che possiamo rispondere alle problematiche locali contemporanee.
Rauty solleva però una problematica importantissima: i cambiamenti climatici rendono sempre più frequenti precipitazioni intense, ben al di sopra della media statistica che è alla base della regimentazione attuale, e proprio per tale motivo non possiamo abbandonare gli argini in pietra attualmente esistenti. Nella piena del ’66 non furono solo lambiti, ma in taluni tratti si rivelarono funzionare per lo scopo per il quale erano stati edificati: contenere una portata idrografica eccezionale. Non è da escludere che in taluni casi eccezionali tornino a svolgere la loro funzione, specie nel tratto tra ponte Calcaiola e Ponte Lungo dove l’ampiezza dell’alveo, con opportuni interventi di modifica delle briglie novecentesche, potrebbe tornare a svolgere la funzione di “cassa d’espansione” pensata ante litteram dagli ingegneri settecenteschi.










