mercoledì, Settembre 9, 2026

Le “storie in musica” di Lucio Corsi, emozioni tra sogno e realtà

LIVORNO – La musica come un’arte capace di superare i confini della realtà, che può aiutarci a riscoprire l’immenso potere dell’immaginazione.

Una serata coinvolgente e ricca di emozioni quella regalata da Lucio Corsi al The Cage di Livorno, per un appuntamento che è stato in grado di coinvolgere un pubblico di tutte le età, a testimonianza di una musica che sa “parlare” a più generazioni.

Alcune immagini del concerto di Lucio Corsi al The Cage di Livorno (fotografie di Simone Chelucci)

Fin dai primi brani eseguiti il cantautore grossetano ha messo in luce non solo la sua capacità di risultare appariscente e allo stesso tempo lontano da qualsiasi forma di esibizionismo eccessivo, ma anche il suo virtuosismo e la sua abilità come polistrumentista, capace di districarsi bene fra vari strumenti e di dominare il palco come un veterano, nonostante i suoi trent’anni.

L’appuntamento livornese è stata l’occasione per presentare al pubblico il suo ultimo lavoro discografico “La gente che sogna”, terzo album in studio pubblicato lo scorso mese di aprile, ma anticipato dai singoli “Astronave giradisco”, “La bocca della verità”, “Magia nera” e “Orme”.

Queste e tutte le altre canzoni inserite in scaletta sono state precedute da una breve introduzione in cui il cantautore ha spiegato il loro significato in maniera semplice e diretta, senza perdersi in complicate elucubrazioni: la sua musica è figlia della sua età e delle sue esperienze di vita, e i testi, pur presentando talvolta un significato complesso, sono scritti in maniera semplice proprio perché si presentano come “storie in musica”. Storie che ci prendono per mano e ci fanno superare i confini del mondo reale, presentandoci, un po’ come faceva Calvino, un messaggio o una riflessione in una dimensione sognante e fiabesca.

Due ore di concerto filate via senza interruzioni, salvo una brevissima pausa in cui Lucio si è cambiato d’abito, con il pubblico a saltellare e cantare a memoria le sue canzoni, per una scaletta molto corposa che, oltre all’ultimo album, ha abbracciato la sua intera discografia. Da “Trieste” a “Cosa faremo da grandi?”, da “Freccia” a “Radio Mayday”, il cantautore accompagna per mano gli ascoltatori in un percorso attraverso la propria musica, un’originale contaminazione di rock e pop dallo stile marcatamente glam che richiama alla musica degli anni Settanta e Ottanta di grandi modelli come David Bowie e Lou Reed.

Negli anni Lucio è riuscito a ritagliarsi un proprio spazio anche all’interno della scena musicale italiana, mantenendo la propria identità e collaborando con artisti del panorama indie e pop come Margherita Vicario, Francesco Bianconi dei Baustelle e Brunori Sas.

“Da maggio di quest’anno siamo in tour per lanciare l’ultimo disco – ci racconta Lucio Corsi alla fine del concerto – siamo un gruppo molto affiatato, amici prima ancora che musicisti, perché è dal 2020 che io suono con la band composta da ex compagni del liceo.

Questo è uno degli aspetti che mi piace di più nel fare musica, insieme alla scrittura dei testi: quando sono a casa scrivo e provo la musica al pianoforte, passare ore a suonare questo strumento è essenziale, è un esercizio continuo e un lavoro manuale che richiama un po’ l’attività di artigiano svolta da mio padre. Ma è l’unica strada per arrivare poi alla composizione dei brani.

Magari in una giornata il novanta per cento del lavoro viene cestinato, ma c’è sempre quel dieci per cento che metto da parte per usarlo in seguito e crearmi una sorta di archivio. E poi mi piace la lingua italiana che uso per scrivere i testi, perché è una lingua complessa che ci dà una varietà di sinonimi e di significati per esprimere la stessa cosa, spesso mi diverto a giocare con l’italiano quando butto giù i miei testi”.

E in effetti anche sul palco Lucio Corsi dimostra questa ferma intenzione di rifuggire la banalità e di voler percorrere una propria strada puntando sul racconto, sull’espressività, su una musica che viene posta al centro della ricerca e dell’attenzione dell’artista.

“Paolo Conte ripete spesso che sul palco il cantante non incontra il suo pubblico, ma la musica – spiega Lucio – è come se lui si presentasse un appuntamento galante con la propria musica, e da qui la mia idea di un cambio d’abito a metà concerto. Significato simile ha il mio trucco, serve tutto per raccontare e approfondire un discorso intrapreso con il disco, le parole, le chitarre, la musica, il suono.

Io nella musica cerco qualcosa che mi porti dall’altra parte, e non mi racconti la vita com’è: spesso oggi ascolto canzoni che mi raccontano il mondo nella sua realtà, con i suoi problemi, le sue situazioni, gli aspetti positivi o negativi che già conosciamo. Io dalla musica voglio altro, voglio anche che mi inganni, che mi racconti menzogne, che mi faccia volare con la mente al di fuori e al di sopra della realtà, che mi faccia oltrepassare le barriere grazie all’immaginazione”.

Il tour di Lucio Corsi continua nei prossimi mesi con altri appuntamenti, e il prossimo 27 gennaio (ore 21) sarà in concerto a Pistoia al circolo H2NO.

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