di Marcello Paris
PISTOIA – Dopo il recupero della facciata nord, effettuata tra il 2017-18, ora si sono conclusi i lavori alle facciate est e sud del Palazzo Vescovile. I lavori hanno riportato il palazzo all’originaria integrità dei prospetti di uno dei pochi edifici tardo settecenteschi della città. L’intervento è stato realizzato al 70% da fondi della Conferenza Episcopale attinti dalle donazioni dell’8×1000 mentre il 30% è stato co-finanziato dalla Fondazione Caript grazie ai contributi assegnati al progetto attraverso la partecipazione al bando 2020, bando destinato al Restauro del patrimonio artistico.

I lavori sono stati presentati alla stampa dal Vescovo di Pistoia, Mons. Fausto Tardelli, dal Presidente della Fondazione Caript, Lorenzo Zogheri, e dal direttore dei lavori, arch. Alessandro Suppressa.
Soddisfatto sia per la fine dei lavori che per il risultato il Vescovo il quale ha sottolineato l’importanza del restauro che fa seguito a quello precedente su via Puccini. Con questa opera, ha detto il presule, si dà valore ad un palazzo originale, costruito interamente alla fine del ‘700 e destinato fino da allora alla Curia vescovile che lasciò l’antica sede di piazza del Duomo.
“Con questo bando, ha sottolineato il presidente di Fondazione Caript Lorenzo Zogheri, abbiamo sostenuto il restauro di alcuni dei più importanti edifici del nostro territorio, come la Basilica della Madonna dell’Umiltà, la chiesa di San Salvatore, Villa Bellavista a Borgo a Buggiano, solo per citarne alcuni. Per importanza, i lavori nel Palazzo Vescovile rientrano in questo nutrito elenco di interventi per preservare immobili che fanno parte della storia pistoiese. Naturalmente, dunque, siamo molto soddisfatti di avere reso possibile anche questo recupero e di vederne adesso gli esiti”.

“Grazie all’impegno di tutti – ha sottolineato il Direttore dei lavori, arch. Alessandro Suppressa – abbiamo recuperato l’aspetto originale del Palazzo, in particolare un grazie va alle maestranze artigiane in grado di intervenire all’interno di un cantiere lungo e complesso, per dimensioni e problematiche, durato circa 18 mesi e, hanno voluto specificare, senza alcun incidente sul lavoro”.
I lavori hanno interessato principalmente la facciata sud che si affaccia sul giardino con l’altana e la terrazza, oltre al prospetto est con le grandi vetrate centinate. La gran parte dell’apparato decorativo della facciata in pietra arenaria era infatti interessata da vistosi fenomeni di disgregazione e polverizzazione che avevano anche provocato la perdita di parti delle cornici e specchiature delle finestre. Alcune porzioni del bugnato risultavano mancanti in ampie zone a causa di distacchi di intonaco e muratura nelle parti più esposte alle intemperie.
Sono stati effettuati interventi di preconsolidamento, di rimozione delle croste più tenaci, di pulitura della superficie lapidea, ma anche interventi di realizzazione di piccoli ponti in resina e microcuciture per il consolidamento e reintegro delle superfici lapidee degradate.
Per le porzioni di copertura, altana e terrazza, oggetto anch’essi del restauro, si sono compiute operazioni di ripassamento del manto di copertura, e il restauro degli elementi lapidei della gronda, del terrazzo e dell’altana oltre alla regimazione delle acque meteoriche.
“Il Palazzo è molto bello anche all’interno dove si trova parte dell’arredamento originale, ha detto Monsignor Tardelli, mi piacerebbe renderlo fruibile e farlo conoscere al pubblico con visite guidate valorizzando, così, un patrimonio poco conosciuto anche dai pistoiesi”.
Intanto, per una prima presentazione del Palazzo alla città il Vescovo ha in mente di organizzare una festa pubblica.
STORIA DEL PALAZZO. Il Palazzo vescovile è uno dei pochi esempi di architettura tardo settecentesca della città di Pistoia, fu fatto edificare da Mons. Scipione de’ Ricci che nel 1784 che ne affidò la progettazione all’architetto Stefano Ciardi.
Il palazzo di piazza del Duomo era molto scomodo e pressoché inabitabile così già dal 1781 il vescovo Ricci interpellò l’arch. Bernardo Fallani, perché fornisse una relazione delle spese necessarie per riadattarlo e migliorarne gli spazi. L’ipotesi tramontò visti gli alti costi e l’incerta riuscita delle migliorie, dato “che il vecchio episcopio non era assolutamente riconducibile ad una comoda abitazione con gravissima spesa”. Nasce, quindi, l’idea di avere un nuovo palazzo vescovile in un’altra area cittadina.
L’Arch. Ciardi, dopo essere stato incaricato di uno studio per la trasformazione dell’edificio esistente (lo Spedale di San Gregorio) in episcopio, riceve il mandato di progettare un nuovo episcopio nell’area dell’orto di San Gregorio, lungo la via di Porta Lucchese.
Il progetto è approvato: “la pianta è ben spartita” e “ vi si trovano tutti i comodi con decenza ed economia” così nel 1787 si dà il via alla costruzione.
Il risultato fu, ed è, un edificio compatto, di impianto rettangolare con gli ambienti disposti in maniera pressoché simmetrica rispetto all’ampio atrio d’ingresso dal piano nobile, caratterizzato dalla copertura a cupola con soffitto a “cassettoni” o lacunari.







