mercoledì, Settembre 9, 2026

Le origini della nascita della Pistoiese calcio in un libro di Carobbi

PISTOIA – “Unione Pistoiese le origini” è l’ultima opera di letteratura sportiva di Giacomo Carobbi. Il libro racconta non solo la nascita della società di calcio, ma anche quello che successe nel periodo precedente quando, a cavallo tra l’ottocento e il novecento, fu piantato, forse inconsapevolmente, il primo seme di quell’albero che sarebbe diventato la Pistoiese.

Settantasei pagine di piacevolissima lettura ricche di tantissime notizie inedite, un racconto ben documentato, appoggiato su una robusta bibliografia che testimonia l’attenzione alla ricerca delle fonti.

Carobbi si può ritenere, a giusta ragione, il maggior studioso delle vicende arancioni. Nel suo curriculum ci sono già due pubblicazioni degne di menzione: “Monteoliveto. Pistoia e lo stadio dimenticato” (Geo Edizioni, Empoli, 2016), scritto a due mani con un’altra grande “penna” pistoiese, Cristiano Rabuzzi; Pistoia Football Club. Le origini, il calcio dei liberi, l’US Pistoiese (1911-1922) (Il Metato, Pistoia 2020).

Il libro nel formato digitale ((ebook) lo si può scaricare gratuitamente qui https://bit.ly/uspistoiese_leorigini.

Quando parliamo di Unione Sportiva Pistoiese ci riferiamo in genere al club calcistico che nella sua storia vanta due partecipazioni nella massima serie italiana (Divisione Nazionale 1928/29 e Serie A 1980/81) 19 presenze in serie B e un nutrito assortimento di curiosità e aneddoti per i quali nel tempo si è ritagliato un posto nella cultura calcistica popolare.

Giacomo Carobbi

“Tuttavia – scrive Carobbi – le origini della società arancione, almeno in una prima fase della sua lunga gestazione, poco hanno a che vedere con il football: il ‘progetto’ US Pistoiese è figlio principalmente dell’ostinazione di Terzilio Bizzarri, maestro di ginnastica e personaggio di riferimento dello sport pistoiese a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Fu costui a promuovere, già nei primi anni del secolo, la necessità di una fusione tra le due società ginniche cittadine: dopo anni di successi, ma anche di contrapposizioni e rancori, la Francesco Ferrucci (o “Ferruccio”, come veniva altresì indicato il condottiero fiorentino caduto cinque secoli prima a Gavinana, sulla montagna pistoiese) e la rivale Libertas iniziarono a recepire le sue sollecitazioni avviando un dialogo che negli anni si sarebbe poi esteso fino a coinvolgere altre realtà cittadine. Se in un primo momento si era trattato soltanto di contemperare le esigenze dei due gruppi sportivi, con il passare degli anni e dei tentativi di unione sarebbero entrate in gioco altre istanze. Al desiderio di mantenere alta la competitività della ginnastica si erano aggiunti soprattutto i bisogni dell’atletica (fino ad allora parte integrante delle discipline ginniche) e dei due sport popolari in forte ascesa, ciclismo e calcio. Il mondo sportivo pistoiese soffriva da tempo la mancanza di un impianto moderno e il passare degli anni andava aggravando gli effetti di tale lacuna. La soluzione sarebbe arrivata a più di tre anni di distanza dalla fine della prima guerra mondiale: è in questa fase che entrano in gioco il Pistoia Football Club, la società calcistica fondata nel 1911 da Francesco Vallecorsi, e l’industriale tessile Ciro Papini, appassionato di pallone e “primo tifoso” della squadra biancoblù. Fu quest’ultimo, verso la fine del 1921, a imprimere l’accelerazione definitiva al processo di “Unione” realizzando a proprie spese il sogno degli sportivi pistoiesi di poter disporre di uno stadio1. Le adesioni di altre piccole realtà del territorio, che nei mesi precedenti al varo si erano fatte avanti sempre più numerose, amplificarono ulteriormente la portata dell’evento il quale, nel corso del 1922, fu salutato con enfasi dalla stampa locale ma trovò spazio anche in quella nazionale”.

Il lavoro di Carobbi è da considerarsi come una sorta di spin-off, approfondito e ordinato, di una precedente ricerca (Pistoia Football Club. Le origini, il calcio dei liberi, l’US Pistoiese 1911-1922) con la quale, per la prima volta dopo decenni di approssimazione e mancato utilizzo delle fonti, si iniziava a fare chiarezza a proposito di date, protagonisti e circostanze legate alla nascita dell’U.S. Pistoiese. L’iniziativa fu di un gruppo di sportivi guidati dal giovane impiegato della “San Giorgio” Francesco Vallecorsi, che della squadra sarà dirigente, arbitro, corrispondente per la stampa e forse anche allenatore. Nei primi due anni di vita, l’attività del Pistoia Fbc ebbe esclusivamente carattere amatoriale: i primissimi calci al pallone venivano tirati nel cortile del Patronato del Tempio accanto alla chiesa di San Giovanni Decollato, ma poco più tardi i pionieri del calcio pistoiese si spostarono in Campo Marzio (l’odierna piazza della Resistenza), spianata adiacente alla Fortezza di Santa Barbara utilizzata come ippodromo per le corse al trotto.

Il 1911 è l’anno dell’avvento ufficiale del calcio a Pistoia. Ma è anche, come vedremo, l’anno nel quale, ancorché inconsapevolmente, vennero posate le fondamenta della futura “Pistoiese” (vedi considerazioni finali). Era il 26 marzo quando il periodico “Il Popolo Pistoiese” ne annunciava la fondazione.

“Benché sia del tutto comprensibile – commenta Carobbi – pensare alla fondazione di una società sportiva come a una sorta di scintilla che scocca all’improvviso tra due o più persone o a una suggestiva quanto fantomatica stretta di mano, la presente ricostruzione dimostra quanto invece, spesso, le ragioni di un evento siano più complesse e i percorsi più articolati di quanto si sia portati a credere. Come in qualsiasi fatto storico, anche in questo caso le vicende dei protagonisti arrivano a intrecciarsi solo dopo cammini separati e completamente diversi, così come i loro rispettivi interessi trovano dei punti in comune intorno ai quali si prendono decisioni e si creano legami”.

Il resto è tutto da leggere.

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