PISTOIA – Un viaggio attraverso le strade e le piazze di Pistoia alla scoperta di lapidi e targhe commemorative che ricordano alla comunità cittadina fatti ed eventi storici della nostra città e non solo.
Un autentico percorso memoriale che coinvolge sia la storia locale, in una dimensione cittadina, sia quella generale dell’Italia e del mondo nell’età contemporanea, e che vuole farci comprendere l’importanza di non dimenticare gli eventi più drammatici o significativi della nostra storia recente, e di trasmetterne il ricordo alle nuove generazioni. Lapidi e targhe commemorative, infatti, si configurano come dei veri e propri “documenti storici” che non a caso sono stati apposti nel corso degli anni, spesso in occasione di anniversari e ricorrenze, in spazi pubblici aperti e visibili, proprio perché la memoria in essi contenuta non si perda e non cada nell’oblio.

Testimoni silenziosi ma ben presenti di una storia “viva”, dai giardini, dalle piazze, dai basamenti delle statue e dai muri delle strade cittadine essi richiamano la nostra attenzione e ci fanno riflettere sul nostro passato, sulle tragedie vissute, su ciò che merita di essere ricordato per poter costruire un futuro migliore.
Questo itinerario della memoria a Pistoia – che non ha ovviamente la presunzione di risultare esaustivo, ma di segnalare le memorie più significative visibili in città – può prendere avvio da piazza della Resistenza, già a piazza d’Armi, luogo denso di memorie storiche legate alle drammatiche vicende della Seconda Guerra Mondiale, a partire dal Monumento ai Caduti della Resistenza al centro del parco.
La rotonda all’estremità della piazza che immette su viale Arcadia presenta, ai piedi di un albero, un masso con una lapide in memoria di tutti i bambini uccisi nei campi di sterminio nazisti. La targa, posta dal Comune di Pistoia il 25 aprile 2006, anniversario della Liberazione, è circondata da venti rose bianche che ricordano i bambini ebrei vittime di esperimenti medici nel campo di Auschwitz-Birkenau.
Spostandoci verso la Fortezza Santa Barbara, un’altra lapide ricorda i “quattro martiri” della Fortezza, una delle stragi nazifasciste avvenute a Pistoia durante i mesi dell’occupazione tedesca: il 31 marzo 1944 quattro cittadini renitenti alla leva, che si erano rifiutati di prendere le armi per il regime fascista repubblicano, vennero condannati a morte e fucilati da un plotone di esecuzione formato da militi e carabinieri nel cortile della Fortezza. I quattro, tutti giovanissimi intorni ai vent’anni – Alvaro Boccardi, Aldo Calugi, Vinicio Giusfredi, Valoris Poli – furono vittime di un eccidio che, a differenza di altri simili, non fu compiuto per ritorsione contro le attività dei gruppi partigiani, ma nelle intenzioni delle autorità nazifasciste doveva servire da esempio e da atto di forza per arginare le continue defezioni che intaccavano i ranghi militari e l’immagine del regime repubblicano.

Tornando sulla piazza, una targa apposta l’8 marzo 2021, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ricorda le donne arruolate nella Força Expedicionária Brasileira (FEB), contingente militare inviato dal Brasile all’interno delle forze alleate che ebbe un ruolo non secondario durante e dopo la liberazione di Pistoia. Oltre ai soldati caduti in guerra ricordati dal Monumento votivo militare brasiliano in località San Rocco, poco fuori città, si è giustamente ritenuto opportuno ricordare anche le molte donne che presero parte alla spedizione in qualità di infermiere: come recita la targa, le donne della FEB, i cui nomi sono elencati in calce alla lapide, “fecero della propria missione in Italia un sacerdozio, affrontando la durezza degli ospedali dal campo con coraggio e determinazione, furono delle vere eroine, guerriere silenziose che salvarono la vita di molti militari con cura e dedizione”.

Dalla parte opposta del viottolo di piazza d’Armi compare una lapide posta da Comune di Pistoia e Anpi il 27 gennaio 2022, Giorno della Memoria, a ricordo dell’ebreo fiorentino Renato Moscato, di professione commerciante e venditore ambulante: arrestato a Pistoia il 2 agosto 1944, durante l’occupazione nazifascista in città, venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz dove morì appena arrivato, quattro giorni dopo. La targa riporta inoltre la frase più nota del poeta, scrittore e filosofo ispanoamericano George Santayana, “coloro che dimenticano il proprio passato sono condannati a riviverlo”, a perenne monito e avvertimento a tenere sempre ben vivo il ricordo del passato, in particolare dei suoi drammi e delle sue tragedie.
Poco lontano, un’altra targa posta dal Comune di Pistoia il 31 gennaio 2006 ricorda le vittime dell’Olocausto Rom e Sinti, etnie perseguitate dal nazismo e dalle sue ideologie razziste, citando le parole del musicista, poeta, saggista e compositore Santino “Alexian” Spinelli, docente di lingua e cultura Rom e da sempre impegnato in iniziative per la difesa e la valorizzazione della lingua e della cultura dei popoli Rom e Sinti in Europa.

Alla stazione ferroviaria di Pistoia, in corrispondenza del primo binario, è presente una lapide posta nel 1994 a ricordo dei pistoiesi deportati “che non fecero ritorno nella loro città dai campi di deportazione e di internamento” nazifascisti.
Ancora i totalitarismi e i nazionalismi del secolo scorso protagonisti in piazza Garibaldi: qui una targa posta da Comune di Pistoia e Cudir il 10 febbraio 2018, in occasione del Giorno del Ricordo, omaggia “la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano e dalmata e delle vicende del confine orientale” avvenute nella regione istriana nelle fasi finali dell’ultimo conflitto mondiale.
Percorrendo corso Gramsci, all’altezza dell’incrocio con via Fonda, presso la piazzetta dedicata a Giuseppe Camposampiero, tre targhe poste in momenti storici diversi si ricollegano al medesimo, drammatico evento bellico del primo bombardamento aereo alleato su Pistoia, avvenuto il 24 ottobre 1943 e che interessò in maniera particolare l’area meridionale della città vicino alla stazione ferroviaria e alle ex officine San Giorgio. Il bilancio dell’incursione angloamericana fu tragico: si contarono 140 vittime e oltre 260 feriti, oltre a numerose abitazioni civili completamente distrutte.
Le tre lapidi ricordano sia le vittime innocenti del bombardamento aereo, con l’augurio “di un futuro senza più bombe nè guerre”, sia la figura di Giuseppe Camposampiero, insegnante e “amico dei poveri” che trovò la morte appena trentenne in questo tragico evento.

Non una semplice targa, ma un monumento all’angolo tra corso Gramsci e piazza San Francesco, lungo il giardino posto sul fianco della chiesa, ricorda la tragica morte di Aldo Moro citando sulla lapide marmorea le sue parole “bisogna vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà”.
Eretto dagli architetti Giovanni e Giampiero Bassi e inaugurato nel maggio del 1979, il monumento, già nelle intenzioni dei due architetti, si configura come una memoria storica per trasmettere alle future generazioni il ricordo di uno dei momenti più drammatici nella storia dell’Italia democratica e repubblicana. Dal marciapiede di corso Gramsci tre gradini immettono in una passerella che porta i visitatori fra due rivoli d’acqua; cinque lembi levigati di cinque pietre interrate portano incisi i nomi degli uomini della scorta – due carabinieri e tre agenti della polizia – uccisi nella strage di via Fani (16 marzo 1978) che diede inizio al sequestro e alla prigionia di Moro.
In fondo un grande blocco di marmo a forma di piramide rispecchia, come dal cielo, su di un piano inclinato, le parole dello statista. Qui, girando, si attraversa sulla destra la tabula che ricorda i cinquantacinque giorni della prigionia come un rosario di pietre murato a terra con razionale lucidità, mentre sulla sinistra si trova una collezione a rilievo di testate di quotidiani usciti il 9 maggio 1978, giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault in via Caetani. L’installazione è completata da un ulivo, dono della città di Maglie, che osserva e protegge, come una sentinella, il cimelio.

Poco lontano, sempre all’interno del giardinetto lungo il fianco orientale della chiesa di San Francesco, un blocco di marmo riporta la targa inaugurata di recente, lo scorso 28 aprile 2023, con la quale Comune di Pistoia, Centro Studi “Donati” e Cudir ricordano la figura di Giancarlo Niccolai (1931-2018): allievo di Giorgio la Pira, militante storico della Democrazia Cristiana pistoiese, nel 1977 fu vittima di un attentato da parte di un commando delle Brigate Rosse che lo gambizzarono mentre si recava al lavoro. Animatore della vita politica e culturale cittadina, “uomo di pace” contro la violenza politica dilagante in quegli anni e difensore del sistema democratico, fu il principale promotore della realizzazione del già citato monumento in ricordo di Aldo Moro e della strage di via Fani.
Nell’adiacente piazza san Francesco, presso il giardino del Parterre, una lapide posta il 27 gennaio 2015 dalla città di Pistoia ricorda tutte le vittime omosessuali del nazifascismo, presentando, su una lastra di marmo nero, il triangolo rovesciato di colore rosa che nella segnaletica e nella simbologia dei lager nazisti indicava i prigionieri omosessuali o bisessuali.

La barbarie nazifascista ritorna in tutta la sua drammaticità in piazza San Lorenzo, dove un monumento e una targa di forma circolare nello spazio verde della piazza ricordano le sei vittime – Ivo Bovani, Dino Chiti, Lino Lotti, Alfio e Gino Puglia, Maria Tasselli – dell’eccidio di piazza san Lorenzo, avvenuto il 12 settembre 1943 all’indomani dell’armistizio di Cassibile.
Nella situazione di generale caos che si era creata nei giorni successivi alla firma dell’armistizio e a seguito dell’immediata occupazione della penisola da parte delle truppe tedesche, alcuni reparti del secondo Panzerkorps delle SS presero il controllo di Pistoia e si resero subito protagonisti di un’efferata strage contro la popolazione pistoiese, forse come atto di ritorsione contro alcuni furti di armi compiuti nella caserma “Ferrucci” il giorno precedente. Un rapido e sommario rastrellamento portò alla cattura delle sei vittime e alla loro fucilazione sul muro dell’ex chiesa.
Il nostro itinerario si conclude idealmente nel centro storico con due targhe, inaugurate il 4 novembre 2016, che si ricollegano al rapporto di amicizia e solidarietà tra le città di Pistoia, Treviso e Belluno originato dalla Grande Guerra, quando Pistoia accolse sia le istituzioni comunali “in esilio” delle due città venete, sia circa 6500 profughi provenienti da quelle zone, nel 1917 prossime al fronte dei combattimenti e minacciate dall’invasione austroungarica.
La prima lapide commemorativa si trova sul palazzo Ganucci-Cancellieri, in via Curtatone e Montanara 51, che fu sede dal 1917 al 1918 del Comune di Belluno e del commissario prefettizio; la seconda nell’edificio di via Cavour 6 che sempre nello stesso periodo fu sede del Comune di Treviso. Due fondamentali testimonianze storiche che sottolineano temi ancora oggi di drammatica attualità, sottolineando come in passato la nostra città ha saputo dare prova di solidarietà e accoglienza nei confronti delle popolazioni in fuga dalla guerra.









