POGGIBONSI – Un artista fuori dagli schemi, che non ha paura di esprimere con schiettezza opinioni controverse e che possono risultare discutibili, impegnato da anni in una vera e propria “battaglia” contro il politicamente corretto.
Al Bottega 26 Music Club di Poggibonsi è andato in scena il concerto di Giorgio Canali e Rossofuoco, impegnati nel tour “Pericolo Giallo” che fa seguito all’uscita dell’omonimo disco lo scorso 13 ottobre. L’ex chitarrista dei CCCP Fedeli alla Linea, CSI e PRG, che da venticinque anni porta avanti un progetto solista insieme ai membri della sua band Rossofuoco, è considerato uno degli interpreti più originali e anticonvenzionali del rock alternativo italiano.

Canali non ha deluso le attese e ha dato vita a una serata a tratti “improvvisata” ma altamente coinvolgente nel suo stile istrionico, irriverente, schietto e assolutamente fuori dagli schemi. Personaggio polemico e anticonformista, controverso e divisivo, che non ama le mezze misure e non le manda certo a dire, dietro l’immagine di figura “scontrosa” e difficile da avvicinare nasconde in realtà una sensibilità non comune e la capacità di emozionare e trascinare il pubblico presente con la propria musica in un viaggio attraverso i brani che hanno segnato una carriera lunga ormai quasi quarant’anni.
Al termine del concerto Giorgio Canali è stato intervistato da Report, ma, come era facile immaginare, non è venuta fuori la “solita” intervista con domande e risposte: coerentemente con il suo stile fuori dai canoni, l’artista ha preso la parola e ha iniziato a esprimere le proprie opinioni e i propri punti di vista sugli argomenti più disparati, restituendoci però, in questo modo un po’ particolare, l’immagine più autentica e genuina di chi sia veramente Giorgio Canali. Gli abbiamo chiesto di dirci qualcosa che non sia già stato scritto o pubblicato sul suo ultimo disco, ma subito il discorso dalla musica è virato su altre riflessioni che l’artista ha fatto proprie.
“In questo ultimo album ho voluto parlare di me stesso, del mondo che stiamo vivendo, del politicamente corretto – racconta – pensavo di aver scritto qualche pezzo figo e originale, poi ho visto che su Netflix, piattaforma che personalmente detesto, è uscita Armageddon, la stand up comedy di Ricky Gervais. Da abile comico è riuscito ad avere successo e a far parlare di sé, ma molti dei temi che lui tratta sono gli stessi che ho affrontato e raccontato nel mio disco: mi consola il fatto che sia un pensiero condiviso anche da altri nel mondo, che non sia qualcosa di marginale da isolare nel dibattito pubblico.
C’è un bel passaggio nello show di Gervais che fa ridere ma anche riflettere il pubblico e che vorrei sottolineare: quando lui fa una parodia della creazione e parla di Dio che dà forma all’uomo, quest’ultimo viene creato più debole fisicamente rispetto ad altri animali, privo di zanne o artigli, ma superiore ad essi perché dotato di intelligenza. Però c’è una cosa che lo frega ed è la paura delle parole. E quando si ha paura delle parole e si ha il timore di pronunciare qualcosa di sbagliato, siamo fottuti.

Negli ultimi dieci anni questa scalata del politicamente corretto sta uccidendo la satira e il libero pensiero, forse esagero ma per me è una situazione orwelliana, una roba da Grande Fratello; il politicamente corretto nei Paesi occidentali è diventato uno strumento di controllo delle masse e delle loro opinioni, un modo per incanalare la gente verso un pensiero unico che di fatto non nasce dal basso ma viene calato dall’alto dai poteri forti e dalle loro emanazioni.
È vero, ci sono parole che possono risultare offensive verso un gruppo o una categoria sociale o culturale: ma dipende dal tono e dal contesto in cui sono dette, non si può solo vietare, censurare e demonizzare come razzista e fascista chi le pronuncia”.
Parlando di libertà di pensiero e ruolo dell’informazione, Giorgio Canali rincara la dose: “per me credere alle verità ufficiali è sempre stato un peccato mortale, lo consideravo non un vanto, ma un modo per rivendicare la mia autonomia di pensiero, giusta o sbagliata che fosse. Da alcuni anni, più o meno dal periodo della pandemia, la verità ufficiale è diventata l’unica verità accettabile per non essere additati come complottisti, terrapiattisti, blasfemi, no vax e via dicendo.
Il problema è che o sei libero di pensare o ti fai fregare: e purtroppo vedo che ci stiamo ingannando, “fatti fottere” è lo slogan della nostra epoca, e tutti ci stanno cascando allegramente. Poi non esistono giornali o mezzi di informazione liberi, purtroppo anche i giornalisti e i direttori più bravi sono spesso costretti a fare delle concessioni; meglio allora se danno vita a un proprio giornale autofinanziato e lavorano in autonomia”.

Ma quindi solo l’artista può cercare di essere libero? “Chiunque può essere libero, e puoi essere libero se te ne freghi di tutto. Io stesso non sono libero: sarei libero se riuscissi a tenere dentro di me tutto quello che mi scappa di bocca. Ma non riesco a trattenerlo, altrimenti mi potrei definire libero dai condizionamenti, dalla rabbia, dai nervi che certe situazioni ti fanno venire a galla. È molto difficile, dovrei essere forse un asceta, ma dubito che anche quello sarebbe sufficiente”.










