venerdì, Settembre 18, 2026

Vendevano ducati d’oro falsi, bloccata dai carabinieri una banda di giovani pistoiesi

di Marzio Dolfi

LARCIANO – Sono stati bloccati in tre dai carabinieri di Larciano: tutti implicati a diverso titolo di truffa e ricettazione di monete d’oro (ducati austriaci del 19159) false.

Una minuziosa e prolungata attività di investigazione dei Carabinieri di Larciano, della Compagnia di Montecatini) aveva passato al setaccio alcune attività di “compro oro” tra la provincia di Pistoia e Firenze.

I componenti della ‘banda dei ducati’ sono tutti della provincia di Pistoia, giovani fra i 25 e i 30 anni. Due di loro sono stati sottoposti alla misura restrittiva degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre l’altro all’obbligo di dimora con la permanenza in casa dalle ore 19.00 alle ore 07.00.                            

I ducati d’oro (con l’effige dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria e sul retro lo scudo con le Aquile dell’impero Asburgico) sono ancora oggi prodotti dalla prestigiosa e storica zecca Austriaca “Munze Osterreich”.

I ducati sequestrati

I ducati negoziati dai tre indagati erano identici agli originali sia per diametro che per spessore e peso. Sottoposti alla verifica con la pietra di paragone le monete risultavano essere in oro 18 carati. Ma approfonditi accertamenti hanno invece evidenziato che in realtà erano in argento e solo ricoperti di una patina d’oro, realizzate proprio allo scopo di trarre in inganno gli acquirenti. La scelta di utilizzare l’argento è strettamente relazionata al suo peso specifico, in quanto è l’unico metallo che si avvicina a quello dell’oro. 

Una complessa indagine svolta dai Carabinieri di Larciano ha consentito di rinvenire le monete taroccate e uno smartphone Samsung rubato in Veneto. Individuati anche i conti correnti da cui transitavano i proventi illeciti.

La banda aveva messo in piedi un ingranaggio consolidato con una precisa assegnazione dei ruoli, in grado di portare loro apprezzabili profitti. Il promotore e organizzatore della banda era anche colui che riceveva direttamente i soldi che derivavano dalle truffe. Il circolo si chiudeva poi con prelievi di contante per far perdere la tracciabilità del danaro.   

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