di Susanna Daniele
PISTOIA – Platea piena al Teatro Bolognini sabato 27 gennaio per la lettura scenica su “Etty Hillesum. Memorie di un cuore pensante” che ha visto sul palco l’attrice Sonia Bergamasco e la scrittrice Elisabetta Rasy.
L’incontro a due voci è stato proposto in prima nazionale per la rassegna “Le parole di Hurbinek”.

La lettura di brani dal diario di Etty e la narrazione della biografia e dell’opera dell’ebrea olandese morta ad Aushwitz si sono intrecciate dando forma e consistenza al ritratto di una figura di donna e scrittrice esemplare, simbolo della resistenza spirituale di fronte al Male. Elisabetta Rasy ha proposto un raffronto con altre figure di donne che hanno vissuto nello stesso terribile periodo storico: Edith Stein, Simone Weil, Hannah Arendt.
“Nell’avvicinarmi alla scrittura di Etty Hillesum mi ha colpito l’indagine su sé stessa, sui rapporti umani e il mondo che la circonda. Lo fa con un’acutezza e una limpidezza sconvolgenti, da grande scrittrice, pur non avendo consapevolezza di esserlo, dal momento che di lei ci sono rimasti scritti intimi, le lettere e il diario. La sua scrittura diventa una forma di libertà interiore. Ha saputo guardare la realità che la circondava con un’acutezza e una capacità di analisi esemplari. La sua visione della realtà mi colpisce tanto più oggi che viviamo in un momento di guerra”, spiega Sonia Bergamasco in un’intervista rilasciata poco prima dell’inizio della lettura scenica.
A chiusura, chiedo se l’esemplare comportamento di Etty Hillesum davanti alla distruzione del suo mondo e alla certezza della morte imminente può essere compreso oggi, a distanza di ottanta anni.
Bergamasco risponde “non so se può essere compreso. Ancora oggi si può parlare di guerra diffusa, le guerre continuano, la forza e la violenza prevalgono perché sono reazioni più facili, più primitive. Le testimonianze più luminose sono e saranno sempre quelle dei perdenti, ma ci indicano una via diversa di comprendere la realtà e guardare all’altro. Per questo motivo definirei Etty Hillesum eversiva: è stata testimone con gli scritti e con la propria vita che guardare all’altro, all’oppressore, senza cadere nella spirale dell’odio è possibile.”









