di Andrea Mori
PRATO – Alcune settimane fa la presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana, Maria Antonietta Gulino, ha messo in guardia rispetto alla situazione preoccupante circa quello che è il rapporto tra i giovani, i social media e gli smartphone: “Anche in Toscana sono migliaia ogni anno i ragazzi che soffrono di ansia da social e risultano iper-dipendenti dagli smartphone”.

Per approfondire un po’ la questione abbiamo intervistato la dottoressa Alice Calonaci, una psicologa che si occupa in particolare di disturbi d’ansia e depressione, oltre a insegnare in una scuola elementare nella provincia di Pistoia dove si incarica anche di progetti legati allo sportello di ascolto.
Dottoressa, tra i suoi giovani pazienti qual è la problematica che emerge più di frequente riguardo il loro utilizzo dei social?
Tra le ragazze tutto l’aspetto dei disturbi alimentari, e anche quando non si tratta di disturbi, comunque prestano un’attenzione selettiva rispetto all’alimentazione, al corpo. Lei comunque consideri che nell’arco degli ultimi anni i disturbi alimentari sono aumentati del 270%.
Come aiuta queste ragazze?
Tra i passaggi della terapia c’è un lavoro di consapevolezza rispetto al comprendere chi ci sia dietro i post condivisi su queste piattaforme, e cioè persone (o filtri) che nella vita fanno solo quello. E non è per niente facile fargli arrivare questo messaggio.
Anche per i maschi poi c’è una tendenza sempre maggiore a soffrire di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, e a percepire il corpo come una sorta di arma che consente di soddisfare il bisogno di riconoscimento e di accettazione. È quasi come se venisse meno tutto l’aspetto relazionale, quello cioè in cui viene coltivata una relazione, un’amicizia. E però non è possibile essere amico di una persona solo perché ho un bel fisico; ma essendo l’immagine del corpo più immediata, c’è un po’ di fatica da parte dell’adolescente a comprendere che le cose belle sono quelle che costano fatica.
Cosa pensa di di TikTok?
Che è il social di cui i ragazzi mi parlano più spesso. Qui, per esempio, una mia alunna mi ha raccontato di essersi imbattuta in un video legato all’alimentazione che finiva per degenerare e mostrare un’immagine in cui non c’era più il piatto col cibo carino, ma una in cui una ragazza un pochino troppo magra mangia una carota: quindi viene mostrato l’aspetto patologico. Sempre per restare su TikTok, c’è una cosa che molti non sanno.
Quale?
La piattaforma adesso usa quella che si chiama “Biometric Mirror”. Quando ci si iscrive al social questo fa una sorta di scanner del viso della persona, e sulla base di questo TikTok butta giù dei parametri ed un profilo psicologico: nota quanto sei calmo, quanto sei rilassato, fa un’ipotesi sul tuo stato mentale e se quindi puoi avere dei disturbi oppure no.
Se un genitore si accorge che il figlio o la figlia guarda contenuti problematici sui social, che deve fare?
Sicuramente, come per tutte le difficoltà e le fragilità che abbiamo nella vita, bisogna chiedere aiuto a chi ne sa di più, quindi una figura esperta come quella dello psicoterapeuta. Tuttavia il genitore si può muovere anche prima di arrivare ad aver bisogno di un professionista della salute mentale, può infatti rivolgersi ad un tecnico di computer e di cellulari per, banalmente, far installare un’applicazione che consente di verificare le chat o le app che il figlio scarica.
A che età un genitore dovrebbe consentire al figlio di possedere un proprio smartphone?
Io a mio figlio, che ha quasi 10 anni, non l’ho comprato nonostante lui ogni tanto me lo chieda perché ‘tizio ce l’ha, caio pure’. Io, quando arriva questa richiesta, do le mie spiegazioni: “Guarda tesoro, il cellulare ha tanti pericoli”. Gli ho sempre parlato tranquillamente dei molti pericoli che ci sono sul web. “Guarda amore, i genitori di quel bambino non erano a casa perché magari stavano lavorando, e quindi gli hanno dato un telefonino che in qualche modo gli facesse da babysitter. Purtroppo il bimbo ha finito per fare una di quelle sfide pericolose che si diffondono sui social (le challenge ndr.)”.
Come reagisce suo figlio quando gli dice queste cose?
Semplicemente ascolta e mi dice “ok mamma, va bene”. Però attenzione: lascio che guardi i risultati delle partite sul mio telefono, l’anno scorso poi gli abbiamo comprato la Playstation. Infatti il consiglio è quello di non lasciare il bambino con delle differenze importanti rispetto a ciò che lui ha e quello che i suoi compagni hanno, perché altrimenti al figlio crescerà il desiderio. Un’altra cosa che gli ho detto, visto che cerco anche di parlare di sessualità, è che spesso sui social media si può incappare in pedofili, e gli ho spiegato cosa sono i pedofili. Sempre riguardo al tema della sessualità, gli faccio poi leggere dei piccoli libri, edizioni Erickson, che sono chiaramente adatti alla sua età. C’è una metafora che ha utilizzato Maurizio Ferraris, un filosofo, che avrei piacere a condividere. L’avvento del web e di tutti i social network è paragonabile alla scoperta del fuoco nel Paleolitico dei nostri antenati. Sebbene le fiamme abbiano portato ai nostri antenati dei grandi vantaggi, queste comunque andavano controllate per evitare che qualcosa prendesse fuoco o che qualcuno si bruciasse.
Forse però i social sono più difficili da controllare rispetto al fuoco.
Oggi sì, assolutamente. Ma lei pensi cosa dovesse significare controllare le fiamme nel Paleolitico: non potevi chiamare i pompieri.
Le generazioni nate e cresciute senza i social media sono da considerarsi più fortunate?
Eh, questa è una bella domanda. Appena me l’ha fatta mi sono chiesta se sarei riuscita a laurearmi o a diplomarmi con tutte le distrazioni che portano. Comunque la risposta è sì, se s’intende che noi non eravamo sottoposti a questi continui stress test.



